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RELAZIONI

D" ALCUNI VIAGGI

Fatti in àhxrfe Parti della Tofcaiia,

far effervare le Prtiduàmi Naturali ,

e gli Autitbi Mmumeiiti di ejfa

DAL DOTTOR GIOVANNI TAR.GIONI TOZZETTl

MEDICO DBL COLLEGIO DI FlltKNZB

PROFESSOR PUBBLICO DI BOTTANICA

PllCFFTTO DELLA BIBLIOTECA PUB* UAGLIAhECIU

E SOCIO DELLE lOGIBTA* BOTTANlCA

E COLOMBARIA DI FIRENZI

V: ni-LLE ACCADEMIE IMPERIALE DE* CURIOII

DKLLA NATURA SD RTRUSCA DI CORTONA

TOMO SL^ I NT 0.

IN F l R r.NZ E MDCCLU. Nella s t a m v k r i a t m p f r i a i. f.

CfM LùfHsa da' Superiori .

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ALL' INCLITA ACCADEMIA ETRUSCA

DI CORTONA

LA Q.UALB INDEFESSAMENTE E CON TANTA SUA GLORIA

SI OCCUPA

IN TOGLIERE DALL'OBLIO

E METTERE IN LUMINOSA VISTA

GLI ANTICHI MONUMENTI PRINCIPALMENTE DELLA TOSCANA

QIO. TAROIONI TOZZBTTI

CONSAGRA IL PRESENTE VOLUME

COME ATTESTATO DI SUA OSSEQyiOSA

RICONOSCENZA

PER L' ONORE RICEVUTO

DI ESSERE AMMESSO TRA' DI LEI SOCJ

E COME SAGGIO DELLE PREMURE

DA LUI USATE

IN ILLUSTRARE LE ANTICHITÀ' FISICHE

DI ESSA TOSCANA.

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Héiee eadetn Argenti rivo* , Aertfq^ue Metallé Ofte/tdit vettis t atque Auro plurima flutcit .

VirgU. Geprg. Lib. I. v. 165.

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INDICE

DRGLI ARTICOLI CONTENUTI NBL PRESENTE VOLUME ^

NELLA CONTINUAZIONE DEL VIAGGIO DI MONTER0T0NDO«

istoria Caftiglhn Bff nardi. pag^ I

Miniera d^ Argento di Cn^mno. 4

Manna di Maremma. 9

MHa di Maremma. if

Viaggio da Mùnf erotonde at Saffo ^ itf

Iftona del Saffo di Maremma. 37

Allnme del Saffo. sf

Falle della Cernia ] t

IJloria della Leccia , e delle Ji$e tAcqne , 3 i

Ifioria di Ser azzano ^ })

ìfioria di Lnftignano. 34

Valle del Pavone. 3$

IJforia di Bruciano^ e di Caftelnnovo. 37

Viaggio da Cafielznovo a MontecafielH . 39

Ìoria di Sillano. 39

Oria di S. Dalmazio. 41

Oria di Monte Cajhlli. 4%

Maiera d" Argento di MontetafielK ^ 47

Viaggio da MontecaftelH a Cafote. 4*

Ifo^ia di Cafhle 4S

Votia di Colle ^ SS

Cronici della Terra di Colle ogg^ Qnì. sS

tartaro dell' Elfa . !•}

hgno di S. Marziale. 107

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4<ll3»(vin)4j|5»

suro di COH0. . , 115

Kotìzii trtjioria Naturati dilTirrimlo 5/

GimigfKfnOé 117

I fi ori a di Pogglbofifl . pag. lai

Viaggia da Poggibonfi a C a fila fio ^ ad 1 porla

dfila Valdeifa. t^%

Rifìefiiof$i (opra all' Agliata dilli Collim . 1 67

tjfffria delia Val di Prja. i($9

ISTORIA DELLA GUERRA DI SEMIFON- TH SCRITTA DA MliSSrsR PACE DA CERTALDO. 177

DISCÓRSO SOPRA LO STATO ANTICO E MODERNO DEL VALnARNO DI SOPRA 171

NELLA RELAZIONE hVL VIAGOtO FAITO PER IL y ALI) ARNO ni SOPRA.

Viaggio da l'innze a ftrjìni, 349

Viaggio da Pigline a Monfhjflio . 0o

OJJervazi otti fatte a MuiìJogtìOp 364

Alo feti di La ter ina. j65

Viàggio da Monfoglio a CatroJJo» ;Ò8

Ojjirvazioni fatte a Catroffo . }74

Óuirvazioni fatti in Cartona . ) 76

ytaggio da Cortona a Moni* Ulivito 3 7p

Offirvazioni fatte intorno Cortona» )è}

OJJervazioni fatti nelC Anfiteatro d* Arezzo 9 )84 OJJervazioni fotte Jopr' ali Aciduli di Monzionié 486

Viaggio da Anp^o a Livam 197

OJfervazioni fatti a Livat/i 0 390

Dercri/.iune (li Cortona t e fuo Contado. 40%

DISCORSO SOPRA V UTILITÀ' CHE SI PUÒ' SPERARE 'VALLE MINIERE UELLA TO^^ tCANA. 4n

CON-

CONTINUAZIONE DELLA RELAZIONE .

DEL VIAGGIO

FATTO DAI BOTTOR

GIOVANNI TARGIONI TOZZF.TTI

HtU4 Primttirt itir Atm MOCCXLV.

A MQNTB ROTONDO.

JfinU a C«fiìgÌion BerMrdi,

I Rb Manttlfo e il Lago dell' EdìfitU , defcr* a e joj. e ji?. del Tomo IV. I la RiBntonnafa uno rcofcefu rilalto co* nico tUHO vcdìto (li folca ed nltiflìmA I maschìi di Cerri . detto il MMte di Càfiigiione . In cima di efTo fcnopre anche da lon- Utio un gran Cafalo»*, fecondo ref^reifìonc folita dei Maremmani vile a dire le rovine d' una gran- diofi Rocca I 1 csì avinii motto alti l'opra a ter- tat fanno xonorccre che ella era una fabbrica dei tempi di mezzo ifTai vulla . fòrte, e d'una ftruitura dirpendiofa. falda. Fila è rovinata da (rrnn rem- ^ t poiché vi fono nnti dentro dei Cerri l'mifurati , I quali verifiniilmcnte hanno addulTo più di due le* Tom, V, A co\\ .

S ISTORIA

coli « Frerentemcntt non ha tltr^ro , fcnnonchii di fervire d* albergo a un numero prodigiofo di Ca/om- kacci » dei quali ne veddi fare una eoptoiiflima cac- eia Quelli Uccelli fono della clalTe dei C^hmhi m% falvatichi » e fi adatta loro il nome generico Palum^ bus > ma non corritponììonu efattamente alle deferì^ ciunì che ne danno gli Scrittori à'Omhohfh. Ne fono in Maremma due fpecìe i che una più grofla detta propriamente Cùhmbacch % l' altra piA piccola detta Pahmbflh^

Appunto dentro al recinto di quelle rovine fct- turtfce una copiufa e perenne polla d' acoua ottima % la quale fkcendofi (IraJa per un^anguita valle o foHa detta il Aa/re Raoia »che reda tra il mon« te di CdJfìgliQnt t e Monteiro , fcola nel R^ ficca vi'- cino alla Snccah dtW Allumiera ^ QueRa polla» uni- tamente air eminenza e ripidezza del monte » fura- no le ragioni per le quali fu prefcelto quello (ito per fabbricarvi la Rocca nei tempi di mezzo » nei quali certamente ella era ìnefpvìgnabltè* Di (fi dei tempi di mezzo , poiché la fabbrica ppn dimoftra roaffgiore antichità t ed il nome di Céftigtìwf » cioi CafitUh I derivato da Cafttllum diminuti vk> Céifimm^ in fignifìcato di luogo murato, è dei halli tempii

Il fuo vero nome nelle antiche Carte è QafitHht o Cnftiglhnf RnHàfS% perchè veriiimilmente fu fatto fabbricare da un tal Btrnarà$. Quello nome Bnnantù è originalmente oltramontano» e ci fìi congetturare » che Btrmirdé fondatore di Caftìfliont folle un Signore di qualche famiglia Longobarda ^ o Franca , alla quale folFe toccato in Feudo nobile quello terreno, e che egli fabbricafle quella Rocca

Ser fua abitazione edifela-, e per invigilare nel me* eiimo tempo ai fuoi terreni Cereamente io credo cht gli uomini d* allora penfaflero preflb a poco co»

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DI CASTIOLIONT BIRNAIIDI. 3

nt noi vale t dire eredo che un Signore t il quale aveva cantò denaro da poter fabbricare quella Roc- cat non avrà voifuco abitare inmeazo ad un'orrido t malfano deferto , come è di prelente tutto quel paefe; ma credo bene che ci avrà avute o fatte d* intorno delle valle coltivazioni» e che ci avrà tcna« ti dei beftiami per follentameneu iuo, e della Tua famiglia

Quindi fi può concludere fenza timore d* errare, che dove ora fono bofchi impenetrabili » fofTero una volta Campi da Sementa» Vignj, ed Uliveti, e che qoefti terreni recafTerq al pofleffore alTat maggior fratto » che.nun rendono prelentemente ridotti Bandi- ta della Comunica di Monttrotondo . Non reda efclufa la mia congettura dal non fi trovare prcieiìtemente i vefligi delle Cafe da Lavoratori» poicIiÈ nei tempi di mezzo non fi coftumava coti comunemente , come og<* gidìt (partire i terreni in piccole tenute t e fabbrica- re te Cafe dei Lavoratori fparfe per la Campagna , e comode ai terreni » ma i Lavoratori » i quali ernno nel medefimo tempo fudditi t anzi fchmti dei Nobili di Campagna abitavano nella Rocca , fotto agli oc« chi del Padrone» e in cafo bifogno prendevano le armi» ed erano la truppa ed il prefidio della Rocca Ho intelb dire che in alcune parti della Germania fi mantenga qucflo antico ufo» di obbliga- re i Contadini ad abitare dentro ai Camelli » e ciò non più per il fine di prefidiare i Camelli , ma per tenerli più oflervanti delle leggi fotto agli occhi degr Juldicenti ; Ho motivo di credere che Dn- nardo fondatore» o padrone di quello CaftìgUone^ fofic un Signore della Nobiliflima Famiglia Gberaf^ defcàf i ài cui difcenclenti però non gli trovo no- minato Collii t ma Colamente Nobiles , La più antica memoria che io abbia incontrata di Caftiglion Ber*

. A a nardi ,

4 ItrORIA DI CASTIQLIOK BIRKAHDt t )

^W/y e delPanno 1158. in un Diploma pubbUcuci dal Signor Muréim * . confìirvd neir Archivio dia * Volterra un Iftrumento di re«tolamento di confini ^ ftipulato tra U Comune di Vmitrr4% « i Nobili Jk CaftÌ£lìo9ie fiotto )o. Aprile t})'* Ind. 6% nel qua» le fi dice : Ga^Jus MiUs olim Nerii et UM^hq ( dt( Nobili di l^yhiéHO in Kit/ di Ctrìné ) ò" NiioléB^ cinedi F^rtis ile Fortibns de VnUtrris , Arbìtri eittìi 0 Ser FaPtHe S0t4rio Qf/ie de Vulterris % SlmKti C^mm. de rpltertis ^ Sind^tiàri^ nmtne % ^ 0 0J#- dé€d^ otim Cenniss hfictb^lutdéPtUid^ lM9igbdttlh% if Ingberdmo frétrib^s & filiis oiim DKi lìini » ^ tìb Ugone PP4>ìn , <y é Bernardino Cimii pré fi % & Ciérdino eins fratre { prò quo de reto promifii \ Nobilibns de Céfiiglione Bernardi ^-^^m fifTano i con« (ini &c. Nel K}{(. Cdrh IV. con flio Dipbmn conferma alla Chiefa Volterrnnn% traile altre cofei medieueem CaJUlio^nis "Bemnrdi .In quelVi contorni doveva edere nel ittft. iti% che Cnfirnm C^miée ^,0 nel vicinato i luoghi così efpreiTi in un Diploma pubblicato dal Fiortn-^ rì^i^i cioè ìcrrat pofii4$ C^fietioni ^ prope fikte^^ minio Cornino t nbi didtnr Cdfak l^pi Monietioni% Comitain Popntonitnfe^ Mi (ovviene d^aver letta in Cartapecore riguardanti quelli pae(i Céfklnppi^ nomo yeririmitmente corrot^> dt C^i^fe hapi s

Miniera d^Argenio di C0gn4no ^

T A . fama d* una Miniera à^ Argento » che antlci>> *^ mente era a Cngndno m* invogliò di portarmi colà, abbonchè io giornata tempwofiOitiia Refte

Cugné'^

(0 Ant.i). ìtil M. Ac. 117^. (0 Trond Aoo. f\t 97. (1) OrlcQdi Ortx SdC« Oc l^reph. (4) Mefnori^ di MtteMJA p^g. rtf. u voi» }. pjig. 107 1. tix»

MiKiffftA D* AntSINTO DI CUttKAKO* |

CVif IIM0 alla falda d^ una ddorta moncddna i pofta a Levante di M^ntff9ion^% i ttiramata da quella PruMt II viaggio fu diraftruttflimo » (eendetulo fem- pr« per bofcKl orrididlmli atcraverfando botri pre- «ipiro^ I O&haa veftìglo alcuno di ftrada i o Ibpra a valli URrichl di diacelo

La pendice del monte di MonftrùHn(Ì9 » per la qua\t lo fcendeva I era I mal nun mi ricordo, compolhk di Aloni A^Alhrfft per lo più di color cenertno, con del mefcugllo di <hifftro » t di SaJ^ C$ri$$, ÌXAtètrffi ò altre») la pendice del monte» the refta dietro a (ugnano . vi fono Aloni gran* diilim}. ma talmente ondoti e tortuoA i che non Mi riuicì poterne notare una regolare Inclinaxione. I nomi delle pendici per le quali padai » fono P^jf « ih lyìfìnH i indi Pojffih Pfmìno i a mano finittra dei quale refta la y^ith éfi" Pali \ dipoi glunfl a CrjfMNe I dietro al quale refta una punta di pog- ]tio detta Jì4iiréUllin4

C0f 99091$ h un* antica Rocca I full* andare ìH ouella di OnfHjftifmti ancor* ella rovinata i ma di faborlca t(M forte I Htxm^ fopra d* un rlfalto di monte t che refta in fondo delia valle comprefa traHe due de* fcrltto montao^ne Qucfto rìfalro o branca di monte è afl'ai fpaciofa t compoftn di pietre diverte dal rc^ fldnto della montagna i cioè non d* Albntji^ , ma d* una certa pietra dura , di natura ptuttofto di Phir^ fmt % Quivi fono ftato ffttte in antico co- pio(i(Rme efcavai^lpni i per tirarne fuori qualche ve- na inecallka i e vi* è ft(ito lavorato a cava aperta » ed a poi^Rl 0 cunicoli. I veftigi della vafta cavi^ iperta fono viciNl al Caftcllo, e nel d* Intorno ti vedono molti monrlcdli di fterro . La cava è ftatu ftn«ir.ì da gran tempo i ed ò ftata dipoi rinterrata ^ a trdifìgurata talmente dalle pitdgge i e dagli albt^vl

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6 M1N1I»AD*AIIUINT0

che per entro vi fono nati t che fenu la tfadlxio* ne popoUre ^ non fi faprebbe che ella vi fofFe (ta« ta*f ma efaminaiKlola attentamente t fi conofce che quella gran buca teatrale nel monte , non è natu- rale, ma fatta per mano d'uomini. Poco più II dellfl cava » fi vedono fparfi per la montagna circi a ao. pozzi o cunicoli « t quali vanno difendendoli quafi in una linea da Mezzogiorno a Tramontana # dalle rovine del Coftello fino al B0tro di Bioni ^ che ffllc al Campo a' Frati .

Quale metallo ci fi fcavaile noi fo i la fama è cht £qì\i^ Argento . La faccia del luogo è talmente alte- rata per il terreno calatovi dall olto» ed i cunicoli fono talmente rinterrati » che non mi riufcì poter trovare indizio alcuno di Vena Metallica t folamente in certi (lerri vicino alla cava grande ^ trovai de* falli con incroftature di ytrth ^9 druleo Montafio $fì» mlle a (jue lo di Maffa defcr. a e. t )o« del III* Nel bafio fotto alle rovine del Cafiellu » e vicino al Botro o Torrente che rada in fondo della valle •(! ravvifano le rovine de* Forni i fatti anticamente per fondervi il metallo; e nel dintorno fono due gran- di piazze di Loppe ^ o fchiume metalliche rigetta* te doppo alla fufione. Qaefti due fcaiichi dA Loppi fi ritrovano con facilitai perchè fono intietamence nudi I e fenza un filo d*frbaf dovecchè il terreno adiacente è grafiifiimo ,• pieno di rigogliofiflime pjnii« ce.Coflumano quei à\ Monterotondo di fare delle fé* ' mente ne* contorni del Cafteno ficcome una gran

f Porzione di quefie Loppe refla ricoperta da un fuo- 0 di terra buona, accade che femmando dove Toc* to fono le Loppe , che chiamino Terra Salemme » tt Grano vi nnfce, ma fi fecca d* Aprile, lo raccolfi alcune quede Loppe ^ le qu^U mi fembrano fimi* lifiime a qotUe di Montieri defcr. a e. J4i del T. III#

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DICVONANO. 7

Oli poco minori di volume, ma nfUii pefìinti» e tin* te ancor* c(Ct di Verderame . Perciò io dubito > che It mioiera di qaefto luogo fofle Argento mefcolato eoa Rémft limile a oaella dello Zntftlh delcr. a e. io8. delT«IV» ma che gli antichi ne cavaiTero fo« Itmente V Argint9 » negligendo il Rame » e neppurt ftpefrero ricapitile tutto I* ^r/#ji^a che vi era ,001* che eflTe Loppe fono pefantiflime » e piene di fu(tan« sa meullica ' . A mano (iniftra» in luogo detto Ki- M ^ cioè Xi# h»h ^ al Canalino verfo il piano del Caftello rovinato . e verfo pli fcarichi delle lo^^ 1 fono ftatl trovati de* condotti di Piombo « i quali ve* rifimilmente portavano l* acqua di qualche fonte agli ediita) delle Miniere I per fare le lavande e decanta* tioni della vena polveriasata» Le acquo che fcola» no in qaefta valle » danno origine al fiume Milia de« fcr. a e 151. del T. IH»

Cngnnno nel t aai* era Signoria d* un ramo de* Conci Aliobréndifihi % ed efli verifìmilmence facevano fca- vare V Argento a loro conto. Uno di e(Ii per nome Ftte^ figlio dMj(^/<>rJ , fotto di ii. Settembre ia6t.donò al Comune di Sienn la metà della Mmiera d* Argento di Cugnéno » per Rogito di Ser Bonaventura di Silvejlro » e Plttrumento è regìftrato a e. 719. del Kaleffo dell^ Ajfknia^ efiftente nel pubblico Archivio delle Rifor- roagioni di Siena tp^r notizia comunicata dal Sij;nor Cancelliere Anton Bernardino Fancelli . Che cola fe« gttiflTe delP altra metà di Miniera noi foi ma veri(i« milmente» entrato che fu un Pefce groflo a compe* tenaa con un piccolo , le cole andarono male 1 e i .difaftri» e le variazioni che ioiFerle la Repubblica Senefe in quei tempi, non te permelTcro d*eiFetua^

A4 re

(1) V. quanto notkì r c ff* d«I (1) Tommtfi Ift. di Sleni lib. 4- T. HI, parlando ddte Loppe a car. tu* ddU Miniera di 'Montieri ,

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9 MIHIIRA V' AMtMTO DI Ct/QNANO*

re il difegno di fflf'Ufo di qurtle Miniere »conMpÌ« to fin di quando procurò di mettervi le mani * colli fopraccitdtflfldonftzione o compra Così fecero la me" defima Re;)ubblica di Shna » quella di t^ol terra , quel* la di M/iffa , ed i v efcovi di Volterra ^ della Minieri di Montieri » come a Tuo luo^o narrai ^ e ne feMl che una di quefte Potenze guaftava i difegni dell aU era 9 e nefluna ebbe tanta quiete , e canta fofxa di profittare detr utile de'l^ Miniera» e il pregiadtiiO fu per r unif erfale dcHa Tofcana ^ ma quefto è il fato delle Miniere che fono in piccole mani*

Manna di Maremma .

l^El giro di quefto giorno mi venne ofTervata noi ^ cofa dt grand* utile per la Tofcana » ma che mi

Siunre intieramente nuova . Incontrai adunque gran« i/fìmi bofchi di fo'i Frafflnt ^tà Orni ^ ohe nel pae* fi chiamano Avornelli » e notai che a tutti i pe« dali quefli alberi «a una medeiima altezza eri ftt« ca intaccata * e levata via una certa porzione di fcor* za Io credei da primo t che quefto fofte un diver« timento di qualche paftoreli'>«ma vedendo che tutti quanti gì* innumerabiii Fraffinì di queftì bofchi ere* no così intaccati » ne domandai la ragione alle mie Guide pratichtftime del piefe $ e feppi da loro, che quelte ferite cutanee fi tacevano tìt Fraffini ^iftt ou tenere la Manna i la fera poi in Monterotondo m*in« formai di tutta la manifattura » della quale eccofie il ragguaglio

Si crede comunemente che la Manna fi raccolga folamente in Calabria, e alla Totfa , e al'a Badia di F'trfa, anziché nel ricettare» fi preferi ve Manna di Calabria) efipurc di quefta in Tofcana ne capita pò* ca o punta » peichè fi fmercii nel Regno di Napoli 9

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MANNA DI MARiMMAt f

iVtnnUiedin Levine» ; queliti liellc MurtmmoRo» MQt fi rpande nello Sento di Roma i e per via di Civita Vecchia fi porta in Francia i ficchè b Mm- m delle noti re Maremme è qa^fi la fola iche fi ufi er le medicine in Tofcana La ricolta mangtore fi I ne* Comuni di Oavùirr^nù » di Tfiii » di C^lonns ^ di MmniéM, e d'altri vicini Caftelli della Marem^ ma bafl^i > i Bencftanti di quei luoghi fanno a loro fpe(b queftMmprelai e ne ricnvano un fuflicientt guadagno . Principiano it lavoro di Giugno i e lo ter- minano comunemente a tutt* Agofio » ma quando lo ftagìoni vanno afciuttcì feguitano fino alla oictft d* Ottobre Intaccano adunque di Giugno i fufti degli AvwrwfM ( col qual nomo comprendono promifcua- mente i Frs^ni , e gli Orni ) vale a dire con un Segolo ,o fimile ifirumentOi levano per la parte bat- tuta dal Sole una tfoglia della fcorsa degli AvormUi » Ìroifìi regolarmente quanto una moneta di dieci Pao« ^ ed amma quanto duo di quefte monete pofie una accanto air altra per lo lungo Gli alberi d* Avor^ tt^tfech^ io veddi» erano tutti rimondi » d* una grof* feua unitbrme« ficchò II pedale di ciafcheduno fi farebbe potato clgncro con ambe le mani; e ficco* iì>e non ve ne oncrvni de* molto più grofii » dubito che quando fono arrivati ad una cerca cth , non fie- no coli buoni per far M^nna^ e che colVumino di tagliargli traile due terre» e rilevare 1 polloni. In quelli pedali oflervaiiChe la corteccia non era» co* me ne* teneri polloni e ramitdìAtnta chiaramente in cuticola» e libro o cute colle lue fibre legnoie « t con gli otrlcini i e co* vafi fucciferì ( v, Raii Hifi» Plant* T. 1. 6 ) ma era comnoila di quefie parti im* medefimate « per dir cosi » ea era grolla quanto dut monete di dieci Paoli , di (o(VanXii quafi (^ranellofa t pallida t fotto ad efla imQ\cJiacattiente fta il lesino

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IO II A N K A

bitnciftro In qaeftt cor ;i fi la feriti , pltk o Sileno fuperficiile t Tenzi >o ..rivire il legno; ^ ^ di* canili che reftano tagiiiti in quefti fericitcrifu*' ' di un certo liquido trarparcnte alquanto gluctnofo e ' fdolcignato # la parte pm ac luofa e fottile del qaale , ' tr 1 attiviti del Sole caldifumo in quei luoghi i^fa* i»e lafcia la più denfa e crafla , accagliata in formi ' di cerume» odi gomma bianca aflbdataio fondo del* ^ h piigi f i foggii de' colaticci della cera ne* Torcer* * ti » e quefta e la Mmhm . Coftumano i Maremmanr ' d* infiltare in ouefti colaticci di Manna de* fufcellecti i ' de* culmi di Gramigna 9 fu i quali feguiu a colare ^ li Maaaa non finita di condenfarfi 1 e ben prette ^ gli ri vefte e fll* imprigiona, piff ndo così forma di ^ cilindro » e aUora fi chiama Manna in canmlli p chf ^ è la più accreditata « e quando in termine farmi» *' ceutico fi dice neita Jajufti , s' intende che fieno' < kvari quefti fufcelletti . L* altra Manna che cola gift ^

Str il locio fufto dell* Avorneth » e per la forte del * ole fi condenfa in granelletti o (gonfjt fi chiami ^ Manna in lagrima . Abbenchè quefte due qualità di i Manna fieno della medefima natura» e non difieri* ^1 fcano tnbontlk » tuttavia vien fempre preferita queU ^1 h in cannelli , perchè meglio fi conferva 9 ed è plft ii pulita Una feriu feguita a gettar Manna regolarmen* ^ te per dodici giorni » ma alcune feguiuno per più ^ t elcre per meno» e cid forfè fecondo la varia ei^ k dell* albero» e fecondo la maggiore o minore prò* i fondita della feriM » poiché , a mio credere » imporle M nolcoil tagliare quei canali appunto »peri quali fcor* A re quel ul liquido i ma per amcurarii di ciò »e pe( :ji ftabilire un metodo più ficuro » e più fruttuofo À ^ quefte ttli iocifioni » farebbe di meftieri trovarfi ufi I luogo nella ftigione della ricolta La feriu quando t= hi gecuto per alquanti giorni la Manna 9 fi rincac* h

na j

DlMAftBMIlA* Il

rA e cicairizsi fponttneamente » ficchè bifogna ia* taccAre altrove la fcorza » e ciò fi fa fino in dieci volte t e fi dice Hàrt tanti colpi . Non fempre pof« fono dare i colpi dalla parte battuta dal Mesaogior* DO» ma ne* gran caldi gli danno dalla parte cha gaarda Levante Gli Operar) deftinati a quefta ri* colta , abitano perlopiù in capanne dentro a* bofchi d* Avormeili t con grave pericolo della loro fanitè» è cagione deli* aria pelHfera delle borcaglie . Alcuni la aaattina » altri la fera fanno la vifita di tutti gli Avorm miti intaccati e con un cultello rafcbiano e (tacca* ao tutta la Ma^na , che fino a queir ora vi fi è ac* cagliata» lafciandola caliere dentro ad una caneftra che portano legata a cintola» il giorno doppo la fi* Rifcono d^afciugare al SolCt e poi la ripongono io tafle . Molta ne gocciola fino in terra » e cade ap*

Sh degli Avornelli » ma coftumano di mettervi fotta {Ile laftre con fopra delle foglie per ricuperarla Gli Scrittori di Materia Medicinale hanno detto molte cofe della Mannaie fono ftati di diverfo fen* cimento circa alla di lei natura. Quefta noftra cer- tamente altro non è che un liquido , il quale nata- ralmente fcurre per certi canali della corteccia de- gli AvorntUi i ftravafato da efli cignali troncati ed accagliato o condenfato per il calore del Sole ; pec ciò U Manna delle noftre Maremme f delle Pontifi* eie » e di Calabria » è un puro dono degli Avormlti » non gii materia depoHtata dall' ammosfera fu gli Av$r* nelli Non tutti i giorni dell* Eftate gli AvorntUi fo* no in grado di dare una uguale , ed ugualmente buo* na porzione di Manna ^ per quanto dicono i prati* chi; ma le precife differenze» e le vere ragioni del- le differenze del provento della Manna » non le ho Stuee avverare > e richiedono l* occhio d* un Filo- so • Solamente ho faputo di certo i che in giornate

li II A iti N A

plovofìi noti fi riccdiU» Mmmé % perchè etis cob tutti liquidi i pie d«lr ilbero i e non fi può icci gliire I e ouefto l* intendo \ mi un fimile dififtro ft

>[ue per gV Imprtrar) inche qutindo regna Sdloct^ enti pio^^^ In tifi giornite benché d^ un cil do iffannotimmo i non fi raccoglie neppure un gri no di Mémué^ perchè elli coli in grin copu tutt liquidi in forma d* acqui « lungo U pedale dell* albe ro I ed è imponibile U condenfìirla < Perciò quandi neir Eftite predomini la cofticuiione Auftriie i e eh* nelle Maremme rej^nano eteme Sciloccate » .la ricd ti detli Mmm Vi in precipiiio Quefto è un (ici< indubitato I il quale ci può dare ffran lume per in tendere i come certe comtutiouì a aria poflano dan negffiare i firutti della terra , col troppo alterare 1 conitftenta de* liquidi delle piante ^ e (concertare l toro nutritionei e fruttificaitone Potiamo ikrei

Suindi prender lume per capacitarci i come certe co Uutioni diaria pt>flano alterare la fanitè degli Ani malli e particolarmente dell* Uomo il quale in al cune coTe è fottopofto ille medetìme leggi che I Piinte Se nelle Maremme vi fodero Filolofi , fi trebbe mifurare la Quantità del liquido , che trecol in un dito tempo dalle arterie corticati troncate dcg AvùititHlì. Anderebbe anche provato uelle Coftitu tlont Auftrali » a raccogliere con vafi adattati ( com fènno del liauido AtWeBeiult negli Svixaert )la Mm che coli in gran copia in ifbrma d* acqua , poicb io congetturo » che tal* acqua avrebbe un ufo in Me diclni I non inferiore i quello delta At0t$9$é accaglia ti i fona di Sole i perchè oltre ai Sali fifii » riterrcb be anche i VoIaiHi » e fi potrebbe confervare in quel li guifiiche i Tedefchi conferveno V A(éi$é ii fii tnh . Certamente il Fm^wo è un* albero icne ha mol te virtù mediaioali i e in quefto propofito fi può vi

dcre

I

DXMAREMMA. 1}

dere Rati Hifl. Plani. T. 1. 170). Muppi Hift. PUnf. Alfat. III. Sàmuilh Udilii objerv. ili nju tAquà§ tigni Fraxini in Affis Acad. Nat. Cnr. A. 1687. Ohf. 26. à 6d. A. 1699* Obf. I2«. àt Io. Giorgii Sommari de ufn Olà Ugni Fraxini pit defanjam f arati Ibid. A. i68), Obf 178.

Oltre alle piogge e alfe Sciloccate » fanno un gran* didimo danno alla noolra della Manna It Peccbif. Qaefte concorrono a foltiflimi nuvoli . ne* bofchi d* Avornaili , e fi divorano in un momento la Manna » e guai quando vi fi addnnno. In tal calo i i>overii Maremmani Cono alla dirperaxiono » m per difendtrfi dalle Pfcchii % non hanno altro rimedio » fennon quan« do le Piicbie i! radunano fur^ un* albero ^ 0 fanno la palla, andarvi fottq con un tegame pieno di Zolfo accefo , ed accomodato fur* una. pertica » ed ammas* urie con quella efalazione per loro venefica # Vero è però che ve ne fono tante i e ce ne vengono ogni

![iorno. tanto di nuovo» che troppo ci vuole per di« enderfi ^ Il dolce iVgo del Prafftno non attira fola* mente le Piccbii , ma Ciò. Criftofoi/*o Magnino ' rac- conta t che a Pavia un Frafftno , il quale trafudava Manna » attirò tante Cantcnlli , che col loro feto* re impeftarono l'aria . Ancor* io ho veduto nel Giar- dino de* Semplici di Fifa un Fraffino tutto pieno di Cantitilli ^\n quali in brevifllmo tempo lo bruoaro* no tutto» ed il fimile dicono accadere negli AvorncU li p che fono fparfi per le Macchie di Pila. Altresì Criftoff a Viga ^ dice , che ai Frajffini di Calabria con» corre una quantìth grandifiima iì\ Zanzara .

Lo fmercio srande » che fa V Italia della fu* Manna p non è folamente per Tufo della Medicina ma moltifiima ne è portata in aranciai d4)ve fervo

per

(0 Ewrcit. do Mnnna wp- t.fn (i) Llb. a. de Arte Cur. Scft. Atì* Acad» Nat. Cur. A. 1, oi« 13. cap ti-

14 MANNA

ptr dart II lufteo panni » ed ho intefo dire chi M CAvano un olio» o dipoi vi mtttono in bagno i panni

Intorno alla natura » o air ufo medicinale delia Mémm^ (i può vedere f|uanto ha notato il Dotto Medico Ftkengo HofmÉM^ nella foa Diirorcaaiune i^ tht* ha per titulo t De Mmim i timjqut prmfiémij/i^ me #e mtéitiné «/in. Urea poi alla maniera di raccogliere la Méimé^ non ho veduto alcuno che mei^lio ne dlfcorra di P^a/e B^i^nt i neir OlTervii^ •Ione XIV. del fuo Muft9 di Fifiié, t d" Bfpttitw^ se a 70» Da elfo i io a utilità de* miei compA« trlottì I ricaverò quanto ho notato didiverfo dalme^ Codo ufato nelle noftre Maremme % afilnchi fi pofl)^ •pnlicare a migliorare i e moltiplicare la raccolti^ della nuftra $/i4mm%

' Tre rpecie di MMm Tono in (lima predo t C4« hheJSì due fcaiurllcono fpontaneamente ^ «ioè li^

5 rima detti Mumh Mi Cer^a » e la feconda Miuim Wa4#r//« , o di /^/M » la tema (t ottiene per ar» liftttio umaftOi e (t chiama iSMumm fàtUé$($% Ut 4fMei< di Cer|le è la più rara» attefa. la picciole «uantitè che le ne cava t eia è un Togo il quale (caturilce fpontanel mente dalle minute crepature^ td anche dalle punture fatte dagt* Infetti » nei pollo» ni e rami di fcor^a tenera d^gVOrni o F^éfiiii coltivati I e (t conilenfa in capo a dodici ore In circa in gulfìi di lagrima i o di Gomma bianchifllma % della grofletM di Granelli di Miglio ^ o de* femi di Canapa t Contadini per raccogliere quella Mtm^ M di Ctfrpoi falcndo con fenile intorno intorno alle ramidcdaioni dell* albero i addoprano un piccolo ftcc* co I 0 levtnetto a modo di Cultello i o Spadicciuola i che tenj^ono nella mano delira i e vallatolo prima fo"^ prA alla lingua per umettarlo colla (ali va» vanno con,

filò

DI MAiBMMA* 1}

fAb mdtm la faporficle dol ramo giovine» che è cempeftata di quei granelli di MéHM e ripongono effi granelli in un piccolo vafetco di terra che cen* goiio «dartato» e legato al polio della mano (ini* ftrm* t quefta operaaione fi fa di buon mactino> aventi che 1 reggi del Sole percuotano Inalbero.

Le AfMM #1 FùglU% o Méinnà Fornai f Nei ^ è ottolle che da per le ftefla tratuda , e fi accaglia (opre elle fi>gUe deirOreo falvatico» ed è credute di miglior condizione che la OiMwa Forzata , e fi raccoglie nella medetima ftagione che le altre Tpe» eie di Manna ^t avanti che efca fuori il Sole» colle medeiime Spaditeiuole di legno » e col medefimo me- todo che hMmma élCorpp. li celebre Medico Da- nefe Tommafì Barfotho nell* Bplft. 54. della erniaria prime delle Tue MréUim defcrive la Manna di Fom flié di Calabria»* e dice che ella è della grandeiza» p delle iigure dtol Ced» e che la contraffanno col colere la Manna Fortain per un vaglio» affinchè

E rende la figura del Cece, e chiam^fi Bvagrrola. >tce altresì I che le Cicalr bucano 1 rametti teneri» e le foglie degl* Orni per fucciarne quel fugo dol- ce • il quale poi Otgulta a colare per quei bucolini » e forma la Manna ^ o di Corpo % o ai Foglia. Io però non fo fieno Cicali come le nollrall» le quali non credo potcfTcro fare fimll lavoro, ma piutrofto fieno Canitnllr » o Scarabei

Quefte due forte di Manna non f\ raccolgono da- gli Avornrlli della Tolfn » da quelli delle Dufìre Maremme s non credo gih » che 1 noflri Avopntlli non le producano» perchè il clima delle Maremme Tolcane fia molto meno caldo di quello della ('a- iabrla » ma credo beniì che i noftri Maremmani , ef« Tendo tanti pochi di numero «non potrano accemW- re a quelle minuzie » ed a cagione deir aria pelli- fera

tS MAMMA

fem dol boTchi, procurino di fare più prefto chi podbnu a raccogliere la Manna fortsfa , fenaa pur* dcr tempo a fadre fu gU AvurnfUi per raccoglitft qaella ili Cwp9 % e oaeUa di FQglin . Ciò fi paO fiiif Impunemente in Calabria , dove il terreno h fpar* Ciro a poderi dove gli Av^rntUi fono comodi «llt Cafet dove lo ftar molto temici fuori al Sole ion reca pregiudii;jo alla falute , ficchè i Contadini ftAp sa loro grave difaftro poflbnu attendere a quefta f Iprefa Nelle noftre Maremme dove fono fcarfiilU mi gli Operar) i dove bifugna ben PAg^rgU . 4iPi cornerebbe il conto a far quella tedioTa ricerca^ «la per qualche fine d volefTe farla , fono pwe Aiafo, che vi farebbero benifllmo la Manna HiQw^ M I e la Manna éi F9glia . Non fo però vi fb& le loro uno fmercio vautaggiofot poiché inqnm» CQ ale virtù Medicinali io penlucht vi corra poeQ tra queftt due fpecie % e la Manna furuata^ in qneU li gttilai che i Balfami^ le ttffina^ e le Qnmma fono ugualmente huone i fcaturifcono dalle crt* pature fponranee delle corteccie degli Alberi» § da le intaccature fattevi dagU oonuni con qualche iftrumentot La Manna e Tempre unmedeiimo e ^, cerminato fugo» che fcorre per certi particolari^ canali , dirò co») linfatici della corteccia del À^^ /»« , e che egualmente geme » quei tali ctmA cremno da per loroi o Meno troncati dagli uomiM* Ual veder irafudare fpontaneamente la Marna per i pori « e crepature dc;i virgulti i e rami giovila degli Avùrnalli » fi fono addati in Calabria ad kN laccare elR Alberi per cavarne maggior quantità 4 Manna » e quefta i la teraa fpecie > che cbiamanoi M^nna For^aia^ Il Bftcfon^ dice« che ella vieiti ellratca fotamente dagli Orni 4i Mmtugnét ed id fpecie dal Monti S. Ang^h » df/lr^viUara $ Canhian^

Cira%

Ot MARKMMA* 17

Ciro I loro Confini i dovccchò U Mmìpis iti Corp9 A r«ccoglìtf fotnmente nelU FrovincU di CuJ^nzit , e ftgnAtAmenre nel reiruorio iti Céijlrovilìtiri . Io non intendo benit il ncrchè di qiirftA (1ì(I':*icii7.a i ma diu h\to chtf non VI fin nitro mlltcro, Irnnonchfc nlciu ni cti Cìifirovillari fi contentino dcHd ManNa (pontn- nea« e trnicurino d|intAccirc Ia cortcccin dell* Al- bero I per timore (brio non pcrdnc Ih rnccolr.i drll.i Md9in4 i/i f;or/>o ^che vnlc nllhi niA -, o chi i\\ c\\r noti fAceùino Anche pAlÌ<ire parte dcllii /'\/r-..rr.i pn- Mtnna éi Colepo Nel M^Hte S, Atif^filo rlVendovi ctipin mig* giorc iV Avorntlli ^ verifinulmrnto tirano nd nvi.re gran roccntta di Manna ^ e pei ciò procuvniio la /v^i. )Mf4i trafcurando (|UcIIa //i Corpo. In nnanto a me, crado che dove un l^*n(pno è cipree di d.nc Iìmmi* ttneameme la M^nn4 dnlle crcpAtmc delln conce- eia I la dar& anche ogni (pini volti U di lui cor- Itccia (ìa intaccata a bcllA ]io(l:i \U^V uomini , e covi |)cr lo contrarlo .

n mudo di ferire » e d' intnccnrc il tronco «IcIT Or-^ n9 Hi Mfintiigna % si vnrìAinente iiieriio d:it r.nl.i- brefi Alcuni ad'erircono , che (i taccin con unn (cure , altri con un coltello, lliccmlo il tni^Jio a 1)1111,1 ver- tebrate dì pofcct rtvverrniilo che hi tenta (ia r.nuo t rotonda I quanto li con)rcitui.i ptticr rodenete l.i i grone7,/.a della corteccia dell* Albero. Altri di conoi che il taj);lio f! Cu^cii con un ctìirrllo a u\* ordini I e che (m imhriìcato, come TarrUbe P im- bracatura d\ina Scira » e che mentre i (.ontadint con ambedue le \\\a\\\ calcano» e premono qurfto iftrumento fopra alla corteccia dell* albero, m un folo colpo vi fiinno tre tVrire didanti un dito uii:i ilair altra . Tommafo lUrtoìmo nella citata Ppiflul.i s.;. della Crnfnvinf prim.i delle lue MfJuinitli . ijuv»m \ come teftimonio di villa , il mudo di raccoujiric i.t

|8 M A M K A

Manna F§rzafa in CdlAbrU # Ì)k9 > ch# olU fi otcio-

0 con anii fcur^, ^ ch<r con colpi dU^rnAti infdc* cftno U coftcccift incorno intorno , dìftribttMdo !• ftfriid con qucft' ordina ) ( « Il /i^^^(^»^ fdattUd dire f cbfi il Cfl{{tio fi f^ dopno velpro fui mai vt rfa il mi^%%o del tronco i o {^tra^iltr i e U mstcind primt che il fbtt rifcdldi T artA i fi rsccoglie quelU pof sione di Manna che è trdAuidtfl^ e muncd 41 fcdtttfire umori^ dn qucltii iVr^tit, ne lisnno Aicct'

dere un* dltr» ptò fa » o più g)à , fino e cinque o fei voUe 9 con cinque o lei tdgli fepfirftti > fecondo che permette e configlid U robuftcr/'^àd delV Albero f

e pi^r flvere U A/tmna pulita t A^d/z^no il terrena (om eli* Albero « e vi fnr crono delle foglie di verif pidnce , ovvero doppo d' ever Cacce eicune piccola Incifioni f iiccftccAno immedidcemence focto et legtlo delle foglie d^Ellere, fo;^rd delle queli fcorre I4 Manna , U qudle Alle voice coU in Cflnce aran co* pli 9 che non folo Idfcìfl lungo il cricco dell' Albero focto Alle ferifA dei grofii moccoloni come di cerei > mA AncorA giugne fino a pie deli* Albero » e cede fopri \ il (rrrrno . UurAno a fACCogliere in CdlAbriA le Afaff» jj na dAllA metà di Giugno» fino Agli ultimi giorni df ) Agosto f e fV i cempi VAnno fcmpre fereni^ e fenM y

fnoggiA I Ia Manna f icfce occimA 9 e AbbondAote i mi 1 bpr4vvcnendo in quefio mentre le piogge» cefie te j rAccolcAt Kgli èperd verof che non cfiendolepiog* 1

f\e ecceff^vet UfciAno pAfilire Alcuni giorni , accio > 'AfiA a rimecfA a frgno cempe/ACA e ferenA| ed ; ftllorA C'^ncinuAno come primA Ad tncACCAre > e rM' 1 < cogliere Manna fino a ^Seccembre* efiendo e tucte i tr9 le fpecte di Manna concrAiiA Ia pioggie» 9 Vv^ midicli« C/re'le il li^aan^ 1 che Ia coAguU^^ione dettt i Manna fi fecciA per 1' efeU^ioni nitro^-* dell' eriii ),

OIA i^^

DI MARBMMA. I9

ma è più verinmllei che U Manna (! condenfi i gQifa degì) litri (^hl vegetabili perchè U parte più ac<p^<>A ^<^ dìiupnta dal calore del Sole .

A\\9iiVff a prìncipi!! la raccoira della Manna Fnrnaia nei primi di Luglio i e fi continua fino alli fine d' Agoftu e Te la ftate va afciutta fino « wSet« temhre inoltrato. Gli Alberi che la uruducono fono Ornelii femmine Aerili » giovani » colU corteccia non molto vecchia, coperta di LicbtnL Hanno un ìftmmento di ferro , o Ronchetto fi mite a quello dei Carolai » e fanno la prima ferita o taglio nel tronco verfo la ramificazione per poi fcendere di giorno in giorno i facendo nuovi tagli o tente lue- eeffiiriintnte nel medefimo tronco i quando vedono eho prima ferita fi cicatrizza e cefla di gemere la Mamna . Fanno fui primo due tagli % e gli iafciano gemere per ore 34 dipoi nell'ore calde del Mezio^

Esterno (laccano con meitolinl di legno la Manna coagu- ta* fuccefiivamente ogni giorno danno due tagli 1 fe- condo la copia della Manna che traluda» fino a che It pione impediicono la coagulazione. Perchè Ta* ria della notte nualora riefce umida ( come quafi fempre è nelle Maremme , dove fono gun/ze che

Stono piogge ) fcioglie . e liquefa la Manna con- nfata intorno al taglio o ferita, quindi è che gli Operar) fono diligenti in raccoglierla fui mezzoiU 1 e nelle ore più calde del giorno, procurando che non abbia in alcun modo l'umido della notte. Ollcrvano i periti Operar) piùfruttuoib il taglio» viene /atto nella fuperficie del tronco che guarda Levante Nei bolchl della Tolfa fono da feicento Operar) in circa» i quali in camicia , diligenti e iollecìti girano quei bofchi per raccogliere la Manna nelle ore più coocenti del giorno e compariice qualche p^iu- cipio di nuvolo I 0 fi fa tempo umido 1 corrono per

B z la

10 MANNA

la fclvd in quh e in ììl per riporre la Manns già condcnfata , la quale correrebbe rifchlo di fonderfi per r umidit^É dell* ambiente Finalmente qualche volta ddlle crepature della corteccia negli AvotMlU della Tolfà » fi vede accagliata fpontaneamence quaU che lagrima di Manna .

Il Bartolìno nel luogo citato » avverte che in Ci* labria la Manna accagliata fi (lacca dairAlbero con cultelli di legno, o d^oflb» non gih di ferro, per- chè ella non annerifca; e che la mettono dipoi fo» pra tavole di legno a rafciugare al Sole , affinchè efali la parte umida i e acida f rcfìduo credo io deU la Rugiada) la quale guaderebbe il fapore della Manna . Soggiugne » che a Monti Cirulh Tenuta dei Duca Ganani fi trovano molti Orni ^ donde l paefani ne cavano moltifllma Manna nello fpaaio di tre fettimane, doppo Tincìfione del tronco fatte con coltello curvo i principiando dalla parte fapt^ riore , e venendo verfo l'inferiore.

Il Rah ' avverte » che la Manna ( credo di C$rp% ) (lilla in maggior copia da quella parte dei rami dove fi attnccano i picciuoli delle foglie i e che non tutti I Fraffìtti , ed Otni la producono , ma certi folamente %

Un lun^htirnno trattato delta Manna ^ e fimlli Stt*^ gin che icaturifcono da altri alberi » fi può vedere raccolto con fomma diligenza da Giovanni Banhìnn ni cap. 1 1 . del libro 8. della fua Ifioria ginerah dti^ U Piante^ dove ancor* efib a e. 19). dicet che non tutti gli Orni e Fraffini producono Manna ^ anche nel medefimo paefe, ma non ne adegua la ragie* ne ,e neppure iaTho potuta rinvenire »fe non fof« la diverfa eth degli alberi , o la maggior fanith di effi I poiché verifinùlmente la Manna è una evacua* zìone morbofa de* t raffini > come lo fono le Ragie »

egli

(1) Hifl. Plant. T. 1. ^^%^.

DI MAREMMA* 21

t gli Orìchhcbi in ftltri . Dice a €• 194. che la co- minciano a raccogliere a tre o quattr' ore di Sole » e foUcnence raccolgono avanci levata di Sole quella Manms fCht (t è accagliata la fera al tardi »ola not- te quando regna Tramontano » affinchè il Sole non la profciughi tronpo. Crede che i Fraffliii gettino la Manna nel Solleone , perchè allora abbiano per- feftionata la frattificazione 1 e avanzi loro dell* umo- re fuperflao » ma io dubito che ciò addivenga piut* tofto per la veemenza del calore dell* Edate 1 nella maniera che altri alberi gettano le Ragit » e gli Ori* ibiuki piuttofto in eda Angioiie che in altra Porta poi a e. ips* certe oflcrvaeioni «per provare che la Mmm non viene da* cannli della corteccia At Fraf* Jini^ ma da* canali della follanza interna del legnò} ma doppo che il Mslpigbi 1 ed altri valentiflimi Fi* loTofi hanno fcoperta b ftruttura interna delle Pian* te» quefte olTervazioni non polTono conclùdere al più» fennonchè de* canali Mann! feri , ]yct dir così» le ne trovi fparfi in tutta quanta la tcdlcura del Fra/'- Jino » ma che la Manna volgare non venga d* altronde » che da alcuni di efli canali componenti la malta del Libro it^ Fraffìni\ Propone a e. 195. le differenze » che paflìino tra la Manna delP Omo » e quella del Fraf^ /Ìn$ al di €orpo » che forzata , e forzate Ila , ma du* Dito che quelle diA^erenze debbano piuttofto aferi* verfi alla diverfità del clima : crede che molta Man^^ ns Ji foglia fia quella, che da* rametti cade (opra le foglie» e Manna di iorpo quella 1 che cola dal tron- co » quali corpo dell* albero . Infinite nitro partico-* larità riguardanti la Manna , fono f^ate raccolte dal TùtAtCìmo Oanbino » le quali tralafcio» perchè non fan- no per il mio bifogno » il quale è Iblo di animare i miei compntriotti »a migliorare il provento della Man^ na ne* loro paefi »

B t Ri.

Il MANNA

Hkfivt) AtUtHque (Ul (tu tiu\ detto i ehe Ia Mtiniié k UH llqvilito \itii*titsuUi'e del l^àlfim i i! dell* Orfi# i Il iiuAte I y t(ii(\idA Aiynitmej^mente dalle ere^murt della <;!oi'(ey€ia ^ o (t m ti'al\uUre i e gemere eoi ^> rli'e e(t^ eoitec^ia i e ruiiiiiere l cahmII pet* I queU •gli (\son*e . Quello ehe traAuU (V^ntaheamente , ilt> ve t aeeogliei u con \neiimra i e (t duviebbe teiiert feiiaiatameiiiei eyme foiua a et ifi dlttt eyftumerA in Calabi lai l^ei* ytieitere )iyi la Mannn^ /#rtti»M| non puttb in verun eoiuo aiiprovare il metodo ufi* to nella hòl^t'a Mai^emma di Aiiài^inmHti^^ eioè di levai'e una lama {lo^AiOhe di ^urteeeia agli Am^Hift* li I Mmo iierenfe niMt ti ottiene nulla di \m di MéHM^ Mn quet^* ampia er^oiMaiéione ^ eUe yon una TemplU «e Intaccatura iiecomlaiiamente pereh^ t'albei'o di* ve patire iiiùiter«o peieh^ fe iiift dUHclle a lartl In cleati'lee i la quale dovendo eaete neeeitaiìaihentt un* ammanii tumultuaria i ed inibrme di canali i ft negli anni Ibtteguentli ft voglia tlntaceatei non get« terl MiéHiift \ ma non credo che rincarnl i e cicati^itt» «1 mai peftettamente I perchti di Mar»o vi dillintt r ercot licioni flettevi neir tifiate antecedente Pft di mrtlieri adunque , che i notori Maremmani ti dattiho piuttollci a fat*e nelle corteccie degli ^ver« ffttU le incilioni « in una delle maniere di lopra di* Vitate 9 e mi pUcerehhe molto quella delcr. a e. iti, ler oft*ervd#ione del /(rOf^//^fi| o (tvvero quella col uultt'Ilo a tre ordini delcr. a Ci 17 per relanionv del /(»ift0M^ . L* inciltonedeve etler fatta a bel modoi (tcch^ venga a ta({liare quali tutta la grolteKia dtU la corteccia , non ad angolo retto , ma obliquamene te 9 In gutra ratei che le labbra delle ferite riguir* ' dlno U terra 1 affinchè per quel declive li faciliti la t^olo della MtiHHtit Hi avverta però di non arriva* rt coir incitlone tino alla tbftanaa del legno 1 titr»

che

\

D t M A R ^S M M A* 1)

thè In til caPoi e T albero pAcircbbe, e (i remle»

rebbe niù difttdle In cicAcri/«^tU)tic Non mi (iifiiiA»

et l* MAttire I filollni di Gramt|;na , per ubbligaro

Il Menila ftccdgllirtì In CdnntUi i e Appiè del pt-

dMe vanno polte delle frafcbe i p«r raccogliert li

MénM% che coUfTe litio « terra , nwcrtcndu prim*

dt pahrt bene \ pedali dalla tlonécan^ ^isd altri fu*

dlotami che vi poteftero effere i e (i avverta dt Ter*

virfi di Tpadicclole di le^no » non già di CultelU di

A^rrOi per ftaccare la MàUMé Ne* tempi di Scìloc*

catt non vorrei che tralcurafTe la raccolta della

MifuiÈé^ ma fia liquida quanto (i vuole» vorrei che

fi raccoglieire in vati di terra invetriata # per con«

fervarla così Te è poiTibile, o per condentarla per

meiAo di (Sfumatura con fuoco leggieri . Se potedtt

mantenerfi liquida i farebbe buona non (olo per U

Medicina I ma anche per le Arti i nelle quali ft ad«

dopra la loda i e conviene fcioglierla, come per ca«

glone d*efempio i per dare il Indro ai panni ec«

Vorrei altreiìche fitcntafle la raccolta della Afff«* I non nelle fole Maremme i ma anche nella To- Teina Superiore i non prò troppo montuofa i poiché ho giudo motivo di Iperare » che nelle Valli partU colarmente dell* Atno » ft abbia a potere ottenere In AtMHét beniffìmo > e farebbe per i Contadini una ri- prefi di pia « con poca fatica f e feny.a Ipeia SI piantano i Ftaffini ne* campi per foflettere le Viti a ufo di £o/^p/) aviamo de* caldi grandi quanto nelle Maremme ( e quello che importa più non avlamo tante Sciloccate «né gua%«e coiì copiofci come nel- le Maremme t che nregiudi^io adunque farebbe il provare anche nella TofCtina fuperiore fi potefTe ottenere In M^inna ? Tutti gli altri alberi gettano quii di noi le (ìommt^ e le RrJìHt in Udfal copia che nelle Matimmi^ e perchè il iblo rivf^?M0 deve effere ava-^

U 4 to

24 MANNA

ro della Tua Gomma ? Se la noiofiflima Clinica mi permcccedc il poter aualche votca rivedere le mie zolle (Vorrei fare quetta provaie vorrei di più pro- vare d'ottenere le Manne anche da altri alberi, e fono Hcuro che le ne potrebbe fare qualche afo . A e. }}}. del T. IV. accennai la Manna del M«ros in- torno alle Manne d* altri alberi, come degli Aceri % delle TigUe ec. fi poflbno vedere le$ Obfervatfons fur le psc nurriàer de> Plantes par Monf. Reneaume ' e /* Hiftoìre Hes Tamatins par Monf. Tournefort » do- ve però fi noti, che il Tournefort unifceie confon- de in un iblo genere la Manna , che trafuda i o fpon- taneamente » o per arte dalle cottecele delle pian- te 9 col Mele , il quale fcpnrato per mezzo delle glan« dule àt" Nettar j, fi aduna nel fondo de* fiori.

Gli Scrittori Ibpraccitati portano tanti rifcontri di liquidi cadati dall* Ammosterà Tulle piante» che io non mi poflb indurre a crederli tutti erronei La Me* lata , 0 Melaggine detta da' Latini Melligo^b pur trop- po frequente » e funeda alle noftre Campagne , partico- larmente del Vahlarno di Copra , ed io da radazzo mi ricordo d' aver veduto d* Éftate a Settìgnanojà matti- na di buon* ora una copiofa Melata , caduta fopra , e fotto a certe Querci i ipecìalincnte una fuHa Arada avanci alla cafa del Contadino de* Signori delTurco^ detta tiettone^ dove fui l'elciaco della ftradai erano infuiite macchioline come gocciolette d*OlioJe quali vi fi mantennero per de giorni, ed oficrvando io alcune di efle gocciolette cadute fopra a foglie d* erbe «viddi edere di colore fcuro , appiccìcatìccie al- le dita a guifa del Mele % e gufiate mi parvero dol- ci » come il Mele più grafio V. Boccone Mnfeo di Fi fica a CI. e 1 44. Martini Gerbetii de Roris corro*

/ivi-

( 1 ) Mcmoirc9 de V Acd. Royalo (i) Memoires dt T An. l tfpp* fìg- ^eifcicncei An. i/oy.pag*^/^ 14*.

DI MAREMMA. 1$

fivitùte , è* i^à^ Ortis Puftulh in Epbemer. Acad. NaL Cur. Ann. !• ^ 2. OhJ. loo. pag. 206. Io, Georgìl Hoyeri de Kore Melleo vitiofo Ibid. A. 1701. Obf. 2j, dove nota molte cofe in propofico della Rubigine^ o Ruggine tanto pernidofa al Grano » la quale non è altro I che una Rugiada corrofiva.

Mele Maremma.

IL danno che le Api , o come volgarmente chia- ^ manfi , Pecchie » fanno ai Maremmani » potrebbe ef* fere compenfato coli' utile del XoroMele^ e della \o^ xo Cera. In verità oltre alle Pecchie rilevate tìt^ Bu^ gni ^ ne incontra per tutte le Maremme un nu* mero prodigiolb » le quali eHendo fenza padrone t fanno i loro Alvearj dentro alle cavità degli annoA alberi , e particolarmente dentro ai cilindri delle cor-- tecce dt^ Sugheri f doppo che è imputridito, e ri-* dotto terra il legno Abbenchè le Pecchie di Marem» ma fìeno quafì tutte falvatiche , ciò non oftante fi di- vidono in due fpecie» cioè in Domefiicbe ^ le quali fono di quelle medefime > che (i rilevano ne' pae(i culti » e popolati , ed in Salvaticbe , le quali fono più piccole . Il Mele delle Pecchie Salvatiche » non è buo- no come quello delle Domediche , e dicono che ca*- giona dei Tormìni ventre , e delle Difenterie Quello delle Domeniche ile quali albergano ne' vuo- ti degli alberi, non può avere fonnonchè taglian* do V albero , ma non vi è chi lo curi , o ne abbia bifogno 9 a riferva di qualche Buttero ; poiché ne i Caftelli fi rilevano molti fclami di Pecchie , le qualil fanno un Mele dolciflimo, bello» bianco, e odoro* fo quanto pofla eflere Quello di Provenza» e di Spa- gna , anzi molto di quello che fi vende per Mele di Spagna , non è altro che Mele dell' Ifole di Capra*

;

t6 MELE Di IIARCMMA#

$0 9 e del Gi/^IÌQ ,e delle Maremme # particolarmen^ te dove abbon^anu i Ramirini ^ le Salvia 9 t Timidi Calamenfì ^r rimili punte AruiiidCiche. Seppi in Afe^iy* fffrotondo , che ne luoghi dove abbonda U N^pìfel* la f o Calami nt ha Putegii odorf , y?v^ Seppia Inft. II0 H. 194. il AfW^ pigl/A un* odcife acuto t e dove ib* bondano \ Corbezzoli Aif ni nelle Maremme Albatri f e da* Bottanici Arbutut ^ il ^iele diventa amaro'* perchè tale è il M<^le che raccolgono le Pecchie da*' Nettarj di quei fiori , V. quanto notai nell' Appendi^ a ad Michela CafaL Plant, Horti Plorintini pag» ti, La Cera di Maremma riefce anche pi& bianca della noftrale » a rtferva che quando le Pecchie mangia* fio le coccole mature t e ftrafatre di Ginepro roffbf le quali a loro molto piacciono » fanno la Cera rof* fa* Se le Maremme fofTero abitate come erano tfi antico f vi fi potrebbero rilevare infiniti Sciami 4li Pecchie f e fi ricaverebbe tanta cmantita di Mele^ e di Ceratiti condire il paefe a fumcienxate dafmer^ ciarne anche fuori .

Piaggio da Monterotondo al Sajfo.

Soddisfatto che mi fui nell^ofiervazione della Mi* niera d* Allume di Monee Leo 9 e prefe che ebbi tutte le opportune informazioni di quello che fi fa** ceva 9 e che fi farebbe dovuto fare intorno alla fab-* bricaxione dellM///y/^^tper tefl<efne una difiintaBle* laxiofie da prefentarfi a Sua Eccellenza il Signor Cori' te de Richecouref partii di CMonleroeondo U mattina dei f. Marzo per tornarmene a Firenze. Per ave» re il piacere ai ofiervare un diverfo tratto di To« fcana» volli prendere la fi:rada di Caftelnuovo ^e Ca^ hle f benché pib incomoda «

Dal (I) V. lece. MuC ai Fìfica a 0. %$€.

VIAMIO I^A MONTBROTONDO AL lAtSO . I7

DaI Bofio itti SerrtHo adanaue 1 entrai nella Mé€^

M4% 0 l^ofco del Saffo ^ cosi denominato da un mi*

feribile Caftello»poÀo a bacio nel confine del Ter*

ritorto Volterrano col Senefe 1 nella pendice borea-

le della Montagna di Monttrotondo Il Caftello in«

(leme col Territorio , per la maggior parte incolto »

ha intorno a 300. abitanti » i quali facilmente fi am*

metano di Maremmana. L*ac^ua meno cattiva che

bevano» è futfureai e fcaturiice molto calda. Ho

iotefo dire» che facefiero il formento del Pane

con efia acqua così calda come fcaturifce 1 il Pane

non lieviterebbe! e perciò fa di meftieri la lafcino

prima freddare > e poi di nuovo la rifcaldino al fuoco

Iftorié del Saffo di Méttmma.

I trova fino deiranno 896. donata la libera Già* riedizione di queflo Camello 1 ficcome anche di Btrignont , e di Marciano da Adalberto Marchefe di Tofcana ad Alboino Vefcovo di Volnra * . Ho avu- ta in quefti giorni la forte di leggere una beli* Ope- ra manofcritta del Signor Avvocato Lorenzo Aulo Cecima Dottifiimo Patrìzio Volterrano » intitolata Afr* morie Storiche deW Origine « e degli Avvenimenti del^ U Città ^ e Popolo di Volterra % raccolte da Lorenza Anlo Cecina. Da queda Cronica efattifiama 1 e de- gna di efler refa pubblica colla ftampa 1 io ricaverò •cune notizie riguardanti i Camelli » che ho tncon* irati per quello viaggio % avvertendo che le fuddet« te notizie fono (late dal Signor Cecina ricavate tut- te da documenti autentici» confervati perlopiù ne- gli Archivi di Volterra . Dice egli adunque : In qual tempo , e per qnal cagione i Volterrani avejfero tolta al toro ^e/covo le Caflella delle Ripomarance , di Mon- te

(1) Rena dc^Marchefi di ToCam iif.

s

l8 ISTORIA DEtSASIO

te Gemolif della Leccia » del Saflb, e di Sctffiizi^ no» non fi fi ì trovata^ ri fconfro . Si Ja bene , che tih feguì ^ poiché nel 1238. fu fatto precetto tf' Volter- rani dal Legato Imperiale , che reftituijfero al VeJcO" vo quelle Ca/iella , e inoltre fi trova un Decreto fatto ir anno 1253* in nome del Comune ^ e del Popolo di Volterra, di reftituirfi al Vefcovo Ranieri tali Ca* ftellaf con dichiarazione che tal reftituzione s^inten^ dejfe fatta fin* a che egli fojje viffuto , ed a condizio* ne ancora , che al Comune di Volterra foJJe riferba^ fa la facoltà d* arruolare Soldati nelle me de fune Ca'* fiella f la rifcoffione di certe Gabelle , ed a condizio" ne ancora , che P elezione del Rettore delle Kipotnaran - et fi dovejje fare da due Buon* Uomini ^ uno de* quali foffe eletto dal Vefcovo , r altro dal Comune . Il Ve- fcovo perì) volle alcune Jodis fazioni , e jpecialment0 che gli Uomini delle Ripomarance gli rifacejjero i danni cagionagli Fecero dipoi i Volterrani molt^ ionvenzioni col Vefcovo Alberto Succejjore di Ranie- ri f che riguardavano la Giurifdizione , le Gabelle » te Leve de* Soldati nelle (uddette Cajiella . Nel i36a# dettero da penfare a* Volterrani gU Uomini del Ca^ ftello del Saflb , che p erano ribellati . Reftarono final* mente accordate le differenze ^ che lungo tempo era* no durate fra */ Ve(covo , ed il Comune di Voitcr-» ra f perocché jofto 29. Dicembre 1^94* fi fecero tra loro diverfi patti , fra i quali vi è , che ti Caflello di Berignone * dovefje rimanere fotto la Giurifdizione del Comune i ma con quello ftejfo efercizio , che avea nelle Cajiella del Saflb , e di Monte Cerboli » e che i Rettori di quel Caftello doveffero eleggerfi a vicenda dal Vefcovo , e dal Comune % ma che queft* Offizio non poteffe dar^ ad altri che a* Cittadini Volterrani . Nel 1447. quet del Saflb per timore fi arre fero alle

Trup^

(1) y. T. IL a e 397.

DI MAREMMA. 2p

TVuppe /T Alfbnfo Ri d^ Aragona ^ inpem^ con quelli M Caftello di Cornia » pojjeduto dalla Famiglia dc^

Roffi.

yeccbiiana è un Caftello rovinato comprefo nel Comune del Saffo $ il ouale anticamente era de* Ve« fcovi di Voltirra , ma tu meflb a ferro i e fuoco da* Volterrani nel 123 5. quantunque pochi giorni avanti il $ommo Pontefice Gregorio IX. gli aveva ^efortati ad accomodarii con Pagano loro Vefcovo % e a de* (ifterc dalle oftilità contro di eHb > e contro i di lui ruddici ' »

Il Comune! o Territorio del Saffo è abbondatif- iimo di Zolfatare^e di Bulicami ^o Cxeno Lagoni cal« di f che di lontano fi fanno ben diftinguere dal gran fummo e fetore che tramandano f Ve ne fono, tra |U altri 9 mo1ti/nmi de' grandi t che bollono impetuo» lamenta 9 e conviene avvertirei che il tratto de* Lagoni del Saffo $ fate verfo la fommità del monte ^ anziché lo fcavalca in luogo detto alla Serra d* Ac^ quaviva ^ cioè nello fcavo che refta tra il Monte del'» la Meta , e il Poggio di Berto defcrit. a car. 294. del T. IV. formanti la pia alta parte della Monta- gna di Monterotondo Da quefta Serra d* Acquavi'» va 9 che è il Confine trailo Stato Volterrano» e '1 Senefe t i Lagoni voltano , e fi propagano nella pen- dice oppofta verfo il Mare tra i detti due poggi 9 e fi chiamano Lagoni di Monterotondo defcricti a lan» jg^ nel luogo citato .

Allume del Saffo .

r\Al fin qui detto pare verinmilc » che tutta quan- *^ ta la giogana di Monterotondo , la quale fi pro- paga da quella di Gerfalco , e fi difende verfo la

cor*

(1) Cecina Mem. Stor

)0 ALLUME

ti

IH

corrente della Corivi/i , fia abbondancifllma di mineraU^ nafcofti entro alle di lei vifcere» come congetturai anche ac. )i6.e }i$.del medefimoIV.Tomo. Cer* camente nel Comune del Sajfo , oltre alla gran copia u di Zolfo I vi è (lato tre Secoli fa cavato molti(fimo ^' Allume y anziché fono (lato afllcurato dal Sig. Cavt ^ Giufipùi RiccobalM del Bava^ che \e Allumiere per le quali inforfe guerra trai Volterrani^ e fiorentini da me defcrt a car.272« del T.IL non erano altri* menti alla Strifcia, ma qui al Saffo. Nella Informa* . zione 4i Gherardo Gberardini Provveditore dell* Arte ^ delia Lana al Granduca Ferdinando //• fopra i ne«. ^ goxj àtW Allume « la quale (i conferva nella filza ao« di Suppliche dal i($68. al i678, di dett^ArtCt fl Icg* gCi che prima dell'Anno 1481, VArte della Lane aveva alcune Allumiere nel Territorio di Volterra % . luogo detto il Saffo , e le allogava liberamente » co« me apparifce dal Libro I. de^ Provveditori di Guadi % ' ed Allumi a car. 38. (1 dice in oltre» che nel i48j« per vigore d'una Riforma fatta dal Popolo e Co* mune di Firenze 1 fu ordinato , che ogni e qualun* que Allumiera del Dominio Fiorentino fi apparte* nefle air Arte della Lana: che nei 25. Ottobre 15104 l'Arte concefle in affitto V Allumiera del Saffo in Quello di Volterra \ e finalmente» che l'anno is4S« turono pagati alcuni danari a Mef. Vaolo di Volterà ra pel luo Edifizio di Porcignano , quale però non fo (e fofTe qui , o in altra parte del Territorio Vol- terrano. Non fi fa per qual ragione folTe fmcflTa queda Miniera 1 ma fi crede comunemente, che ciò feguifle piuttofto per motivi politici, che per mancanza di Vena Si didinguono » per quanto ho Intelo dire, tutt'ora i veftigj delle antiche cfcava- zionii particolarmente nelle pendici del monte chia- mato il Piano de^ Carpini 9 e Poggio Segalari » dove

fono^

DEL t A I S O. 31

dei bulicami i e delle Miniere di Zolfo ^ e di o/o Furono guadate le Ailuifiiirc del Ssjfo Tiuppe del Re Alfonjo d'Aracona« ma dipoi rate dai Volterrani furono nel 1472. cagione loro rovina ; poiché ì Fiorentini avendogli ogacif vollero privatamente per le AUu^

Valle della Cornìa

iomune del Saffo acqunpende nel fiume Cornìa^ ale pome difli a car. 159. del T. HI* avendo I prigme per di dietro al Monte di Cajlelnuo^ ipeve tutte V acque , le quali fcolano dalla Mon- . di Cafif Innovo ili Val di Cecina^ e da quella »ii/^rofo«i/Oi diramate tutte dalla CorM/^ di Ger^ , ma colla feguente direjiiune. La Montagne ìftelnuovo da Ponente fcola nella Pojfera , di lontana » e da Levante nel Pavone ^ da Mex- >rno nella Cornia : la Montagna <U Monteroton^ I Levante fcola nella Milla » da Mezzogiorno lìjecco e nel Malguado^ da Ponente e da Tra* ana nell^ Cornia .

i Zana , o Valle in fondo della quale cammina 3r»M, e fufficientemente fpaziofa e declive, e jfle nel Territorio Fiorentino» farebbe una

belle e fertili Valli , che fi poteflero trovare : :juh nelle Maremme ella è un deferto, quafi

affatto bofcaglia , e d* aria pefiifera » ma non :o$ì in antico, e ben fi rawilano i cadaveri, o le deir antica popolazione . Ecco una breve de- one di quella Valle.

Iffo^

)X firOHlA DELLA LICCIA

ìfloria dtUé Uccia i # delti Jm Acqui . a

T\AIU parco di Ponente di l!k dftl Fiume Cornia » vU i ^ Gino od e(lb| ed in mezxo n Serezzano% ed il ii i$4r/7à » foprn d* un poggetco 6 il CAftetlo chiamato ti y, />^(//i » ridotto i roti cinaunntA ibitftcorl4 per cagio* ^ ne dell* aria cattiva. Nel di lui Comune in luogo *i detto la Silvaccia è un Lagoni ^ o Bulicami di ac« u; qua fulfureii la quale febbcne è freddai fcaturifce ., con impeto grande, anpunto come fa nei Btsiicamì i, caldi ma non tramanua fummo . Non fo di qua- i ftai 0 d* altra fimile acqua intenda parlare il Frai$* , (htti ' dicendo ) Sani in Agro Volatirrano nonnuHoi ^ aquai apud Uccìam fath darai , ^uai Hat ad tnllutn , frigidi ffimai /tnt % jatis famin tmpifuofi bulli uni ^ fiu moventur » ix quibus quìdim fii quaidam gruma alba f àt Valdo utilet fUni difficuldr ijfenttfihus » im» mo fi ix iis convifiiint bibatur quantitas t cuJ adimtm \ gatur Salf non folum pir infiriutf fid itiam pith l Jupirius poiijl mundi ficari corpus » a multi fqui mot» . Tfit li ber ari , atquà Mullirìbui fieri li but flurimum \ conferunc . Parlano anche di queft* acqua ilulla rela« \^ sione di Zaccaria Zacchio ^ Leandro Albirii ed il Gìovannclli * , e queft* ultimo deferivi in generi^ ! Io i molci fìulicami t che i* incontrano per il Terrlr ( torio Volterrano^ e fpecialmente in quefta parto. . In diftanzi d* un miglio dalla Leccia ru)afl*and9 i la Cornia,^ trova un Dagno » caldo che ha due for* \ genti d* acqua i con abitazione molto magnifica per \ ufo do* Bagnaiuoli , ma prcfentemente ridotta a Ca* ' fa di Contadini» e con i rlmafugli , o fondamiBrfrt d* un* altra più vada e grandiofa fkbbrica d* intor«

no ^

(i) Inter Scr.de Balli* iff» (]) Cronlft. di Veltarra.

Ìè) lui if.

t 0I&LB SUB ÀC<^VB. ])

no "^ Trovflfi incora vicino alla Lefcia un pozzetto acqua creduta buona per far tornare il Iacee alle Donne ^ « ma vi è la luperftizione ( nutrica forfè da alcuno 9 che vi guadagna ) che non fa il deHderato eiTectOf quelle Donne non vi lafciano qualche regaio come Grembiuli , Naftri ec. Non fo le d* al- cuna dì quefte acque » o d' altra diverfa incefe par- lare Andrea Baccio ^ dicendo : Ad Lecciam Cajifl^ lum in Volgferrano Nitrofae qnaedam fmanant aquai^ quat praeter id gfnus aìiarum virtutes , barn Jingu^ ìartm bébtré pirbibtntnr% ut qu0f fieri les mulieres tés ebiberìnt % efficisntur in pofterum foecundae^-^^^ wmtrtm insniuwt tbibitae^ urinam tlncunf% bydrùpi^ df , ofdemtitùfijque tumoribns uiilts . Per Nicrofe el forfè intende le Acidule .

Jfioriu di Serazzan^.

*r\AUa parte di Tramoncana fopra d*una Serra di *-^ Monce fi vede unCaftello decco Serazxano^ che con tutto il Comune fa circa a 400. Anime . Vicino ad eflb fono dei Bulicami o Lagoni , il fetore dei

2uaU fi fa fentire fino da Querceto quando è tempo a pioggia* Ho intefo eflervi anche un Lago d*ac« qua caufa , e chiara .

Net laoS. jotto a?. Agofto Ranieri Abate del Mowafi^ro di S. Pietro di Monteverdi 9 ttdè a Lio« nardo dtf Cullo, n Sighiero //i Guzzolino , ed a Buo* naccorfo di Rollandino Confoli del Comune di Vol- terra tutta laGiurìJdizione\ che quel Monajiero ave* va nelle Caflella di Canneto , della wSafla di Quer- ceto 9 di Micciano , di Libbiano , di Serrazzano , di Monterotondo , di Gabbreto , e di Monte Gemoli : Tom. V. C i Con-

(i) V, quanto notai a car, itf 1. (a) V. Gìovann. Cronifl.di Volt, del T, HI, (j) De Thctmis x%t.

]4 IITOHIA PI IBRASSAKOt

i ConJ^li p^i rhiverono quillt CéftilU ntllé frUé^ nhnt Hit loro Comune , promeffero tbt iffo svmkèi profUTété le ionfirvMioni di tu$io il Gius « il^ U Béiìé di S. Pi f irò évevé utile Cufiellé ttduie% f promisero altresì di uou ffigeìi^ d4Zj méf fiori é quelli occorrerle imporre , ed ergere in Volurtt fiefsa , come ricavo dalle Memorie Storiobe dtl Signor Cedua,

Iftorié Luftiguauo

DUe miglia fotto a Seratzuuo^ verfo la Mariué% e la Cornili i vede il Catlello di Luftiguauo » che fa fole i6o« animo i ed ha incorpo del terreni coltivati .

Nel 1x76. eraftaiù roviuato 1/4/ Volterrani i^fi^ te Caftello di Berignone » dcfcr. acar* )99« del T. \U ohe apparteuevs al Vefcovo di Volterra \ ed oiggettu che reftaffero compofte le difereune origìuate M Mi fatto I et altre che il Vefcovo Ranieri aveva €Mte$ gr uomini di Lufti|{nano , il mede/imo et i Volttrr*» ni rimeffero la dectfione di tali differetme iu tre Fri- ti di Penitenza. Qutftì coudannarouo il Comune 41, Volterra a pagare certe determinate fomme % e fa9i^ ehi il Vefcovo (offe reintegrato dei danni patiti » # perchè Potè ffe rifare il Caftello Berlgnone; e teli] Lodo fu approvato dal fommo Pontefice Niccolò 11U{ Cecina Mem. Storiche C'c^ ri

Luftifuanum al dire Ai Rajfaet Foltetrano% quod é\ lyrannis CaftiUoutnfihus ( credo 1 Signori di Cafii^ glione lìeruardi) direptum^ Rolandus Afrìcantès 0, Volaterranis milJus . moenihus cinxit iuKtaque FratOT ipfius 'Haincrìas eodcm mandato VolaterraMum Caftet^* tum condidit. oh vitinorum dijcordiam À* i4Sfi

JPki^

ISTORIA DI X.UITIQNAMO* )$

fhilippi Militii Luftifnauum Augufti mtnfi occupa^

Violino de Giugni Vefcovo di Volttrr^ ^ comprò per la Ai* Chìefa il CaOellu di Caflcllucm Copra il Fiume della Cernia %àz Carlo dt^ Roffi e FratelU Fio« renttni ^* VeriitoiimcdCe i\ CajUtluMo rcllava in qaefta Valle i non è qacUo nominato a car. lósi dei T. m.

Nei Confini del Cornane di Monftrotondo con quello di Luftijnnno , in un Monte dccco Montàlto » è un U^oncello , o Bnlicnme profondo , che tuma e fa gran romore i e vi fono moUe vene di Zolfo .

VMi dil favonio

IL diviforio traila Valle della Cornia^ e quella del ^ Pavone^ è una crina di Montagna tortuofa ^ detta la S^rré di Bruciano , Copra della quale io viagn^ava » ePpofto ad un vento geinto e sferratolo . A mano delira di quefta ftrada relU la Valle del Pavone an« guftìflima t e formata di nendici ripìdifTime di mon cagne « Nella pendice cne guarda Ponente è un rifatto orridiflìmo» equafi perpendicolare della mon« tagna» che da lontano fembra un folo e nudo ma(To rotUgno , e in cima di eflb rifìede la Rocca t o Ca- ftello di Fofinif Vortilìzio antico d*un ramo della NohililGnit Famiglia Pannocchie fia ^ e dintorno vi è qualche poco di terreno Cementato a Grano i e coltivato a Fruttila ed a Caftagni. A quefto Fojini^ forfè meglio che a Ftofini degli Abati di S. Galga^ ••i fi ad^ctt quanto notai a car. 179* <iel T. IV. , e particolarmente quello 1 che CulP autorità di Vannoc^ do Biringucci riferii intorno alla Miniera di Gialla^

C a mina .

(I) Petri Rufiii Hift. SenenC in (^) Ammir. da* VeCc. di Volt* T. to. Scr, Rer. ItiL i i;i.

3tS VAILE

fnina ; Più oltre (I vede Travalle Caftello » di col parlai a car. io» del T. in«

Seguitando il viaggio per la Serra di Bruciane » il trova fempre qualcne poco di terreno coltivato » feminato a Grano e Biade . A mano deftra verfo il Pavpttt , fi vede una N^illa dei Signori Rhcerellì A Volterra , i quali tengono a linea tutto it Territorio chiamato Palazzetto ^ e fotto ad eHa Villa è una Fabbrica di Mattoni. A mano finiftra fi cofteggia il Monte di CaRelnuovo , nel quale prima s* incontrano le rovine del Gattello di Bruciano , e più fu che alla metà del Monte quelle di Cii//^/ Volterrano, raromen* tati a car. 4;}. del T. II. Dipoi fi pafla vicino alla Putizza Hi Bruciano ivi descritta a car. 454» « tutta \% Montagna è ve(lita Bofchi , di Qaerci > o di Caftagni

In propofito di quanto notai a car. 449» e 4s6« delT* II. intorno al perìcolo che corrono di retta* re in un ittante TofTagati » coloro che fcavano lo Zolfo » e coloro che paflano vicino alle Putìzze , e Mofete , devo avvertire , che doppo terminato quel Tomo » comparve alla luce per le ttampe di Geno- va una dotta , ed utiliffima Lettera Medico - pratica fcritta ad un Ami(o da CD. P, fopra la morte af^ parente degli Animali non dipendente da Malattia^ e [opra la maniera di [occorrergli . In effa T erudito aurore, che fi dice eflere il Signor Dottor Luté Mattini Medico Fiorentino , ha raccolte le pia au» corevoli OfTervazioni , ha porrate le ragioni più con- vinccnri » ed ha propotti i metodi più efficaci per foccorrere quei Miierabili, ai quali intravvenga la difgra7ia di reftare apparentemente morti per qual- che fpazio di rempo>o annegati f o foflTogati da aliti venefici. Al ragionamento del Signor Martini^ fi può aggiugnerc T Oflcrvazione del Signor Fotbergìll

Me-

DEL PAVONE. 37

Medico InglcFe, t la Lettera del Signor Capitano é€ Gtlien pubblicate nel num. i. dell* utìlidlmo Mé^ gézzino VniverfaU flampnto in quelli giorni in Ve- li eiia Quanto farebbe utile >che qualche Caritativo Paroco del paefì dove fono fimili Mofete , e luoghi perìcolofì i(i prendefTe la pena di leggere quefte Scric- ture, e fattone un eftratto di quello che concerne il metodo di foccorrere gli apparentemente niorti» In certi giorni» doppo al Catechifmo, lo infegnafle ai fuoi Popolani! amnchè eglino fodero in grado di foccorrere il loro pruflimo pericolante , e molto più perchè tutti loro fono loctopofti a correre quel pericolo .

D

Jftma nV Bruciano , r di Ctifielnuovo%

Alle Memorie Storicbi del Signor Cecina ricavo, che mfl 1317. a 35. Marzo Mano vello, Gid* Io, r Taldo Conti ^*Elci, venderono ad Andronico Conte ancb* tjfo 1/* Elei ijutlla parte , che effi avevano f9r indivifa sol medefimo Andronico nei CofieUo di Bruciano. Effo Andronico poi nel 13)1. vendi cin* fut delle fette parti , cbe aveva nel tnedefitno Caftello mi Bruciano ad Albizio di Scoiaio di Tancredi di Colle Capitano di queffa Terra; e nel i^ié^.fbtto di 17, Settembri il Conte Niccolò del Conte Andromaco del Conte Aldobrando de Conti d' Elei , vendè al Comune di Volterra tutte le ragioni cbe egli aveva wl Caftello di Bruciano .

PafTata la Putizza di Bruciano fcguicando il viag- gio verfo Cafole^ fi fuol lafciare a mano finlftra in aito Caftelnuovo di Val di Cecina^ in diftanza di un quinto di miglio ; ma mi convenne, e mi giovò mol« to il falirvi , per rifcaldarmi e rafcìugarmi » doppo d*aver fatto un femicupiu in una pgaza d'acqua

C 3 diac-

38 IST. DI BffUCtANO B DI CAITILMUOVO *(-

dUccìflta , cadendo nello rmontare da Cavallo ivafitl »

di panare Uh ponticello d^afTe, tanto io era ibdlof* ii>

dico dal freddo* a;

Oltre a quello che difli di Caftelnuovo a e. 4)o« del T. 11. e a t. 186. dei T. IV. devo ro||gtugnerf che nelle Memorie Storiche del Signor Ce^na appa- 1 rifcei che nel 1110. a %9 Maggio Goffredo e Ra- nieri ili Strinata ) Seguino di hedengoi Stmone» # r Lombardo di Spinello fatti Cittadini Voiterrmii \ eon i pfliti privilegi » ee detono al Comune di Volter» 1 ra f f fer effo ad Inghiramo PodeftA le loro ragio§i n /òpra il Cajìeilo di Caftelnuovo deito di Montagna* i Nel 1213. agli lì, Alaggio il Conte Rinaldo M % Conte Alberto promeffe a Cullo ^/Favilla Podeftà il j Volterra di (tar fempre in pace con i Volterrani , # i, con quelli che quejli aìutaffero , e particolarmente e$§ 1 i Lambardi di ( affelnuovo •* promeffe ancora di far ei \ ebe lo ftfffa fi obbliga/fero di fare i Lambardi d* Ekl 1 gì* nomini del Capilo i/'Eici» e quelli di Monterò- tondo.' /// Caftelnuovo nel ijiS. tolto al Comune il Volterra» // quale nel me di Maggio vi mandò foldatefche pn ricuperarlo .

Sei HI 3. la Repubblica Fiorentina per gratituiì» ,

ne dei buoni fervizj preftatile dalla CitCè di Volttr? ] ra f con ampio diploma Jpedito in 5 Ottobre f li

reftìtuì qufijft tutti i fuoi antichi prlvileg) , trai quali |

è quflllo di mandare I Rettori nelle Terre dell' anii^ n

co fuo Contado , eccettuato però Caftelnuovo $ fnéflé \

non doveva effer foggetta neppure al Pódeflk ^ft^^ i

di Volterra . Io non fo bene V origine di quttffO |

privilègio di Caftelnuovo ^ ma fo di certo che gli fil j

mantenuto fino ai tempi del Principato i poiché hi , un Hegiftro di Lettere del Duca Aleffandro de Af#-

dici , ho veduta una Lettera di eflo Uoca alla Co* 1 mmit& ài Caftelnuovo 9 colla quale la prega ad eleg- gere

I

VIAG. DA CàSTBLNUC. A MONTfiCA|TIL. )p

Atre Uff tilt per fìu) Podeftà coi folicl tmolumenti i donde (i viene in chiaro t che i Rupprefentanci di C^HnuPV9 eleggevano il Podcftà a modo loro

yié^giip éé CaftilfiMV9 é MoHttcaJliUi .

RIflortto che mi fui alquanto mercè le grette del Signor Arciprete GtovannetU » mi rimedi in ctoittiinoi e per difotto ai Lagoni Tempre a mano fmilira del Pjvowe attraverfando infiniti monticelU e collinette incolte » quafi tutte di Màitéione con qualche Teftaceo » e con macchia bafla ^ donpo un noiofiflimo viaggio ^ e pericolofu , a cagione uei La* ftrichi di Diaccio i giunii al fiume .... Io era taU oienM sbalordito dal gelato Tramontano i che non aveva voglia di fareolTervaaioni fifiche> poflibi* liti di notarle «

Iftorié ili SìtiMo.

cOIamente mi fowiene» che oflervai a mano fini- ^ ftra una ripidifiima branca di monte primitivo » la quale s^ ionalaa in forma di Piramide di tre fac« ce^ veftita in parte di bofcagliai in parte nuda a catione della fua gran ripide^ia . In cima di auefto monte è fabbricata la Rocca é SiUano^ la eli cui pianta ed aitata è fiata rapprtfentata in rame dal Chiar. Signor Propello Auton Ftéwcefco Goti i ntl Tomo III. del fuo Mufeo Eirufco.

Nit 1219* ( per Quanto ha notato il Signor Av- vocato Ce€Ì9$a nelle lue Memorie Stori cbt )Jòito Ai ^t» Ag^fio^ Francefco di Ghibaldo fia Silano fatto/i QUéuUno Volitrréno ^ foÈtopofi ai Comuni ^i Volter- ra mim delie oito parti del Caftetlp di Silano NW

C 4 ^^fi

40 I I ¥ 0 R I A

mfjf N^vfmkrf M \i%\. il G^nfiglh ìA il RfM^m

n ili SllAno fi /btìom^pr» al d^mun^ d$ VuUerri t

/JV/ i»$6, àffiu^l^y r^fiaffi^n ^mf^^ft^ h difffHnu^^

fhif vnfifVUfèQ fr6 gli Cunii imtJbvdivJino ,m Ub<?rto

■figlio (Ul Cenh OmWeìww.fd U Cumnnf di V^li^r-

f da Aldofro Jp M Niccolò Sindtico dfl Ci^m9é9$f èli

Volterra, f da Oiiaivlo ìIa SeraUd ^rofuréiur^f di

mfd^fimi Confi fruno ft^fi fimi 4rl»hri Albi»»o« t$

Ar4in|;a . Nfl Qfnnal Contìglio di VuUtfrra édunén

to il u. Murilo fn dflihprnto proikirfi 0 B«>mbo«

no NoWo . éilito Sindaco d^l Coniunf di VoUi^ith %U

rifpondfrt svanii di f/nf/ìi J0 i taf df /imi Confi 4iv§n$h

gli (hffi Arbiiri i'bifd^l^ro qn^kbi^ (ojié éllf p^rjhw

priv^ff di Volnna % in nom0 di al fri pHvnfi de #/^

Jé% i fimilm^nf^ p in nom^ dtgli Uomini di SiUno»

f di Mqwì^OwxoW tfhi^d^ffho quàUbf tofani Camu*

nf di VoU^rm* N^l ii^^6. i Confi IliUbrdndina N#«

Vfllot Uuiut4%io» Arrigo Uvi^Uolino Guido 1 fd Ubor*

to figli ^d Rrfdi d* IlikbiMnilino Conf^ Pahfinp de

Snuu l'iora da una favf^% $ Guido Conff di Moti*

forc . ^ Marfhericrt di hi woglit . f figliti d' llilobrun*

dtno Conff Palafino da Soama dall' alfra paiff0% rt^U

fidarono in primo hio^o la divifion^ %fbf nwvano fat^

fo (hlla Confida llilu()rathltficA il Confi^ li4i?brai^Uino

da Santa Fiordi fd il Confà lldebrAiultno da Soana t

inolfrf i Cunfi fratelli . a fifoto di franfa^ionp , f^fdno^

m If ragioni , tb0 ad f(/i /i ^utnffffvauo wf ' CafhlU

di Mooce Marfì di Radicondoli , di Monrc* GuiUi 1

# fai fri* dn^ linai i non J^nffnb rtndfr ragione %ftt

fllhu^ all'ai hina la Carfap^fora . ♦*# ionfifnp lo Sfru^^

minfo di fal$ paffi . alla Conf^ffa MarnhericA « i2f ^-

Jla 0OI , r pn ripa il di hi Marifo ^rd^ ai Confi frs^

Nili le ragioni , fbr gli fi (omp^fevano ni Capili

BtUorc^?, di Silfino, r di Monio Grmoli. Prrvfnift

nrl ì}H6. alla Rrpubblii'a Figrentina f^r via di fom^

fra

D t I t L t A N O. 41

/TU Rocci di Silino » la quali fjfinio di arti Sì.

gMri de PccroiA Stnefi » €ra ftaia mupata loro da un

JUslandriuo^ il cui nomtfu Martino Cionti^ibr colli

Jut rubtrit ^randtmtHté daunegsiava quellt contra*

dt : così fcnvf /* Ammirato Giovim allibro ij, diU

h Scorie riorentine a e. 779. RafFnel Volterrano poi

sfftrmstcbf Silano /n pojfiduio da Buonparenti cac^

Ciati di Volttrra 1 i dipoi da Petron} Cittadini Sent^

fi. 1 documanti dtlV Archivio Pubblico di Volttrté

fimno noto , cbt avtudo il Comuni di Firense dnta in^

cnmbinna a dieci fuoi Cittadini procurare V acqui*

fio diW attuai popjjo del Caftillo ^i dilla Rocca di Si*

Uno i cbi njiajjiro libiri Bartoiommeo t Urbano t

Giovtnni » i Petrocino di' Petronj di Siins , obbliga^'

roM i Priori di Volterra ad optran chi il Conjiglio

iWa affolvifft da tutti li pina » olii quali aveva

condannato Martino nominato Marticcione da Cafo*

le» Andrea di Lapino nominato Martorella Aa Ci«

fteinuovo dilla Cuna di Sangimifnano Contado di Fin

nnzi , Bonifacio di Michele dt BaUiuccio Volte rra^

no , Gregorio Ghetti da Libblano Contado di Voltir^-

ra I Simone chiamato Mone da Volterra » r Michele

di Giovannino nominato Chelcctino da Monte Ce*

moli*

Ifloria di S. Dalmazio .

A Mano finlftra delta "Rocca a Sillano ,fi vede fur' ^^ uni Collina il Caftclto di S. nalmazio » già mol- to florido » ma nrefentemence ridotto in cattivo (Iti- to A cagione dell* aria infalubrc . Di eftb parlano Lean* dro Alberti ' , ed il P. Giovannelli *. Il Sig. Avvo- cato Cecina nelle fue Memorie Storiche t\{\^v\(ct ,chc ntlC anno ii^ijl Comune di Volterra acqui jlo la me^

t*ì

(1) ItA). 5«. (%) Cronift. diVotovfli»

4% IITORIA ni f. DALMAZIO.

fi dilla Qlurl edizioni t / dil niirù e miflo Itnpirié Jopra il Caftelfo di S. Dalmazio > iffindult fiato v^n* duto dall' Ahbadeffa dil Monafiirio di quei luogo « al qual Monaftiro /pittava pir /' avanti tutto quii Ca* pillo . Effb Monaftiro fu approvato da Papa Eugenio III* quali confando ehi in ijfo fi ojjirvajfe la Rigola di S* Bencdrccof i die facoltà alU Monachi di poj^ fiden bini fiabili « / d' avin r Ecclefiafiica Sepoltura, mi li loro Chiifi i lo chi apparila dal Bnvi feri t tu a BrigiUU ( cioè ^^//^/7 ) Badija , Fa nel 1447* oc^ capito <latl9 Truppe d' Alfonio Ri d* Aragona ^ 9 di Napoli , e fa prelo , e faccheggiaco da 4itffandro VU ani , nel tempo dell* AfTedio di Firenze '

In S. Dalmazio preflb d*an particolare fi confer* y% un ferro lafciato , come dicono, a quella famMlia per dono miracolofo di 5. Donnino » col <juaie infoo^ eandolo » fi curano i morfi de' Cani Rabbtofi * Gtae« chk fi è difcorfo di S, Donnino , mi fovviene che ncU la Canonica di 5. Donnino a Vrozzi » vicino a Firen* «e 9 ho veduta una Immagine di S. Donnino Martin* re t dipinta in Tavola nel principio del Secolo XV* efprimenteif.Doiieiiio vcftito ed armato appunto co* me gli antichi Cavalieri accinti ; e mi fovviene che ti S. Giorgio dipinto fulla Porta di Firenze detta di S. Giorgio I per la parte della Città t è armato » e ve« Aito appunto come i Cavalitri del Popolo del Cornac ne di Firenze «

Iftoria di Monti Cafiillì «

/^Uadato che ebbi il fiume #.•••# il ouale è il ^^ confine della Maremma t principiai a lalire per

un

(1) To?. Hidor. Uh, il ptg. 80. tnerclum Litterarium Nor!b<r« (a) V. Dominici Urogitnii de ve» geni!: Apnì 17) i. pag. }f6. neno Ammantumi 8c Com-

IITORU 01 MOHTB CAlTKLtl. 4)

mi terreno più dotncftlco, ed in gran parte coltU Vito I coinprero nel Comune di Monit CuftfUi^ìì qui« ie è uni Ttrra aflal popolata , che fi governa quaii in forma di Repubblica rribucaria 1 Rapprefenunci deWe Comunità ( per quanto ho iritefo dire ) ed l Signori Cémgism Patrixj Fiorentini . per privilegio concedo loro dalla Comunità medenma 1 in gratm« caviono d* averla una volta protetta i nominano a vl« cenda un* anno per ciafcheduno V luldicente Mi vien Aippofto trovarfi un altro CaAello delio fteflb no« me nelle Ccllint ili Villana » e perciò non fo bene

Juale 41 qucfti due fia il rammentato in un* antica Cartapecora ' quale fofle occupato da* Pi funi nel ii48« ^ It fegu^nti notizie però fono ficuramente di Aftdit CéfifUi di Vài 4i C^i^M. Dalle M^mmiSiom tìékf del Signor* Avvocato Cecina ricavo t che f^#e« i# hfìfté 9ni9mo all'anno ijoo. liufraU yffiova di Volterra, tt il Comnnt tjfa^ a cagioni della Signoria di Monte Cailelli,/Nroeo tUffi aUnniCitm ìokini a trattare col Fefcovo in nome del Cornane % Qjfe^o Caftello apparteneva a diverfi , irovandofi Me^ marte di varie deliberazioni fatte da^ Volterrani . per ac^niftart te ragioni che ^uei tali vi avevano /opra . Nel ijoi* il Cornane di Volterra aveva fatto pren^ dere il pofejjh di Monte Caftelli a Ser Giovanni di Pegolotto 9 ed ejfendo ricorjo per ciò il Fejìovo al Car^ din. Matteo d* Acquafparta Legato Apoftolico di fio* nifazio Vili, e Padano di Tofiana^ qnefti per taez^ zo d' Accurfio Abate di S. Giudo di Volterra » fece Citare Ser Giovanni Notaio fnddetto » onde il 8. Settembre fn eletto nel Configìio dj Volterra il Sin- daco a comùorire in giudizio avanti al mede fimo Car^ dinaie . Bijogna credere che in qnefto giudìzio [offe

dato

(1) V. Murat Antiq. hd, Mad. fi) Brev. Hift PiC in T 0, 8cr. Ac T, 3. ii^a, Rer.Iulpag« I7i«

44 ISTORIA

da$o il torto ai Volterraui i / qtiall oltre cih fu^* tono dal tnedtfimo Cardinale Jbttopofti ali* licclefiajli' io Interdetto , nel quale durarono fino alla fine det ijotf. Eglino per liberare la loro Città da tal pre* ' giudizio f Ipedirono un certo Maeftro Rogcrio a Na- Ipoleone Cardinale di S. Adriano , con avergli dato $ncumbenza chiedere r ajfoluzìone dell* Interdetto , 0 d*afficurarlOf per pofer quella ottenere ^ che e (fi avrebbero obbedito in qualunque coja foffe loroAata comandata per parte della S* Chiefa t quando foffe di* cbiarato ^ che da loro fop fiato ingiujlamente occupa to Monte Caftelli. Gh ufizj Rogerio preffb il Cardinale » uniti air accennata ficurezza 9 che da lui per il Comune di Volterra fi diede , produfjero il de» Jiderato effetto , mentre effo il primo di Dicembri fcriffe lettera al Podeflà , al Capitano , ai dodici Di' fenfori , ed ai pedici V fidali della Guerra di Volter* ra f nella quale faceva loro noto d* averli conce ffa le domandata v4ffòluzione ,\Sel x)iz. nel General ^Var^ lamento di Volterra adunato il 2$. Maggio ^ ae^ eiocchè la Città reftaffe liberata dall' Interdetto , fa eletto Sindaco Ser Giovanni Buonvicini » con facoltk di far comùromeffo per la terminazione delle liti chi erano fra l Vejcovo ed il Comune di Volterra t a ca* gione di Monte Cadelli » ed effendo fiato eletto la* Gopo di Denincafa da Barga Cittadino di Lucca % i Capitano del Popolo e Comune di Volterra 9 il 'il. d^ Agojto dette ti Juo Lodo . Qyefto Lodo non fu ve* rifimilmente effettuato per la parte de* Volterrani t/^- ebè furono dt nuovo interdetti dal Vefcovo Ranieri degU Ubertini , e dal fuo Succeffore Ranieri de* Bel- forti 9 non Jolo perchè ritenevano Monte Camelli 1 ma perchè avevano fatti alcuni Statuti , per i quali pra* tendeva egli venir diminuita la libertà ìUclefiaftica 0 Nel 1317. ricor/ero ejfi a Papa Giovanni XXIl. e h

DI MONTE CASTELLI. 45

fipplicarOHO a voler loro conceden /* Affoluzione dal" le EcclefiaftUbe Cenjkre^con dicbiararfi pronti ad an^ Bullare tali Statuti » et a reftìtuire ciò che riteneva^ no della Cbieja Volterrana , come ancora , a rifarle tutti i danni che le avevano cagionato Avendo per taMto ottenuto che dal Papa fojje commeffa r Ajfolu-' zione allo fteffb Vejcovo Ranieri , il 12. Novembre del fìguente anno i j 1 8. fu effa data con gran folen^^ nità % effendo fiate da^ Volterrani adempiute le offerte condizioni. Nel 1350. a^ i^. Luglio nel Configli 0 del Pieno Dominio di Volterra, a cagione d^ alcune no^ vita che erano ftate fatte feguire , fu deliberato , che oltre alle f olite Guardie , che fi folevano tenere nelle mura della Città , e nelle Torri iji aggiugneffero altri feffanta Fanti per la miglior cuftodia della Città , e che fi prefidiajfero bene i Forti di Monte Camelli, i/i Monte Verdi t di Monte Catini, // quale era de* fl^ gliuoli del CtfM//Vr/ Ottaviano Belforti ^e la Rocca di Monte Veltraio. Le dìjpute che a cagione della GiU' rifdizione di Monte Caftelli f erano fiate /• origine di jfravi , e lagrimevoli confeguenze fra V Vejcovo , ed ti Comune di Volterra , ni fino al 1352» Jt erano pò*' tute terminare con perfetto e ftabile componimento ^ in queft^ anno dettero motivo alle parti di nuove ap* plìcazioni per ridurle al fine . Effendo fiata per tan- to data dal Comune di Volterra piena balia di trat^ tare e fiabilire la concordia fopra tali differenze con Filippo Belforti Vefcovo^a Ser Ottaviano di Puccio, Ser Giovanni di Cecino, Seghieri di Ser Neri , a Mar- tino di P^XAno^aSer Biagio di Giovanni, ^</j Nic- colò di Pannocchino, il 26. di Dicembre i cinque primi yfiante P ejfere andato Podefià a Perugia /' uUi^ mo , decretarono che dal General Con figlio fi doveffe eleggere un Sindaco , e dare al medelimo incumbenza d* accordare le differenze col Vefcovo , con varie con^

((ixio-

\

1

4^ t T O R t A

dizioni , frdUe ^uMi i che il ^efiovo foffìt oMigéi§ i èli fiipfli€4rt il Pàfié ilei fi$$ Btntpléiitn in iét Hg^ u ginftémento . Neil' ifl^ffo giorno fn eleiio Sindaco Ali» v gelo di Lotto Buoti^guidi , r fntitffivamoHU $ Di^fi^ % iéii del Comnnt fi é^cordàrono ((ol l^efiovo . o# r## fi \ mt Ifn rifìoniro da nné LeiieM firiiié offo yoJh^$ \ Sommo Ponte fiit i ntUà ifUdlt doppo nverti ojkofto % \ iko évendo gindi^nio fpedienii^ ptt vanUggio dolhfné i Cbiffi , di pfomovtfi €ht reftéjftto iorminàit t(t énii^ > iift iiii €èt effk éveé €ol Comnne di Volterra pit Hin» fi delln Ginrifdizione di Monte Caftelli i i^t tféon élh regioni (opre d^effò^ a condizione tht ini ttAo^ me veniffè ionguégliétn ion beni da tonfegnaefìtl di Pelote di 6000» Ure » lo fippli^n delle di Ini npprovn*^ alone. Nel t)7o. i Depntmi dèi Priori delle ArH t dal Qonfnioniere di Qinftizin del Popolo e Comnm di Firenze rr. Pédér] ira 7 Comnne di Volterra ed i tapi de* Fnornfiiti Volterrani , ebbero fmotti di ditbié'^ rare quali privilegi dovefero godere i Gaftelli ^ e ierre cbe fi erano ribellate dai Comnne di Volterra i e fnali veramente foffero fiate ounpaie da* Ribelli i e Fnornfàti del mède/Imo Comnne ^ B poiché alcnne Cé^ ftella fi erano ribellate , il Comnne di Volterra paU ini con qnelio di Firenze , che foffè a carico di Ini il far che tali Ca/hlla ritomaffero alla primiera ob^ bedienza . Qnfntnnqne fra effe vi foffe qnelio di Moit* te CAftelU > nondimeno i Fiorentini accettarono léfigm^ gezione che gli (/omini del medefimo gli fecerz » rea ver fi patti, ti to. di Lnglio del t^8i. j Vol- terra) ni non potendo pia fòpporiare , che t Fiorentini. ieneffero foito la loro Ginrifdizione nno di qnei da* Jtelli , che loro fteffi fi erano obbligati di ridnrre fii^ to i primieri padroni ^ mandarono a Firenze Ambe* filatori colla commiffione di richiedere Monte CafteU ti . Vditeji dai Priori e Coltegj di FìrtnM le ricbie^

DI MONTB CAITBLLI. 47

WSf * Volttrrani » fiimarano di dover ricncéri il ps. rtre di cinqi^f Qiurtcon/uUi , che furono Filippo Cor» fini » GioviAni Bicci ^ Francefco Ricci » Donato Baiv badorlf ^ Bene di Iacopo del Benei ed évendo etti eoncordemenfe rifohto parerijìgiufto accerdare ai Vol- terra 01 f «Mri avevano riikiefio , fu 9911 molto doppo reftiiiHt9 Monte Camelli ai Volterrani » ma fero dop* p9 #/<#«# fergiverj azioni » e doppo che ne ebbero fae^ tt taptìMe ifianze Nelle turbolenze che Jeguirono in Volterra nel 1^19* fi ft ribellarono di ver/e Caftella^ 0 fi Mederò ai Fiorentini » /r4//r quali /ii Monte Ca* fttlli, it quale all' entrar dell'Ottobre, 14)1. fi reje di knéna voglia ai Volterrani . Era (lato però ntt i4}o. prefo Monte Cetili per forta ai Fiorentini dalle Truppe di Nìtfolb Pianino 1 e da t(iiò dato in c\xr ftodia ai Sentfi 1 ma poco doppo i Fiorentini lo ri- cuperarono per trattato d* alcuni Terrieri '

Mimerà d'Argento di MontecaftelU .

pRa MontecaftelU , è Stilano era una Miniera d* ^ Argento ^ la ouale al riferire del Falconcini nella Tua Storia de^ Vejaovi di Volterra , era di proprietà d* ed! Vefcovif e nel Secolo XIIK era aperta . Uno di edi Vefcovi la dette in affitto aal* Incontri di Sie^ nai con patto che d'ogni dieci libbre d'Argento che cavaflero 1 gli ne doveflero dare una da met- ter!? rotto il Conio. Non fo il luogo precifodi que- fte Mimerei foUmente ho intefo dire t chtallaLa^ ma luogo coli detto Cotto la Rocca di Sillnno » per la parte del monte che guarda la Cecina^ fi trova* no molte vene di Marcafita color d' oro dentro alle Pietre» che i Paefani credono edere Miniera d* Oro. Altri mi hanno detto che in quelli contorni

fi ve-

f ») Petrl Ruflii Hift. ScncnC In T. jo. Scr. Rcr Itul. v^j. io, ^r^ \4

48 MIN* D*ARGBNrO DI MONTKCAfT.

ù vedono i veftigi d* Antichi Pozzi o cunicoli d* . una Miniera à*Argff$ioi non fo però Te veramenct ella Tia tale^ e le fia quella accennata dal fW- toncini .

Viàggio da Monttcaftelli 4 Céfoh .

r%A CMonitcaftelli fino a Cafoti il viaggio fu ttn ^ continuo Tali efcendit qaafi Tempre per colline cortuofe di Matiaione , in gran parte nude e femen* tate, in parte poi coltivate a viti e Ulivi t o tenti» te a bofco \ Il mio Duca , cioè la mia Guida Ma* remmana , non Tapeva altro che la pura (IraHa , t non aveva nratica alcuna dei pacfi adiacenti i ficchè non mi potè informare dei nomi t e delle partico* lariti dei luoghi » e lui ed io eravamo più morti che vivi dal ncddo, e dalla f;imc»

Paflai per mezzo di Montegutdi Canello i il quale da lontano colle Tue cafe intonacate ed imbiancate fa una macflofa figura i ma dentro 6 poca cofa t t vi fono molte rovine Ei rifiede in alto fulla cima d*unn fpaziofa collina di Mattaion^^ e ha d* intor- no terreni ben coltivati a poderi full* ufo delle Vutddja , con belle ville di Signori Senefi . Final- mente all' un* ora di notte i come a Dio piacqutt ' terminò quel noiofifltmo viagaio»e giunfi a Cef$l00 dove fui favorito d'alloggio dai Signori Mtléni.

Iftoria di Cu fole.

c^t

^ole è una delle buone Terre dello Smo di sima, fituatafur una fpaziofa ed eminente Ca/- liiìi , ncir ammaflb della quale fi fcuoprono Arati ori/.zontali d* ngliaia , i rimanenti fono per lo pift Arati di Renìftio. Quella collina ne ha d'intorno

BIOU

ISTORIA Di CAIOLE. 49

ftolte ilcre ugualmente alce » d* un declive placido , affai fertili , popolate » e ben coltivate 1 con diverte ville per lo più Signori Sencfi . Non ha a ridùiro monti primitivi » poiché le refta a qualche dilla n za per Ponente la montflgna del Comoccbio » e a Le- vante la Montégnuola di Siena : perciò!* aria di Cajo^ ii è fotcilo iìi ma Tana e non cruda , e gh abitanti non fono foggetti a malattie endemie . Hflì a( minti fono molti I ma erano aflblutamente molti p.ù > an- tico 1 poiché dentro al recinto delle mQuì);iie Ca- ftellane in parte rovinate, fi vedono le rovine di molte cafe ; e di parecchie cafe piccole ne foiK (Va- te jBitte modernamente delle grandi a(Vai comoile e belle. Le ftrade fono larghe, le pia/.ze fono belle, e la Chiefa Matrice Collegiata col titolo Profnfi^ Hra^ confìigrata fino del 1161. è affai grande «e or- nata quanto comporta la femplicità della iua archi- tettura • Accanto alla Porta che va a CoiU è un S rande e forte Caffef^ o Fortezza d* architerrura del ecolo XIV la quale fa vedere . che CaJ^U era una frontiera del Senffi aflai importante

Il nome di quefta Terra derivato dal latino Cafu^ l#f , dimoftra che la Tua origine deve rtconofcerfi fino dei tempi della bella Antichiti^ ZaccMrU Zac^ tbhf e fulla fua autoriti^ Leandro Alberti ' , ed il P. QUvanneili * portano per riprova dell* antichirh di Cafil^ una bella ftatua , che dicono effervi di L. W/- la . Io ne feci ricerca , ma non ebbi chi me la fa- pefle infegnarei folamente mi fovviene , che dentro alla Propofitura in una nicchia della parete deflta è una ftatua di marmo d* uomo veftito d* abito talare , mi che non mi parve Toga , Laticlavio , nm. V. U altro

(1) Ita!, yf (0 Cronift. di Volt. cor. ai.

(litio libito Antico Romano . o fìccome dllofA tn fcurftl di notorno U particoUiU!\ i non me no ri cordo Ad<}flb doppo tnnto ti^mpo \ foldmento coi\ h digvoflb ho ld«A I che U tìtitm non poltA ^(Tert ni titrurcfi I Uomnnn i ma del bnftl tcnmi i poftì foifd ^9t memorlA di quAlcho CalòUno itluftro I kpolto ft^n^a GettotAlto Comunquo (\aC\ i oUro i nomo 0 aIU AtppulU ftatua « fervono per provare più doclftvAmento rAntichlti\ di C$ifbl^^ ^U antlch llopolcrl Ipogei ftatl trovati vicino ad ctla un tmt to di miglio il ij. Olngno i744* una eruditi i dininta relaiftlono del quali fu pvibtmcata dal Sig» Pot core Oi$. Q)nlm9 òrti Profcllbi e di Delle lettera a Collo di Valdeira. inferita nelle mvtllt'UmH rie di PireHMt di detto anno t74i a e, "7* $1! 0 f6}. Io veddi la Grotta fottcrraneai « (ti Cai del Signori M^Uni le antlclùtii che ne erano ftil (davate I ma ttccome U Signor C^Ni le ha deA;ritti tant9 tiene » io rìl^ìannlerò ai Lettori II tedio ttt nao va reUslonoi e folamente foggingnerò, che 11 luog< doverono (lAte trovate» è 11 dorlb qaafi plano d una collinetta \Mt{M(w di Tufo un poco meno alt che quella di CtiJhU, t dove fi diftlnguono deal alti Arati di agltAla legata Infieme da terra» ehi con un mercugllo tartarofo forma qviafl un calet ftruttHOi ed appunto uno di qucrti ftraii fa la f\guri di vòlta nella grotta . Nel dorfo di queAa Coltltti fono alcune cafc* da Lavoratore» e ie mal non n ricordo » una Ohiefeita di ftruttura del tenfinl bar bari La ficcta del luogo fa fofpettare » che vi fit no altri (uniU Sepolcri Ipogei, come a M^ntt Bté é9Hf di ro/ll»^rrf| « ehe quello fofTe il Cimitero de gli antichi C^hUnI Molairli pollo fuori dell* abita* to» fu qualche via pubblica » ed in luogo dove (

poli*

DI CAROLI* 51

potevano meglio fare le grotte fepokrili , Tensa tì* more di rovine , e di gaafti dalle acque Le Urne fono di PancbiuM come qaella di Volterra , e la ere* do prefa dalla Collina di S. Gimignano^ dove mi ibvviene averne vedata della (imile . I corpi delle Urne 1 o caiTe % fono parallelepipedi femplici e lifci » ienxa ftorie o bafllrilievi , e le fit^ure rapprefentate nei coperchi fono goflfe , e mal ^cce . Tali Urne o fono più antiche delle ftoriate« o Tervivano per le ceneri di perfone di minor rango » e gli eredi delle qoali fi volevano rirparroiare fpefa . Uelle fimilì ne è ftate trovate anche vicino a Fìnnze , poiché due Ibno dentto alla Bafilica di J». Miniato aliMontc^ in una macia di fafl! avanzaci a qualche rifarcimento» vicino ad una delle porte t che conduce alla Con* ftfiw§e a mano delira Sono ambedue di Pietra «$*#- rwtf » lunghe quafi un braccio % col coperchio altresì di Pietra Serena » ma con quattro facce a ufo delle Madielle 9 e fenza figure , e lettere \ e mal non mi ricordo 1 vi fi diitinguono le tracce di due fpran* glie di ferro , che impiombate tenevano fermato il coperchio alla Gaffa A (imilitudine di quelle è fat- ta la Gaffa un poco più grande , nella quale è fama ftefle ripoflo per qualche tempo il Corpo di S, Ho* mol9 Vefcovo di riefole 9 la quale ora fi vede in alto nella Tribuna della Confeffionc del Duomo di Pie fole .

Grande fu il numero de* vafellami di terra cotta » che furono trovati in queflo Ipogeo di Cafole^ ma furono quafi tutti rotti da* Contadini . Io ne prefi i frantumi di diverfi, i quali verifimilmente fervivano |er i libamini da farfi alle Anime de' morti . Sono que- fatti di tre diverfe terre t una è di quella che no- minai a e. 497. del T. II, in parlando delle Poma'^ foncé , con quella bella vernice nera ^ e da' £t^tvt>i«

Di T(l\

sr

48 MIN' f>'AftOENYO m MONTRCAIT*

A vedono l vefttg) d' fttiticbi Po/.xi o canicoU 4* tiAA Miiiierft d* Argfnt^ i non To però (W virramenc» ftli TfA mU, r<i Tm qMlU accinnuM dtt iPiff/^»

Viaggio da Mont^caftM a <:ajòtf #

TXA CiionUcafiftli /ino « O/^/^ il viiggio fa tifi ^ continuo (aIi efc^ndif qaiii Tempre per colUnt foreoofe di Maf$aion0 ^'\n gtm parte nude eremeii^ Mte f in parte poi coltivate e Viti e Ulivi» o tenti» te i bofco \ Il mio Duca , cioè U mia Guida Me^ remmana » non fapeva altro che la ^w^ ftra4i , non aveva pratica alcuna dei pacfi adiacenti f Acche non mi potc ìni'mmt^rti dei nomi i e delle partico* laritk difi luoghi » e lui ed io eravamo pia motA che vivi dal rrt^ddOf e dalla fiime«

l^afTai per mcr/3^0 di Moniegmdi Caftello 1 il qualt da lontano Ci>tle Tue cafe intonacate ed imhiancacf h una macdofa figura # ma dentro t poca cofa i vi fono molte rovine « Ki rifiede in alto fulla cimi d'un» rpaxiofa collina di Matfaion^f e ha d'intor^ fio ti^rreni brn coltivati a poderi fuir u(o della Valdi^/Ja , con helle ville di Signori iien9ft . FinoU mente air un* ora di notte i come a Dio piacqutf terminò iiuel noiofidlmo viaggio» e giunii a Cafota^ dove fui tivorito d* alloggio dai S'ignori Milani.

Jjtoria di Cafi/f,

C]4pjti h una delle buone Tettai dello Staio di T' Sifffta, fituata Tur una Tpay/ioTa ed eminente Col» lina , nrir nmma/Ib della iiuale f\ fcuoprono ftrati ori/zontati d' adiaia , i rimanenti fono per lo pift ftrati di lieniAio* (Quella collina ne ha d'intorno

moU

ISTORIA Di CAIOLE. 49

ftolte ilcre ugualmente alte , d* un declive placido , affai fertili , popolate » e ben coltivate 1 con diverte ville per lo più Signori Senefi . Non ha a ridùiro monti primitivi , poiché le rcfta a qualche dilla n za per Ponente la montagna del Cornoccbio » e a Le- vante la Montajf nuota di Siena : perciò!' aria di C^/o» // è fotcilo fìi ma Tana e non cruda » e gli abitanti non fono foggetti a malattie endemie . Hflì ai iLinti fono molti I ma erano aflbiutamente molti p.ù > an- tico t poiché dentro al recinto delle muia^iie Ca- ftellane in parte rovinate, fi vedono le rovine di molte cafe ; e di parecchie cafe pìccole ne Ioik (Va- te jBitte modernamente delle grandi afVai comoiie e belle. Le ftrade fono larghe» le piazze fono belle, e la Chiefa Matrice Collegiata col titolo di Propofi^ Hra^ confjgrata fino del 1161. è affai grande «e or- nata quanto comporta la femplicità della Tua archi- tettura. Accanto alla Porta che va a Coiit è un S rande e forte Cafffr$^ o Fortezza d* architerrura del ecolo XIV » la quale fa vedere , che Cajote era una frontiera del Seneji aflai importante

Il nome di quefta Terra derivato dal latino Ca/i^ l#f » dimoftra che la fua origine deve riconofcerfi fino dei tempi della bella Antichiti^ Zaccaria Zac^ ibiOf e fulla fua autoriti^ Leandro Alberti ' , ed il P. Oiovanneili * portano per riprova dell* antichità di Cafole una bella ftatua , che dicono effervi di L. Sii- la Io ne feci ricerca » ma non ebbi chi me la fa- pefle infegnarei folamente mi fovviene » che dentro alla Propojitara in una nicchia della parete deflia è una ftatua di marmo d* uomo v edito d* abito talare, ma che non mi parve Toga , Laticlavio » Tom. V. U altro

(1) Itil. ff. (0 Cronift. di Volt, t car ai.

50 t f T 0 li I A

nitro abito antico Romano , o fìccome p\\on tn^ fcurai di nocarno le particoUrltlt , non me no rU cordo adeflb doppo tanto tempo : folamente cosi tn digroflb ho idea $ che la ftntua non pofTa cHere Etrufcft » Romana 9 ma dei bnfli tempi » pofti forfè per memoria di qualche Cafòlano iiluftr« Il Sepolto fenza Cenotnfto* Comunque fìafi » oltre |l liome i e alla fuppufla (tatua 1 fervono per provart più deciflvamcntc r antichhà iWCafbltfféi antichi (lepolcri Ipogei flati trovati vicino ad eiia un ntiir* IO di miglio il di 15. Giugno 1744* una eruditi « diflinta relazione dei quali fu pubblicata dal Siff. Pot« tore GÌ0. Girolamo Carli Profcflbre di Delle tetteff a Colle di Vftldclfa, inferita nelle Novella Uti^r0* rh ili fir0tize di detto anno 1744 a 537* 5SS^ t 56 j. Io veddi la Grotta fottcrranea» < in CiU| dei Signori Metani le antlclutit cbc ne efino ftitf fcavate» ma ficcomo il Signor Carli le ha defiijilttf Cinto bene , io rifparmierò ai Lettori il tedio di ntui' Vi relazione f e folamente fo^iugneròt che 11 luogo dove fono fìnte trovate t è il dorfo qunfì piano d* una collinetta Ipa^lufa di Tufo un poco meno alti che quelli di CaJbU^ e dove fi diftinguono degU alti Itrati di aglmin legata inficme da terra» cm con un mcfcu)flio tattarofo forma quafì un calci- ftrusiro^ ed appunto uno di quefli (Irati (a li figuri di volta nella grotta . Nel dorfo di queÀa CoTlioi fono alcune cafe da Lavoratore t e mal non mi ricordo 9 una Chiefetta di ftruttura dei tempi bar* bari La ficcia del luogo fa fofpettarc » che vi fif no altri fieni -l Sepolcri Ipogei, come a Alonf0 Br§* done di Voliara^ e che qucfto foffe il Cimitero de« gli antichi Cajblani Idolatri, poflo fuori dell* abita- to » fu qualche via pubblicai ed in luogo dove fi

potè*

Bl CAIOII* fi

poiovdno meglio fSiro le (irono fepokrill , ren«a tl« more di rovine , e di guaiti il«lle acque Le Urne fouo d\ N9cbii$M come quelU di Voinrré % e U ero* do prefìi dalla Collina di £• Qfmigmni^^ dove mi IbvvieAt «verne veduta della (imile. 1 cor\n detit Unei o cafTe» fono parallelepipedi femplici eliicl i lÌHiM ftone o bafllrillevi « e le fiy^ure rapprelencaco nel coperchi fono noftV , e mal tacce . Tali Urne o fono più anciche delle doriate « o fervivano per le centri d) perfone di minur rango » e gli eredi dello <|Q«U fi volevano rifparmiare Ipela « Pelle fiimli no ^ (Uie trovate anche vicino a i'ìrrMee t poiché due fbno dentro alla BafiUca di S'* Miuisto àfyMouii^ , In ma macta di fafli avannnci a gualche rifarcimentOi vidimo ad nna delle porte » che conduce alla Cen* fyifhfie a mano destra Sono ambedue di Phirs Si* rMM % lunghe quali un braccio » col coperchio altresì di ^ktré SrrfMt ma con quaccro facce a ufo delle Madlelte » e fenaa figure , e lettere & e te mal non mi ricordo i vi fi dimnguono le tracce di due fpvan* {ho di ferro « che Impiombate tenevano fermato il coperchio alla CaflU A fimihtudine di quede è fat- ta la Caffa un poco più grande, nella quale è fama (lefllb ripofto per qualche tempo il Corpo di S. Ron lèefe Vcfcovo di riefole i la quale ora fi vede in alto nella Tribuna della C^nfflfi%nf del i^neme di

Grande fU U numero de^ vafellami di terra cotta % the furono trovaci In quefto Ipogeo di Cajhlct ma furono quafi tutti rotti da* Contadini . Io ne prefi l frantumi di diverfi l quali verlfimllmente fervivano perllibamini da farfi alle Anime de* morti. Sono que- Ri fatti di tre diverfe terre i una è di quella che no- minai a c% 4y7« del 1I« in parlando delle Po/m* ^9i^^ con quella bella vernice nera^ e da* franta*

Da mi

$% ISTORIA j

mi Ci conofce che erano molte forte di vafì » tirati foC« ; tìiiAimi e leggeriflimi » fcuiniciatt » fcannellati » coii : manichi puliti AUrì fono di una terra roflTa fenst : vernice» legirerKfìma » tirati ancor* efli con gran fi» \ ntzza » ma m lavoro più fcmplice : in fomma il la» ^ vero eli ambedue quoltc fpecio di vafì è cosi pali» i co e bello i che non ha invidia ai lavori di vafel» i lami che fi fanno oggiilU La tersa fpecie è di terrt \ rolTa più fcmplico^c più ^ro(rolana,a ufo delle ite» i fore . l frammenti del vaio Aoriato a baffo riliovo : deferi tto dal Signor Carli , non gli vcddi t croni benil de* frantumi d* un vafo piano di rame affai fot» ( <ilc f ricoperti d* una grolfa patina di verderame |fio* come anche una meilaglia di terra grandezza i tal» ; mente incroftata di verderame ,chc non vi fi diftlll*

J|uo impronta veruna. I Contadini che fcoperferoU enolcro » e che prinii di tutti per la rottura fegoiti nella volta vi fcefcro »anfìofi di trovare il fappoflo ; tcforo mi dilfcro che nel mezzo del pavimento cir» , colare della grotta , (lava il vafo di terra defcricio : dal Signor Carli » granile quanto gli ufuali Caldana di « rame » e dentro ad eflb (lava il vafo di Rame a ufo di Teglia , con d'intorno molti vafellini» e mefciro* [ bine piccole di terra. Le cade (lavano fui muricitto- lo che contorna la grotta, e tra una caffa e ralcCi. e davanti ad elfe altresì (lavano difpolìi moltiffisi dc*(liiU1ctti vafcllini » i quali tutti Airono rotti par* te dulia rovina della volta, parto dagli (lefii Conti* din) ^ arrabbiati per non vi aver trovato V oro cho fperjvano .

^ La più antica menzione che io abbia incontrata di Cafolc , è dell* anno 896. nel quale AdalbfrtQ Mar- chefc di Tofcana donò ad Alboino Vcfcovo di Ta/» ffrrs la libera (jiuriiUizione di eflb ' 1 paftò poi non

fo fi) Rena de* Mircbefi di Tolcana a e tifi

D I e A S 0 L Et 5)

fo come quefto Coftclto in potere della Repubblica di Siena » e nel i}i2, a* ). Dicembre M. Ranieri di M. Tortine o Porcina Cafolano Ghibellino lo diede per tradimento alle genti dell* Imperatore Enrico VII* le quali tentarono in vano d* occupare per aflalto anche Miwzanoi poco doppo ribellò Abl Scmfi an<- che Mante Guidi » e fi diede a' Conti d' Eia parti* Cinti deir Imperatore ' «Nel Settembre dell* anno fé* ^nte i Sene/i andarono a ofte a Cafole , ma non lo poterono prendere t e diedero il guafto al Territo* rio: finalmente T ebbero ^ P*cti molto vantaffgioli

Cr i Terrieri * ; ma per aflicurarfì che non fi ri* Itaflisro un altra volta i vi fecero nel i } 5 1. fabbrica* re un CafleroiO Fortezza ' Nel 1)59* poi fecero ftbbricare un altro nuovo Caflcro « ffuaftando il vec* chic % e penofli a £irlo due anni iT Comune di Ca^ fila £d coftretto a pagare a quello di Sima 500. fio* Ani d* oro » per la fpefa di quella fabbrica ^ Nac« qaero net i)86. delle Sedizioni ,c Guerre Civili tra i CéUohmì »per fedare le quali fi alFaticò il Comune di Siena 1 e vi mandò Comminarj idonei ' . Vicino kOa/oia^ io k Montatcintllo feguirono nel 1366. del- le Battaglie fra i Stneji > e la Compagnia Inelefe di Ghmmm Hancnd ^ 11 CalTero di Cajole fu dato da* Semefi per ficurtà al Duca di Alitano » ma lo riebbe- ro poi doppo nel 1404. Rotcafi la Guerra tra* Seneji « e* l^or^e/Mi I i Cafolanì nel 1479* fecero in più \oU te molte prede nel paefc de* Fiorentini^ ma ne eb*^ bero mal prò» mentre il di 17* Giugno le Truppe de* Fiorentini andarono a campo a Co/ole 1 e nel (lì

TX 3 »!• la

U) Malav. Ift. di Siena t. a. 68. lA T- XV. Scr. Rer. Itaì. 137.

(jp. (4) Donati Ibid. ì6f

{%) Andrea Del Cioa. San in T. (f) Anon. Aniul. SeocTi in Tote.

XV. Scr, Rcr. Itaì. Malav. Hift. XIX. Scr. Rcr. Ita). 388.

di Siena P* i. 73. nel t } fi. (6) Neri Donati IbU^ pag. ipo. (t) Neri Donati Creo, di Siena

54 I I T 0 R I A

11» U prefaro a viva forzi i U facch^ggiarono ed arfero . Il di )o poi d^l medefimo mele , i Jf^/i^^ ri» prefaro la Rocca di Cafole^^ laruneHero a fg.ocQ»f * nel lot Lu||Up prefero >lf0i9/^ G^//// , e lo im^iTaro a Tacco e a fuoco ^ .

Air Iftoria di Cafoh appartiene la fiegaante nocW 9(la t ebe mi i data alle mimi in auedi giorni ^ ntl fare il Catalogo de* Manoicntu della ncchiflima Bi* blioteca Qadaìana » del quale foria ne farò par(# al Pubblico colla (lampa t Ivi adunque nel Codie# CCCCXVIIL membranaceo iti fuglto, fcriceo verfo la fine del Secolu XIII» inticolaro Lihr Abacì ^ fen* 9(a il nome dell* Autore ( il quale per altro fembra cfTere ftato Fiorentino ) al cap* 24, tratta dfflh hf^ gbé di diverje Moneta 1 traile quali ho notate le fi* guenti.

La Libbra del Volterrano ( cioè de* GroflTi Volter* rani ) delle flelle tiene onde dieci e due terzi d^ ArientQ fine

La Libbra de^ Piccioli Volterrani Ch a fole fi tiene pn» eie una e un terzo d* Ariento fine

La Libbra de* Cortonefi ( Piccioli ) delle Lunette 1 tle^» ne onde una e mezza d* Ariento fine

Quefta notizia mt;ctein ficuro U lega fin* ora igno* fa delle Monete Volterrane e Cortonefi 9 e fa foipet» tare che in Cafble fofle già una Zecca , credo io » de* Vefcovl di Volterra, dove fi battefle la Moneta nera de* Piccioli Volterrani , che peiciò Ci chiamaf* fero Cafolefi ^ ficcome a Berignone , ed a Montieri era* no altre Zecche de*madenmi Velcovi «dove fi bar-* levano i GroffieuX nitri Ciccioli Volterrani icome no*

tai

(1) Mkgyeìto Allegretti DlcrjUft- tltr, Ttal |)ag 190 Murat. iVn-

ncfi in Tom. a] «cr Rei» lui. tiq. Ital M. Ad T. ).p 1 144.

pag. 7«B. V. Agaob di Turi $$^6, Coppi Annali di 8 0«-

dolOraflb Cren» in T. f j. 8cr. miga. pag. 1 1 7.

P I G A S 0 L E 5^

cai i c. 3P9« del T. It. e a e. 34. del HI. Dcppo tanti replicati difaftri i noti è maraviglia Cafole ao* bia dimihuico alquanto della Tua popolazione 1 e cer« timente ei deve la Tua fadlftenzà alla bella campa-* gnà che ftà d* intorno Efla campagna è tutta quan*^ ta terreno di Colline mifto di Tafo e Mattaione % af. fai Àrtilet e d'un declive placido 1 non danneggiato dair amido I dalle tempefte. Le Colline del Ter- ritorio di Cifoli formano un dorfo o barriera tralU Montagna del C$fnottbio , e U Montagnola , la quale ferve di diviforio naturale traile Valli dell' Elfa, della Cfchd i e della Merjfò % ed ha un declive placidrfli* mo verfo la Vnl d' Elfa .

Per quefto declive tutto còltivnto s the forma quafi Una pianura 1 è tirata la ilrada 1 che da Cafole con** ducè alla Città di Colle ^ per la quale io viaggiai dop* che (\x ceflatà una dirotta {Pioggia ti oaefe adia^^^ cente alla ftrada è quafì tutto pianura^ elevata pe<» ìò molte canne fopta al pelo dell^ Elja » appunto co- me le pianure alte del f^aldarnù di fopra % dette di Cafein \ di Scò \ di Càftelf ranco ec. fovraftano all' At- no. Eflà pianura elevata i e beniflimo coltivata» in vi« cinanza di Colle eflTendo roCa dà' Torrenti i compà-

riTce diNipàta> come fanno tutte T altre Colline di

Tnfo^

ìftoria di Colle

cima d'und quefti dirupi , continuato per ^ ^ •'ènte Tramontana colla Collina di S. Gemignanù^

nente

e che fovraftà alla Valle bafla deir f//^ » è fttuatà la porzione fUpèriore della Città di Cà//f «cinta di hiu- raglie»con uii vàftò Borgo qùafi al medefìmo piano, e con un altro detto Spugna nel baflo fui fiuntie Elfa > dove fono le famofé Cartiere ì con mglti altri ediii-«

ff I f T O R I A

Z), donde i paefiini ricragi^mo grofli guadagni «Qaifi* di è che I*flna nella mcdedma Oicc;\ di Colle è aflil dv'Mlin, poiché nella parte fuperioret cioè nel Cgm fiel l^ecchio , e nel Borgo alto % è fuccile , ben venti* lacsi > i'J alciuccn,ma nel Borgo BafToyè groflatunii- da, e crucia per la poca ventilazione, e per i moki vn.>ori che fi follevano da tante radunate d*aeqìMr« Quifili è che il (ito primitivo Colle fembri ciTe* re il («lo quello At\ Caftel Vecchio ^ circondato di fiir* ti niui aglie , e pieno di Torri ali* ufo del Secolo Xlll# dovocchè ne* due Borghi le fabbriche fono motto

{)oftrriori di tempo f a riferva di due Chiefet eh» bno nel piano aHni grandi i tre navate t d* Archi- tftcurfl del Secolo Xlf. Il Borgo à^iSpugnaìitL Tobbli* go (lell.i fua efiAcnzA al fiume £//^ ,dal quale ipteb* ni ncivano grandiflime ut)lic2k principalmente Mt la manif;)ttura della Carte da Jcrivere ^ la quale vi è molto antica» e dubito che vi fia (lata introdotta di alcuni Fabrianefi , i quali per quanto ricavo da* li* bri publici delie Riformagioni di Firenze t furono 1 primi a introdurre in Toicana quella manifattura ne ottennero perciò privilegi grandiflimi dalla Re- pubblica Fiorentina Coir opportunità delle Carih» re « vi fu anche nella fine del Secolo XV. eretta una Stamperia, donde ufcirono molti bei libri» ed un' altra ne era m quelle vicinanze « nel Caftelh de* Cortefi nobil Fimiglia di 5 Gimìgnano .

In quanto ali* origine di Colle, non ne fa cofe certa; l'olamentc fi rende verifimile che ella ita affili antica f poiché m quefti contorni fi ravvifano vefti* gj di popoUzione anche ne* tempi dello bella Anti* cb^th Il Signor Dottor Pietro Paolo Fritt^lli abilif* fimo Medico di Coite 9 mi fece vedere diverfe an* tichità fiate trovate in poca didanza da Colle ^ vici- no alle rovine d' un* antica Rocca detta Cajlei ili S.

Qmi^

D I e O L L 1. 57

Qimiinmio % frontiera già de* Séngimignéntfi ^ in una piaggia ftats rofa da un foflatello . Traile altre vi era una tefta di marmo di Donna icon una fpecie di cuf- fia in capo I di difegno » e lavoro molto buono La Tetra di S.GimignM^ è molto antica «febbe ne non ntlfai maniera come la fa il C^ppì ne' fuoi Ann§H i P^fgihonjt , detto Mariuli , era ancor* efTo molto an« fico; vi erano in quefte vicinante Simì fonti % ePa- fM, Terre diftrutte àà* Fiortniini ,ed antiche quan- to Fktnze per lo meno ; Staggia Cadello vicino fuf- fifteva fino del Secolo X* nolckè vi abitava il Conte tUikramia figlio di ÌValfreio , per Quanto ricavo da un Diploma inferito nella Stona della famiglia Qki^ rmtJkua del P. D. FidtU Soliani . In mexzo adun- que d* un paefe cosi popolato , è verifimile che il pofto di Colle non fofTe negletto» principalmente perchè è opportuno più di qualunque altro de* fo- prannotati per ftabilirvi una popolaaione

Il Signor Dottor Gio. Girolamo Carli Profcflbre di Belle Lettere in Colle t va teflèndo a tempo avan- MIO un* efatta Iftorìa Diplomatica di ella Citth« e del fuo Territorio » e le fue molte occupationi glieto aveflero permefTo , a queft^ora me ne avreb- be favorito % amnchè io ne potefle far parte al Pub- Uico \ ma oggimat mi rifcrberò a godere delle di lui «atìe per le Giunte » o per la Geografia Fiéica delia jyfimoatt per ora fupplirò alla curiofuà de Lettori^ cen pubblicare il feguente Riftretto dell' Iftoria di Cotte , fatto da Autore innominato , ricavato da* Oo«^ did XXXVtlI. e CLX. della Ctafle XXV, de*«ui« nofcritti della Biblioteca Magiiabechiana^t €\ dice copiato dair Autografo eliftente preflb i Signori Buon^ (ignori NobiU Colligiani .

0 ^^

58 f f r O E 1 A

Cronici della Terra di Colle oggi Cisti .

^

QVami9 degli Mtiebi e m^derwi Scrittori » itre islf ^ mmiverjél griiù per i meriti I§t9 di fsvj il mm^ mi C9nfegm»r§m9 , pew^ ire C Mitre virti , 9Ure èlle m^ie % e he di frejewìe fi t seti 99^ , cpm vere femfrt é mémfefie It^i Jlsìe ds e fi partie^tsrmeute teleiraU 4 gaiefte deUs Fede^ ^bedienzs^ velare » e (eftmzm emg Jmprema grsmdezza fofrjrm sUe ftelU iteugéa^ ed effìtre en twtf il parer lare eolloeaie . £ perh q»ei ebe melt 0Ué fieni éwennteli ne fiaa vnlfi » e virilmtnìé hènna c»n apere degne eferdioie^ con immartnU et infinite gloria ds tntie le Unzìnni ne fnrena femfeé lodati , e eelebrati ; tref fnali popoli » (be in ogni aie le ionobbero ^et in franto grado le tennero , et imtwn^ pi d ameni e le efertitarono ^gli Antenati della Terre di Colle f fegnitati et imitati ftmpre dai jmueQori^ /•• ro » devano nterit amente e fiere annovtrati magràfM» ti » e ion etema memoria fatti per tal tonto eelebri^ e /antofip toma bemfiimo per le proprie Storia Fio^ reatine 9 o fier la pnbblitba Scrittore anfora hHen nelt Artbivto loro tonjervate^fi poh tbiaramente «r* dere ^ e con la late della verità al mondo mamfefiam^ dola ajferwutre ; e pertib degna i ebe per mezzo ài pm^^ bliis Strittnra ft ne dia al mondo qnella notìmia^ tbe tante loro operazioni virtnofamente fatte ^ meri* tana tbe fi fataa . Di qaì è tbe dando priadpio dlal^ Ir pia antiche memorie t tbe ne pobliei libri fi rittn^ vano f le quali tou le Storie twtf roméno i ditti tbé t anno 1260. il 4. di Settembre fegnì la fomite rotta dell* Arbta nel laogo detto Mont' aperto » ton U total roviaa de* Goelfi To/cani tapi di effi e Fioren* tini ^ fegnì t a a favore de* Ghibellini par Tofani ^ fra* quali p trovarono molti della propria Città di Firenie #

fi-

D I e 0 L L £• 59

\fiinici quelU fazioni capo de" quali Farinata Uberti nmo generojo i prudente infieme ^ t di fu premo w- Im dotato e ripieno ; ma Capo di tutti ^ e Generale fu^td tra Provenzano Salvante </»o della prima So^ Ulta i// Siena i con molta Jua lode » e Jatis fazione uni* ^tjale di tutti . A quefte arme de' Senefi e GhibeN lini nfcani fi tongiunjero già aiuti di Manfredi ufur^ fitora in quel tempo del Regno di Napoli . Jn que^ fi^ fnroee conflitto i e crudel battaglia / afferma per copt certa ^ejferne della propria Città di Firenze rifiati morti a$oo. uomini valorofi e forti » e de^me^ iefimi 1500. prigionia Dell'altre Città , / Terre /#• guàci della parte Guelfa vi reftò gran numero di mor* tì^ t prigioni ancora , de' quali non mi occorre in juefi/o luogo farne pia diftefa menzione ; bafta bene , tbeJa Terra di Colle ne fentì ^ e gli toccò la fua par* te di tanta firage e rovine per il numero de' morti » t de' prigioni cbe vi rimnje; onde l' avanzo di tff$^ con r ef empio de' Fiorentini , abbandonarono le fufìan^ Zi , a tutti i beni loro » quali con gli altri Ji riduf^ [ero a Lucca ^ e fuo territorio , dove per tre anni continui $' andarono il meglio che potettero trattenen^ io . Avvenne poi , che cinque anni doppo , cbe fu l' anno 116 j. pafò in Italia Carlo ì^rimo d' Angiò Fratello del Santo Re Lodovico ^ chiamato prima da Urbano IV«# poi da Clemente IV. Sommi Pontefici contro a Man* fredi Rt di Napoli perjecutore della Sede Apoftolica al conquifto di bel Regno « del quale il detto Cle- mente ne diede al Re Carlo la Corona > e invefiitura con il cenfo di feudi 40000. /* anno Con il detto Re Carlo andarono i Guelfi di Firenze» raccomandatili molto dal Sommo Pontefice , e per effere infieme a taU'- fa imprefa più numero di G^nte cbe poteffero , per sfo^ gar meglio l' odio , che a Manfredi portavano « invi'' corono a chiamarono in loro compagnia de' fedeli ade"

venti

tfo r I T 0 K I A

renfi loro. Seguì dép^i mi Piano Hi Donevcrlea fri i Hini Ri béHaglia' firodj/tma ^con la perdita dtl Rf^t gfiùfi della vifa di Manfredi i^^//^ quale $ Moreno tini Ji adoperarono in modo , che dal Re (Inrio ne me^ tifarono lode , e promejja del ritorno alle Patrie /a- ro. Si legge nellf Stòrie (he qnefti Jatti^ racconta^ no 9 che Manfredi avanti fi attactafje ti fatto d^ar* mef veduta la fdiera riorencinà molto pompofa% ee 0 ordine d^ arme , Cavalli » e vepimenti , domandajfa chi fuffero pselli » et intejò i che erano i Guelfi di Firenze , dneffe o i Ghibellini tanto da me aiutati ove fono f fogglungendo quelli , non posano oggi ft non vincere , volendo inferire » che vinceva egli eut effi volterebbe il fuo favore . Doppo il fucceffb detta quali co /paventati in Firenze quelli che la Cina reggevano /per fuggire e guerre ^ et altri danni $ ehi gli vengono dietro « fapendo per la propria e/parieitm za molto bene quanti danni ^ e cruaeltà Ji recidi diem ero il^ combattere ^ che fanno infieme con odio i Cit^ tadini dentro alle fleffe mura ìnfieme nati: deenta* tono perciò % ebe tutti quelli « cbe efuli fer quatuitqua cagione f$ trov afferò » e banditi della Città di Firen^ ze f potè/fero ad ogni pofta andare alla Patria per #a» dere e onori » e jujlanze toro » quando li parejjk farà a lor beneplacito ritorno ; con il quale efempio i Fua* rufciti deli" altre Città ^ e Terre aderenti alla parta Guelfki , nelf ijtejjh modo richiamati alle Patrie toro k rìdufero 9 il the fegui /' anno 1166, Ma i GuelH eie a Firenze ritornarono^ fendo in maggior numero WSr* scontrar) loro Ghibellini f e con i detti Guelfi aderen* do il Popolo di quella Città ^ cominciarono a rimpro^ verare e biafimare i contrar) toro^ che avevano eomi IVadìtofi della Patria dato aiuto a' danni di ejfk a gì* inimici proprj » e convenuto ancora » ed acconfenti^ to , ciré le Mura , Cèfi p e gli Edijizj coti nobili , fi

zoz

DI C O t L K. 6l

fuffiftététsginirofità ^/Parinau» cbt a cri$^ , # iniquo Coniglio s* oppoft , M tutto disfatti , )vin4iti fu(fìro . Onde ptr fitte minaccief^u^ '4#// Ghibellini diV\Tt\\tQ%prefiro ancora ìJJÌ vo^ arto efiliot e di nuovo a SìehayiT riduffito. dove verono di formare efenito potente per venire a' i degli nemici , perdi quelli che altre i^'olte hanno fguite qualche vittoria J^eranojempred" ottenerne altre » et è sofà ordinaria i che chi è reftato vincitore ' altra cofa fiima , / per chi facevano beniffimo che Jio , e ptà fano con figlio fi giudica l' aff'altare , e itt guerra tn cala d' altri che affettarla nel prò- pneje , oltreché fi i vifio per ejperiénza , che il ^0 indugio apporta f^ejfe volte più danno ^ che e/fendo la celerità nella guerru le più volte ^*ipaliffima cagione della vittoria , attefo che fi ve* fiara che chiunque nella Guerra i coraggiofo , fi t ficuro e chiunque teme in effa » commette gra» ni errori . Moffl dunque da tante ragioni » aduna» in un Jubito novemùa Fanti i e buon numero di illi Gente efpcrta , e tutta buona , e ficura Per la ^ria paffuta , e certa d^ avere a effere in qnejta an^ vittorsofa de* loro già fuùerati nemici t e quello molto pia gli rincorava Jendo dal medefimo Pro- fano configliati » et animati ^ che alla rotta dell^ Kgli aveva guidati %fapendo eglino beniffimo , che

ma delle gloriofe imprefe cont e ottenute^ da un tAtìù . i*Af> jt M/**/} §ìé»trii . ffli inimici ithm

6% I i t 0 R I A

frano ifignltt d prò ft hHor pubblico » pmprt gli ittiHO tOH féiilhà gréHdt rlupiht i tìcchi di antjtf torà évtnm lui ptr Gapn Ji mtdf^fimo luccejh m J^fm révano ^Jèntlo hnM pari il vdhtt dr Soldati %qimn^ éo viHgoHo ìhcÌMì 0l combntii^ri dal Capitano ioro% Si Hf wnnero dUHf/u^ con pnfieMa iHcrtdibih iiàtH dnimo/ii e bravi ^ pieni di Jicnra vittoria i ad a fatta» ft ptr II primo incontro I0 Mura dalla Terra di CoU le a loro troppo vicine 1 e molefle Oli nomini del qaai luogo non puniti ùer tale affali^ fpaventatl ^ ftf I contrari paffuti jucctjfi cbigmin , pur da qutftt ma^ defiml nemici ricevuti , f ebbene piti che mai dagli Jtef» fi I che gli affaltavano \ bravati 1 e minacciati ^contut» to^lb con ardita r vahro/a mann , et invitto cuore Jt mefjero alla difefa delie $ofe Uro // che da'* Pbr«ii* tini fìiputo . Inviorouit dovari Bertoldo Pranteje Capi» tano della toro Cavalleria 1 e Vicario del Re di JVii* poti alla difefa di Collii // quale dalla parte dlJV^ pra da' nemici non circundata , entrato In quella Tif» fri, ne JeÈUÌ^ che l^efercita nemico fìntilo l^arrtw del fbccor^i lontano fin miglio da quelle Mura firh tirò , et alloggiò , e fermom /opra un eminente pogm getto ^ che al piano fòprajta^ anticamente e di pritm /ente ancora chiamato U Piatto lU Si ManttAlt C/6 fìputo dall^ ardito forfè pia che prudente Capitana I^rantefe^ con forze a( tutto di fognali efìl fublto Hi Colt<i k tt andò a trovare gli inimici^ e nel detto pU^ no jf* accampò coti preffb , che gli uni e gli altri efèi^ citi fi Vf^devano , r perché fhpra il fiume deW Glia d era un "fonte , fopra del quale per neceffitk bifogna'» va p4{faff> la fua Cavalleria , quefio Capitano paffata

che /• ebbe 1 II fece rovinare per torre in tutto e per tutto a" fuol la Jperanta del ritorno mediante la fu* ga . Egli per di fendo uomo di militare fìpienza r/n-

DI COLLE.

Iti /* firatai^mmé iàlf tfperhnza dimoftratoli , e ptt mftp f^tto pia ardita t comandò agli liuomini di Col- le éitn a combattere , che con più {ungo circuito » / dal pia eminente poggio che agii inimici Jopraftava, gii ajfaltajffero , j apendo beniffimo quefto Capitano » che non importa il numero , ni la quantità de" Soldati , ma del valore s* ha da far conto ^ e della qualità . 0&. hdirono i Colligiani, V con animosa rijoluzione , e con ardire , e con Jilenzio maravighojo efeguirono il datoli comandamento , / con tanto gagliardo e feroce afptìto diedero addoffo agli inimici ^ che in breve tem^ gli rijpinfiro in dttto piano , e diedero bella co^ modità , et occafione al Capitano Franz^fe d' inveftir^ fi^ e Provandoli di/armati , et impauriti per r ina^ Jbettata affalto , come /' ^ detta di romperli e fracaj^ farli , e Provengano Generale di quell^ Bfercito , che fino a quel punto non aveva giammai vèdnta il con-

f trarla vifo della brufca et adirata fortigna , vedendo fr /ae genti in rotta , volfe piuttojlo valorofamente combattendo morire , che fare alla fua Patria con vrr- gogna ritomo , percbi fapeva , che il morire un Ca- pitano di Spirita combattendo , e di valore $ fa ri^ jplendere per fempre la fama delle Jue genero azioni . $e in quefio luogo farà lecito il J correr e f opra le gran- denze di quejla littoria, la quale con quelle meritate lodi cbe li fi convengono » con vere e cbiariffime ra^ gioni fi può anteporre » non che paragonare alle pia famofe^ cbe dagli anticbi con eterna memoria ne* la- ro Jcritti fiano infinitamente lodate ^ ed in partito^ re a quella di Maratona tanto dagli Atented ff/<- brata » a tante da Aleflandro Magno confeguite , al- l'iofinite ^<i* Romani ottenute^ et in ultimo alla da- ta deW Bfercito Franxefe dagli Svizzeri fitto No- vara, quafi per un miracolo annoverata j perche feb- btne et minutamente s^ andrà confideranda la rotta ,

cbe

64 r f T o ft I A

€hf figuì a Miratoiii 9 fu da vahrofa ginn prati

iafa , if ifpiria mllf $oJe dilla Guerra , at^zi che l

quii tempi v* erano veri Maejtri t data ad Ajtatii

timidi JempTi , imbelli del tutto » Jenza efperieniua

e jenza cuore , vinti Compre da ogni Nazione , e no

mai vincitori non ottante il numero grande loro 1 1

i fochi t che con efft combattevano // fimile awem

ad Alcfrandro » che havendo fotta il fuo imperio 1

Efercito di valorojiffimi Soldati efercttati tanto tea

nelf arme , fotta la Oijciplina di Filippo fuo h

dra , che con gente valorofa combatti femfre » ava

do con le Città della Grecia bavuto continua Gui

ta f tutte di valorofiffimi Soldati ripiene , avvat^

del continuo nelf eferciiio dell* Arme « et a ript^ta

He gloriofe vittorie ; non fu poi gran coja % che i

inimici Afiatici alla vifta foto dell* Bfenito a tul

il mondo formidabile da lut guidato , fi /paventai

ro y e metteffero al primo incontro in vitupero/a J

ga^ et egli invitto vi^toriofo ne re^affe^ ogni voU

che rafùetto folo di si invitti Soldati riguardavate

perchè è cofa certa , che la reputazione % e la jfé\

importano affai in ogni operazione f e maffime ne

Guerra . I Romani fimilmente di/ciplinati » paziam

et animoti andavano a combattere con ficura $ e fi

ma refoluzione di Juperare , e vincere gì* inimici i

ro » et in queflo modo , e con quefia ammofa rejoi

telone 9 inveterata difcipUna^ et obbedienza contagi

tono così grandi è fegnalate vittorie ; Con auefio ut

dejimo ordine , e penfiero andavano uniti a* anima

di forzagli Svizzeri fotto Novnrra a combattere^

njfaltare 7* Efercito Franzefe / ne riportarono cti

hre e famoja vittoria . Ma in quefta battaglia , e

rio fa vittoria fatta dal Popolo di OoWt ^combattei

no li già innanzi vinti con gli Vincitori ftejfi ^ /

cbiffimi numero con gli ajfai difciplinati ^ intret

di 9 et

1

}

D I C 0 1 L tf{

r 9 n animo/i per le continue gmrrf » che in ami tempi per cagione delle maledette parti Gaelfii , e Chi- belUoa fegnivano^e perciò erano i Sanefì pieni d'ar- are per le vittorie pajfate felicijfimamente ottenute loro ; che a dire il vero , e premendo ben bene tntto quello , the di buono fi poteva eftrarre da una Terra di Colle , come allora fappiamo che ella era » a minor grandezza cbe ora non è , r perciò non popolata tome di prejente la vediamo , cbe forfè di 500. per Jone atte ad avventurarle a così pericolofa et importante imprefa » Jendo coja certa » cbe nella bat^ téglia deWAtbì% ajfas ne ri ma fero morti » / gli altri a tanta ftrage avanzati f per 6. anni contìnui raminghi ne andarono per gli altrui Poe fi , / Terre aliene , nel fual tempo forza fu pure , che alcuni per varj e di'^ verfi accidenti che najcono , e muffirne negli aiuti dati con le perfone loro agli amici comuni , molti ne perìjjero^ed altri per e j ciré di tanti travagli eften-^ ti ^ altre patrie s* elegge ffèro t e vi s* aecafijjero ^ come Jappiamo dell* altre Città , e Terre efferne partiti , e ai abitare altrove per le dette cagioni andati » aven^- ^ ^B P^^ eJPerienza veduto , / conosciuto non tro^ varJS le più crudeli , e Jhnguinofe Guerre delle Ci' vili; e però co fa chiara ^ e manifefta fi vede^ cbe di ^quella Terra non fi potè maggior numero cavare di qunnto s^ i di fopra narrato » che a glorio] a impre^ fa%e manife/lo pericolo s* efpone^e . Dicano le Storie Fiorentinésche alcuni de* Fanti loro fi moffero al ^a* toppo de* Cavalli , / gli feguirono » come che al prtmo ai fetta ha del difficile a creder fi , cbe i Fanti a pie^ ai poteffero giungere neir ifteffo tempo de* Cavalli , e tanto più ^ che non ha punto del veri fimi le , che una forte della Fanteria fi parti (fé , e fi difunìjje dagli ètri. Ma dicono bene le dette Storie ^ cbe il Capi* tono Franzefe comandò ^* Colligiani folamente ^ tome Tom. V. E fra-

66 ISTORIA

pratichi dei luoghi ^i$ ffpnti uell' Arme , che ujlijptm ro di Colle» 9 dalla banda di /òpra da un' emtnenii luogo , che Jopraf^ccva quello dove accmp^d gì* /»/• mici s' erano t di dietro gli affaltajj'ero ^ e ^be quei

(ìochi Soldatf Viotemm fuffero con i Soldati di CoU e » quando ajfalforono gì' inimici , non fanno^ al» era menzione pajjandofela Jeccamnte ^ come quelli (be molto bene fapevano^ che il Capitano Franzeje avm bifogno di forze , e di numero di Soldati per andu^ re ad ajjaltare gì' inimici , e che perciò quefia p9CM Soldatejca Fiorentina non vi fi trovò ^ il che (ia in dubbio, fu per ficurezza % et aiuto proprio condoiin Jeco . Però confiiterate quejle et altre molte cofe » fbf per brevità fi lafciano » dico i che quejla vittoria ^ t^ più glqriofa » e per conJeguen:^a la pia degna di h^ de f e di memoria eterna , che fi fia tetta , o gii mèi udita raccontare , e che forfè una tale nei Secoli av» venire non fia per fuccedere , Havendo dunque eonfi* derazione a tutte le Sopraddette goje , per la (fetta fi» gnita battaglia beniffimo fi può vedere , e manifefiéf» Piente conoscere , quanto le dette virtù della Fedi , valore , cojfanza , et obedienza fuffero anteùofie et tuh ti i commodi et intereffi particolari , poiché certa (o» fa era^ che la diftruzione del Contado per h me* ni dell* Efercìto nemico , che neir ijlejfo tempo /#• guì , et il pericolo della perdita (felle proprie mura p e della vita . e dello jJeffo honore , tutte cofe » che ili " manifefio pericolo oftano a gli inimici , (biare et a* per te /i vedevano^ col pattuir con ejfi% che volentieri gli haveriano con onorate condizioni ricevuti ^ fi fai* va vano ^ e ita tanti pericoli e danni fi liberavano» Non voipro con tuttocib ad altro penjare che a man^ tener/i in quella pulita loro ftabilità e fermezza $ f conti*iuazione di veri ^ fedeli, cojtanti , et amici v^* lorofif come nelle leghe fatte da loro bavevanu rea-'

D 1 e 0 t L 8. iy

ìlfimdminit firomeffo , il cbt Jtmpr$ ffcno , e fino V nojiri umpi s* è continnato di fan , come a /ho hogo fi maniffflerà , Dico bene , che fatnoja , e glori oji vittoria % fi attribuì Jce Hai Popolo di Colle efferh avvenuta dalla potente mano della Maeftà lòi^ vìna » come tutte /* altre ancora vengono » e da lei mandate fono , ma qnefta in particolare i Colligiani la riconofcono per i meriti particolari , et interceffìo^ ne del g/oriofiffimo Dìfcepùlo del Signore Marciale San^ tìfsimo , Avvocato e protettore delta ferra di Collo ottenuta % poiché tanto conflitto fegu) nell' iflcljo Ino^ go I dove egli fece ftupendo miracolo della lUfar- rnhne d^ Auflriclìniano datoli da S. l'iccro p^^r com^ fogno I per andare ìnfieme a predicare in Fiuència , e manifeftare la Verità Evangelica in qt^fH^f Provìncia , ed é convertir quelle Genti alia Santìfsìma tWc* di ' AT. 5, Gesà Crifto $ la qual refurrezione Jh(hìta dop* p% il ritorno di Roma^ fatta dal dt^tio Santi fimo Marziale, dove egli per la morte del Juihhtto Com- pagno s^ era trasferito^ per condolerfi con S. Tietro rfWM perdita t e morte Jopraddetta% e perciò da S. Pietro rimandato al fno viaggio , e dettoli il fuo baflo^ ne^ arrivato il Ueatifsì mo M^rzinìe al luogo dove Jia^ va il Cadavero del fuo caro C(;f/i/)/i^«o Auftricliniano fotterratOf e fattoio dìfcoprire con il detto ba/lone l9 refu/litòt doppOtCbe tanti giorni era flato fot ter* feto , e enorto . Per il quale flupendo miracolo , j CoUiginni fenza pia tejlìmonianz^e , o predicazione del* la vera Evangelica Fede ^fi convertirono ^ e fi batcz^ tnrono i et al Santo Nome detto Marziale edi fi ca- nno nello fteflo luogo , dove gran miracolo della Kifkrrezione feguì , una Cbieja , che ancora così vec- chia ^et antica tfebbene alcuna volta reflabilìta^ ^ f^^* tificata^in piedi ancora fi vede nel proprio luo/jo^ im detto Auftricliniano fu già feppellito , e re fu.

E 1 fci*

da I f T 0 R 1 A

y^/M/o éléfoi . Nilta T^vùtéi itHh fié^l Chi f fin j^r mh w H' §9$i9(hi/simQ Piit^rf . tt U miracolo atlls Rffhr^ nuhnf » 0t il Hsnf/tm0 M P^f^h Colle vi J! v#f« fptip mànìftfi^mfnft finti . fJ^ fi J^% n^ fi ha €$• gnì^ìi^nf 0Utéii0 , (^bf in /falìa i r nfll^ ifitffn Cina di iiméi , filtirn Qhìtfa . tìmfÌQ , 0 Qifftlln fi trovi (A Qhmfihimp Nomf di qafjfu Sanfo dedicata ^ jfn$iri ckf dftfa narrata di Jofra » la qnalf fino ad fra t$n irandijtima frrqntn^a d^' Popoli vf^ìni > toniinué^ minH vifiiata, f /Wan^ntata ptr /' indiét^n%f grmh il da' Sommi Pòntfpd ionttjst a antl Santo Lnwn^i €omf anfora ptr (t Qranìf $ht </rf continuo W rn^

fniffanOf €t ottfn£onOi t ftrciò tatto fntl piano ^ tèf afìai grandf^ mvt fono podni^ 0 tfrrf tolfìvaH\ a dov^^ fi trova piantata la dtttt Qbifjk % ftmpro da futi ttmpo fino a'nofiri giorni fi k thiaméto^ f M pfffintf fi chiama il Pi^no ili S, Mnv*l«le 1 f ptrtih ntll' ali f nazioni dflU l>rra » # Btni di dnto fUnp « <^ fi Jhno fattf ptr li p^ifìati t^mpl » r di prtttntf fi fim^ noxjotto altro vocabolo % 0 ti tato 1 non ^ di^^hittranOi^ f non fono fiatf altriminti dichlaratf nfi pnbhiicì ^n* innati t (bf nn pnzo di Tfrr^ ^ 0 Podtrt vtnditfo ntt Vmo di S, M«r«ìrtle SJ ptéb adnnqnf trrdfrr tt n/l fnmarr , cbt pn i mrriti f prrO di quHìo Qlorìofk Jntfmfhrf% td Avvocato di Co It? %foJ$f dal dftto P«* poh oitfnnta $) frandf% f $) famuja vittoria^ ptr nyf* gÌ9éjgnfrf olii Joprajcrittì il nnovo^ 1 1) flnptndo mì^ radialo . pn non avn voluto in modo fUnno tomfw^ t{9Vf I (hf in qufi proprio Inogo % dov^ fati Topofo fi i'iènvrvtì f fi battt^tzò > f la vtra Hvangflica Flrm prontam^^ntt abbrmiò , r rictv} . fnff^ vinto , # Wif- firuttit ,7? pn^ dirt ad occhi /noi v^fgtnti % tt in r#- jQf jna . t nfl Jiio proprio patrimonio , K qntfto ptt ora b(9fti , Li/ììando ptr brtvità altrt confidtranioni % ibi ci fi potnbbonoi addnrrt 1 # maniftfiart ftr anttn^

DlQOLtB* tfp

tìcézìom di qué9tù /* è di fopra narrato , / fcrìtto . Vanwo^ i2op. fcguì la rotta Campaldino con ia és/aztone dell Éfncito degli Aretini « 0 morte del Vejìovo GagUelmino de* Pazzi di Val d^ Arno , Vefco^^ vo di f^^il^ Ci^f^ 9 ^ Generale di quelli , Ha' Fioren- tini diffipaio t f rotto , dove a parte di tanta vittoria iifmhuon numero de' Soldati di Colle.

1} Anno i}ii. Àrri{[0 VtL Imp, Principe di Lu^ amburg popò in Italia ^ venne da Genova a Fifa» di quivi a Róma , ni fi potendo incoronare alla Cbie* fa di S. Pietro dovè ot^inarìamenle negli altri Impe^ rahri da Sommi Ponte/tei » 0 per mano de* Legati loro si fatta Ùirìmonìa era foìita f efeguirfi , /w- pediio ialV ÈJercito del ke lìuberco , e di quelli de' Fiorentini aderenti toro ^ quali tuìti per impedire que^ jia incoronazione alla Bafilica di 5. Pietro s'erano accampati è fortificati » Égli perciò a IS. Giovanni taterana per mano del Legatjo del Papa prefe ia det-^ fa Corona* ìn quefi a fpe dizione ci fu affini buon nu* mero di Èoldati di Colle , come obbligati per li con^ venzioni fatte ntlla Lega ftipulatai' anno l'itti con il detto Re Ruberto 1 r gli aderenti della parte Guel- fa 9 cbe n^ appare f Inftrumento proprio originale M publìco Archiviò di Colle ^ ficcom'e ancora fi veg* gono annotati e' nomi proprii degli uomini a pojla mandati a koma all' È/èrcito , per intendere f efito e ficceffb di quefia Guerra % come veraihente gelofi iella pubblica » t privata Jaìnte . Perche in vero quefio imperatore meffe grandìfiìmo terrore e Jpa^ vento alla parte Guelfa » poiché nel primo Juo in- irejfo in Italia cacciò di Milano i Turriani , perchè tenevano coti la Chiefa , e vi riiHeJJe i Vifconti loro . twrarii 1 et air imperio aderenti . Il detto Impera^ 'ore dopo la fua Coronazione tornato indietro per le via rf*' Arezzo, prefe net Vald^Arno» Monte

E 5 Var-

70 1 i T 0 il 1 A

i

Varchi t $ S. Giovnnni, f% condujfe per ì Monti di LancifA a S. ^^\\\, avendo l* Ejercifo Fiorentino , jp; inferiore affai a quello dell' Imperatore , preja volon* '^ tari a fuga ^ per non ricevere un danno vituperabili i f doppo il trattenimento di due /riorni Ji condujfe alh ^ CMura di Fiorcn/i , alla qual Città mvjje grandlj/i^ nto f pavento , /) per cfjere odiofiJdimo nemico , potiti* te per il ftguito che aveva di copio fo ejercito i va» lorojb , e gagliardamente aiutato dalla parte GhibeU lina , et in particolare da Pifoni , e molto fiù per* chi le Mura di Fiorcn/Ji non erano di muraglia da una parte finite ^ ni altro riparo avevano , che un fofjo ,0 peccato di legname, come il b) fogno , e la frettagli ìft» fegnh a proveder fi di tale , e Ji fatta difefa dalla ni* teffìth jommìnijlratali ; e per cofa certa Ji tiene , tbi r hnpptatore non perdeva tempo due giorni dopM la prrja S. Giovanni , é' Monte Varchi tf//'AnctUi^ come fece f Fiorenza veniva nelle fue mani ^ non punto , come vede , confapevole quante lUttorii mtli Guerre hahbia la celerità apportate , e quanto mi princìpio importi il farfi a gì' Inimici fpavcntevoti # je hetie lo fpavento e terrore de' l'iofcntini fu gran' [fimo; poiché il t*efcovo di quella Città armato con il Juo Cirro andò per tutto couj'ortando et ani* mando tutto il Popolo alla difefa della Patria ro* mune^ et egli in perjona con il detto Juo Clero fi me (fé alla dtjefa df'lla Fortn n S. Ambrogio; intan* to r lifcrcito ^febben piccolo de' Fiorentini, che nel Vnld' Arno era andato o/fervando gli andamenti dcir Imperatore ^ Jentito H pericolo della Città f ion preflezza , e ^ come fi dice , volando giunfe a tempo in Joccoijo di quello siìgotfìto Popolo , // quale da tanto aiuto inanimito f s' afficurorono tutti di maniera 9 ih pia non ebbero paura di perderfi , Onde vedendo chiaro l' Imperatore tli non potere conjèguire r in'-

tento

DI C 0 L r. V. 71

ttwtù fio » Ji rhhh 0 S. Cnrcidno « otto fnìglìé tla , Fiorente iHfigi 1 rf/ itovi pn 4iUnn tfmpo ileitf 4/uaU ibt II0Ì4 n* Morehtinii e Hi quivi partito fi a l'uggU bonfi/#r# nuovéi P^ff^^^^ ^^i V^^l /«ofo s' andò per un ^z%9 iréttimnio i dicono 1 chi egli allora rifati/sg il Poggio Imperiale . Gran cofa (erto i Ifggire ml^ li proprii Storti livnntini^ th quello tùtperuton tmit9 umuto » quill' Efiràto form$Mili , tbi bé^ Viva fuifìo tanto fpaviuto uH una Città j) grande tonti i FiorentQ » ripitna di nnunrofo popolo armigi* to^i valorofo% i cbi baviva formato un lifhdto ptr dififa propria % non Jfa temuto da ColligiAnì privi df aiuti forrftitrt , i cbi r bavevano Ji può din mila propria Caja% poi thi non e* era altra diftanza^ cbi tn pietoli miglia dalli mura di Bolle a quelle di Pog- gibonfi % Anzi Ji legge nelle detta Storie 1 tbe il Popolo ai Colie non reftava di molijtan il detto Imperatore » ' f fUo Éfirtìto I et il Jimile diilt altra parti facevano i Sanefi 1 e SftnslmlgnAne(i , il quale p^r cagione delle ditti moli/Hi datili 1 r per altri fuoi Jini ^ et itite^ nffij^anno tjij* fi partì ditto luogo , et a 4. i^Agofio in Duonconvcnto /il morji ^ da Pìlbnt nella Città loro condotto % e nel proprio Duomo di quella €on Ideali apparato 1 e pompa lo Jep peli irono. Nel me-' dejimo anno diedero i Pìrdni Sigucrla ttelta Città Uro ad Uguccione dcllft Fi^ijj^ìola nemico de' Guclii^ forti affato e valorofo Capitano 1 da che moffi et in^ fofpitti i Fiorentini i diedero per anni cinque la Si^ gnoria dello Stato e Città loro a Filippo Principe ili Taranto I e fratello del He Ruberto di Napoli^ il quali fuhito vinm in perjona al governo^ et aiuto della Città di Fiorenza

Nel tji5. Uguccione ajsedih Monte Chitina #W- fdizione de Pijlolefi^ onde #7 Principe di TuMntu/'rr foccornn detto Cajìello^ mefse inferni grandi i po^

fi 4 tenti

ISTORIA

tii$it Efitdi9 1 # €9n tfh venne fi^io 0 vifté de^^n Ntmiii I i 9mIì étntr^ é fìrii t bnont IVintitrt )l« JtéVénoJiinri 1 ètrfìvtrénM in dtit^ njtféif$ | MCtfv\j r*^ i* Efìitch9 Fiorentino fnftt pia €0fÌ9fh é^fsni M^ ^ntlh degl' Ini miti t finii tosi gli Bfit€$ì$ m$tiigi¥t^x ni I fUnmtnit nlcnnt volit ton Itggitrt ftnmmntrit^^ li pinuitni9/i I Ugttcclone 1 éitnno per dnH$ t fìùtttn \ di nwià dihgginfst . il iUt vtdnn dnU' Efinèn \ Fiorentino i/#7#^#>0 iivnf romort. tèe tfnimkn I fkggivn I # 9nejì$/i in 9tdint 1 non tonfnpfvnif tèi { tomnndnvé tbt mni^ e mnffime ntlltGntirirt^ ttminnà», tnprittiofk non fono punto lodevoli ^ t ^beè peritolojk tofì /* nndntin , qnniorn h fone non rittvono tomm^ démtnto dnl ftnno » nndò nd nfsàltHtt C inimito Bfìf tito i il tbt vednto de Ugucciont 1 fi mijst in pnntn per U ntttfìnrin bnttdglin ton tnnto vntott dt^/nni % tèt roppt r Rftrtito nemito^ nmorthè net pftintipin dtt fntto d^Armt refinfìf morto Fmnccrco figtìnntn iTUguGciono. Llonardo Aretino net ^\ Uè. dettt fne Fiorentine Storie 1 dite $be n / metterfi in fhgt^ fnrono i primi i Sanefì 1 e Colligiani toUotnti infit^ me nel finifiro Corno » mn the tii nvvenne 1 perd^ fnrono trovnti fprovvifti Se Uguccione tome ftrivt V* A retino 9 H tie nntom vien dn tntti nffermnioftht qnefto fntto rnttontnno » diloggin per non tombnttert | e pertii viene dnW RIeràto Fiorenti no /ff#ìr##e^ H n/snltnto » tome pnò flnre tbe /* ^fìéltatore fin Uguf> clone e tome pojsono efser tolti improvvifii toiorn » tbe mnitnmente vnnno ton tntto V Efertito nd nfint^ tnre gV inimiti^^e fornntnmente gli fnnno tombétte$^f et è giorno tbUro qnnndoil fntto dr vèrme s^ nttéttn % Per di fgtto in detto libro fi legge , tbe Pietro IV#« itilo del Re Ruberto ii:*# per In mnlnitin di Filippo /»• F^teth fete qnel giorno l^nfinio di Cépitnnn Generate^ et in dette Bntiéglié morje infieme eon

Carlo

DI COtLK. 71

Carlo Fi£ti i M dtttp Filippo i fk ^f io«# Ji tmié rwimm # #r^— /J| « rn/ ri^ Mi vtngono gt*imàiUi^i ^0frm qm^jU difiriint % U fngà di' Sttnefi t Colligii* ni » 9t sMn/s9 il Gimriult Pietro ^ €omf €ih pojis Ì0r€ » ^fp^fi^ ^d ambiduf q»fio grém dMn$ e mmmMmenn giitiMrt » m$n /# iki h p^fsé gindUm^ ì €9mj€9ff » ni €rtdo » ibe mtri per h dette fér^f \m dttté Stm0 Mrrstt , # di J^pré fttitie » fis mèi mefié Jiomfrtéiio fì$9no r écc%rdàft Che Pietro SnNPnmp w /ii/2# f^/j /4 cagioni » ^r <nvr tórnsndat^ pft# MH difinfVémt0ggio ^ t cm fritta e prfffezza in» mtfidtréts ( /J f M/r carivi #^^^^ pértorifiefimpre ^

rrckè U fritte i ffmfn imprudenti « i la pnftizns €itim ) s^ nndsfii ni inviftin C EJirtito mmiti » rA# mrtffiti^fnminti forjt dUogginvn , per nvir miglimr tnmndiià di timhattin in Inojo vnntafgiifi per fi ^ f Jtm/hrn e dnnmfo ùir (* Bftrcito mmui » qmfio pnè flmrt €hi t4l fifa V animo it intenzioni </ Uguccìo- ne% €Omi pratico ^ valorofi^ it afinto Cantano che egli ira$ i doli* altra banda Pietro al tutto inehirf dtUe €oJi della Guerra ^ il che fi conofie benifftmo » pniM ti fine , al quale in tutte V imprefe fi deve ri^ emmrdmn t di già jr* ira ottenuto ; poiché Monte Ca-

fumrdmn % di già jr* ira ottenuto ; poicbi tini per la partita d" Uguccione veniva daW ajsedia \ibtré$n% cbi ira la cagione di tanta mojsa% e di qnefim Guerra % e per quefio filo x* era congregato si patamia Efercito^ da <be fi verifica t cbe l^tmprefi dsUa fretta fiinte » et efeguite , fìmpre gravi ffimi errori partortfiono , i la poca efperienza in parti co* lare è una di quelle céigioni^ che molti Efirciti dal mimar numero fono fiati vinti . Da quefto dunque imcomfiderato afsalto ; poicbi i fintenza antica » cbe a Namiii cbe fuggono » fi era queSa coma t* i detta ^ ^^* SH^ > h J^Mcn il Ponte d' oro f e fi non ira

H I I T 0 R t A

N^lM i'iàmP gH «t/fi'i\ it#i^«ivii«t# MimiàptmfHte'éNt im '\

itdW t/fm l'rtiiicdco^ i/«i ^bt fit 1^ rovéti ^^ ;/^ ^

é^ti immhi , ft q^tfi^ ^ t^^mt \tftf^k'ijit vtN0m%k > i%u «OH ##0 tpfi^ %vi n I ì'h ejflhi» fi f f#»f/<^^ii# im vttjs^i^g^ejé t mmiftiU /#^«i ♦/♦#//* Ai t?ri«o/m#r#% M$ y

Ji t%mfftt^iit f^fi^mt gl'aneti^ I it!^ ^gìi m^0tNk mtf ffétUeé U t^jfi fmt I # f^nfii^it % ti étiténétt ite Pto« rentinit f(^kk>Ì mi» vi$^t /K^r il Jk$ étirt^ tk^ md , tm^s ni t(tf4 éUnné fmtiH$ imfiii4ltnetmttrtt% «è > di f^t^ ^éhft I m4 ickt it4 he9 9gHÌ it^fé ir##iwJiif# ; Jié ^ hmfflmé t^nfigiièU ^ §nìmém^nit^ •i^imm i i . pti^^tnimtHht tpgmu ; Me /#4^«y</f «r^» tt ita^ft €m^ , #i«ir#> éi/ dtfidtm /•!*# tui" mmihniftit 4' C^mfkgnii k j

j'^W / f^miféli .t f^t i ^ft^i /f (>iy w«# ^f /* étfn^

jfi I ftt^mt in étH4 Siéri4 tné^ifrlt^m^ntf fi wé^^ ,

iht nn^H p^lH 4n(t^4 nén mtH^i^^t A^gii 4ihH -,

ilérì f/(# Ciàmf^gni^ t CiànftitìNih 4 Attti Fioi^nnnli \ % vtrnmtntt éUtn f^^n fmki » t gli 4tm Uftìàn^ 4l% ^ ti^mt fi Mtt ntll4 ptnifin in firn ^ f>#%«t féitt #!•

tnnn mtn^iimt di ifntlli » iftf véhnfÀm^ntt ^r li ,

fé^'t^ tf^$H^v4nià h viii^ t fUtnll4 h^^, H i^^ttkè ,

f Muri di%t nel kggtrt jf#{/^# /#• Iikr4 tiifji^dn* ^

I) I e 0 L t 7f

Ut gifffiiziofo htnìffimo tomprindnà il verOf ptrò uoi$ vi dico éUro.

Smcefsf poi qntl ferocf nemico di Cnftruccio i #f tempo dfl q^alt i t*iurcnrini fi trovavano d,i hno* uéf parti dillo Stato ^ tt amici toro abbandonati ^ oh- df fifa! ebf utl 13)7* ^fi Altop^rcio ditdt alli dtt^ ti riorentinl una grandi (fi ma rotta , da (bt fpavtn^ fata la Città di Fìren*c ptr i contrari fnccr/ti , cba n9t0 itoppo l* altro gli avvtnntro 1 ditdtro per ditti anni la Signoria a Cnrio naca di CnUvrU . Sei medtfiwo anno ip?. 1 Fiorentini» metttre CaOruc- ciò p trovava /uMLomti ^0^1 Lodovico Bavnro Impe-^ taf ore andato ptr^coronarfi , rìprtjèro Pijloia^ onde Caftraccio di Romti in diligenza , e fconof eluto par^ tifo % tornò fnbìto indietro » et ajstdìò la detta Città di PiftolA con tanta firettezza , diligenza 1 e fatica » e con si forti ripari cosi di fnori , per non ejsere dagV inimici forzato a combattere^ 0 a levar Vafìe^ dio I tome dàlia banda della Ciftt) , accib da loro non venifie molejhto , e non poteftero quei Soldati che la difendevano con la figa falvar/i\ percb^ conofceva^ e [fàpeva beni fs imo qnrjio non mrno efperto , cbe va* lorojfb Capitano , che pnnctpalipima parte //' nn (7^. aerale deve ejsere , il fapere Jopra i laoghi mede fimi Jenna dilazione pigliare i buoni partiti , e cbe la virti d^ nn generofo Capitano tanto dìvien maggiore^ fnanto pik /' imprefe difficili Je li pre(entaiw\ per» thè qnalora il Capitano ne* gran pericoli Ji moftra valor ofo , infinita et im mortai gloria fempre ne rl^ porta Onde fu tale la virtt) , nflinazione , e prnden* na di Ctiftrucclo , con incredibile fatica accompagnata 1 the finalmente per la fame ottenne la Citta di Pi- ftolei » poicbìt P Efercito Fiorentino per s) buone ordi^ nate fortificazioni non Potè /occorrerla . Af ir furono tante le fatiche durate da Cnllruccio in ^utfiò afse*

j6 I 7 0 t I A

dUfCbi alll )• di Siifiwbn ip8. in Lucca fi mi fi 9 e Galeazzo Vifconci amicijìimo^ / compagno non filo in ^uffio a/tedio , ma noli' altri /anche , # »iont figuifi milf pafsaCf Guirn » egli amara ^ Pefcia Jegnendo ìf amico fi morì . Di Lodovico àavj ro non accade farne menzione alcuna ^ poiché noa pia agli amici t che a* nemici , e delle Guerre che guirono ira' Fiorentini e Piradi , e contro de' Li cheli t non flarb a raccontarle f acci^ la lunghe^ non apponi tedio al Ut con "* ^ ' ' "

nomarli f aceto tton. Bafta U izionif chi jic

'olaminti dti ibi in tutti quilli /pidizioni t chi /caro i t^ion tini contro a t'ifani t o Lucchefi t Jp^^^ ^^fiff » ^ cffifa loro t ci fi trovarono in bumnumiro i Soli di Colle dalla Comunità loro Jimpn pagati^

V anno ijjit // primo di Novimbn li piogge ^ rono il granai f e copiofif chi Arno ruppi tufìi Mulini 9 Ponti , i Cafi , chi gli ir ano /opra » o vUt^ Mi ^fracajsb la Porca alla Croce » rovini li tn Pi 8. Trinità , Ponte Vecchio 9 9 la Carraia 9 ^ /# rompiva 900. braccia di muravirfo il Prato a SmA , fbmmirgiva mizza la Città di Fireow# non gli ifando rifiati Molinif i pircib non P^é .^^ avir fanne 9 ad ogni modo ùir la farhe quafi fnHf* tarlano mancati . Saùuto qui fio gran bijogno da^ (M^- ligiani f # notti finza firmare 0 quntar mal fi^fi minifirarono , # mudarono con tanta diliginza 9 àffi^ ziom 9 follici tudim * # prefiezza ci gran numero Parine 9 chi finza dubbiò alcuno camparono la vi alla mota di quilll abitatori / li commi ffioni , # li i^, mandaminti ijpnffi » chi ad altro non $* attindijfi^ ibi a foccornn , it a Jowinln di Vettovaglii la cM» di Firenze in quifio grandi i urginti bifofwià apparifcano ancora mi publici Libri deirArchcvto é éoUe » ovi fi viggono annotati gli uomini fi l^ f^ fili dil contado ^ comi della Ttrra atti a qmfio bif

gno

pi e O t t 77

ìer imèinrrt fuitt \i farìm^ cbe di i wtH t§tm

ei Mulini 9 dei quah n^ Jòno i Colligiani tanto ? f potevano ton dUiginzà / preftezzét dei ionii^ p#i* téd tonto pia del foUto ufata macinare // if fatto da auel Popolo tanto prontamente » 0 ftieri , come per loro fteffi baveJPtro avnto bU

di provvederci il vitto , percbi Japevano molto , cbe i* amicizia vuol ejfer perpetua , quanto ##* ' felici , quanto né* contrar] , altrimenti non è zta , OT(^ utilità propria . A tal cbe fi vede cbia* he i CoHigianf per gli amici furono Jempre bua*

pronti a giovare , neW occa/iont di Guerre ^ mdo il Jangne allora » e le f acuità proprie , co^ f* Ifi fogni » cbe ne* tempi di Pace fogliono occor^ ff avvenire.

Ile fiufrre^ cbe feguirono gli anni i)]tf. i337« Roreqrinì e Veneziani collegati injiema contro aitino 4ellt( Scala Signor di Verona, vi fu # in auefta pericolofa guerra copiojb numero di ti Colligiani ne veggono nei publici Libri adizioni , e gli fpeffi mandati a pofta in Lom^^ r per intendere e Jhpere come $ fatti , # pro'*

della Guerra paffavano

$ i}^it f Fifa ni ajjediarono Lucca» compra e f dai JFiprent}ni , e /* ottennero per fame » i quali titini la don^rqtfo al Re Ruberto di Napoli» ro ancora i Fiorentini la Signoria con il con- f faputa del Re Ruberto, ^ Gualtieri Conte di la « chiamato il Duca (TAtene , // quale con aftu^^ f con V aiuto di molti Nobili Fiorentini ma/e ì f e peggio fati sfatti del Governo Popolare , y> ce affòluto Signore e Tiranno , bavendo cacciato fnoria di Palazzo , et ujando troppo imperiofa^ f e tirannicamente P autorità fua » facendo in^

gì»''

I

78 I i T O H 1 A

ufi amenti monti tuffi qui Ili giudicati da luì attlMs^ pir valori » Jiguito , # merito ad impidirlo t e coim trapporji al govirno Juo tirannico^ it ingiujio. OniSp molti congiure (ima chi /* una fapeffe dell' altra & gli furono ordinati contro , it in particolari, dinr Agnolo Acciaioli Vefcovo di Firenze » che era la piw' potente dell' altre . / Colligiani comi fedeli et amore^i^ voli chi erano ^ pronti di mano , e coraggioji ^ da dittt congiunti furono chiamati in aiuto ^ i ^uali pronta^ minti andorono , i volentieri ad efporji ad un ianti^ pericolo } ma Jiopertofi in un tratto dal Tiranno $ìpi^ ricolo congture , sbigottito ebbe di grazia di campat \ìì la vita t et andarfem con celirità grandi al fuo Paiji% i( chi fu l* anno 1343. jt.

I^ill'anno 1348, per vanìffimo Jofpitto i Fioren^^i tini mandorono /' EJercito a Colle sfotto ùntijio dit^ i la quiiti e paa di quella Tirra ^ e perciò dijffero di ij voler mettere una guardia di Soldati entro a queltt n Mura , il che fu loro prontamente e fubitamente coOf \\ ceffo f f apendo di non aver fatto mai ni penjato cofa^, \ che haveffe potuto dar ombra a* Fiorentini di mutata l volontà ìorOf et affezione verfo la Città di Fiorenza t fi onde confidati ne"^ propr'j meriti per li pajfati fervi%\ V fatti , in tutti /' occajioni chi erana per li tempi a/^ '•. dietro nate , et occorje , per non hnver mai tanta 9 \ lunga fede in alcun tempo mutata macchiatagli prontamente gli diedero quanto fu da loro coma^f \ Hnto . Ma la Guardia fu /* affoluio dominio , ifigno* \ ria , chi doppo bnvi timpo imperiofamente eferclta*^ ,1 rono f e fino aquefto 1 Colli(;iflni,i?0//i^ amici ^ e con* v federati jeguirono la volontà de' Fiorentini 1 ma per j, /' innanzi obbedirono fedelmente , però come foggetti i \^ il che fi vide prefio , poiché nelle Guerre che Juccef* \ fero gli anni 1351, 135:. tra /•Arcivefcovo di Mi* I, tanoi et i Fiorentini» / Soldati di Colle/ portare^ \

no

4

^

DICOLLK. 79

M C09 la me Je fi ma fede » lealtà , e valore ^ che bave'- VM9 femore per il pa/fafo fatto . .

Seguirono dipoi maggiori , e pm affai pericolofi Guerre tra Galeazzo Duca Milano detto //Conte tti Virtù I fino air anno 140}. tbe egli morfe^ dove tempre fyrono i Soldati di Colle » £ percbi Gabbri- ilio Maria Vifconte Figlio naturale di detto Duca fu laf^tato Signore di Pila » et i Pifani ribellati^ nejla l^Qriemza l' affediaroao , onde conojcendo egli di non (f ppter difendere^ a^ Fiorentini la vendi ^ i quali Hn ofiante C affedio de' Pifani , bebbero il poffejfo del» ìs Fortezza , net quale poco tempo durarono > percb^ ìreiti et ajpdiati da detti Pifani, per fame gliela ^efero Da che /degnati $ Fiorentini 1 gli mojfero •»«f^ et oftinat a guerra ^ di tal forte ^ (be agli 8. ^ ^iobre !4o($. fy per accordo f dalla fame vinta la Zitta di Fifa attenuta da loro , nelle quali guerre fi pprtarpno bene gli btéomini , e Soldati di Colle 1 juelli fomminiftrando Jempre Vettovaglie per mante* nimentQ dell* EJercito , quejii con il valore , e con la ^ede folita loro % (be ne fuerifarono lode » et bonore mpeme

V anno 1419. \ Fiorentini moffero guerra allaCit* f4 di Lucca , la quale Jtava in protezione di Filippo Maria Vifconti Duca di Milano, che in aiuto e di- fi/i loro mandò Niccolò Piccinino /uo Generale , // fuale, roppe /' E/ercìto Fiorentino , a parte del qual iaftuQ furono i Soldati di Colle ^

L* anno 1440, ^i.rf Anghiari fu rotto dalT Efercito Fiorentino r^i(;col6 Piccinino 1 Generale del Jopraddet* to Duca.

Vanno 1447, Alfonfo d' Aragona doppo V acquìfto fratto da lui del Rfgno di Napoli , venne in perjona f* danni de" Fiorentini, arrivò a Montepulciano, tipoi fi condujfe nel Contado di Volterra pre/e Ri-

paimar-

9o I S T O H I A

Samtrrancl» # CaftigUone dellt Percaitii ibt th^ t ^tha Jk$ Fiorentini /Vroi»« ènti htfH

Vémnp 1451. Ferrtnte d^Arigont Figlh M /k pitéuléUii$ Alfbnfo » # Rf Napoli 1 w«»# MCtr* ig^^ $9fùirfons éi' itiiiiwj ifo^ V entini» frrA Foanoi f^ Torre di Vtdt» quat , ire périh9 dà' Fiorentini. / réUfmfiàrono. tn tnm U fìprHidmt JftdÌ9Ì¥KÌi\ §fì 4ltn ntfuprpjfimtt.fw t BJènin Fiorenti^ jj no vi fwM9 fì^p^ i^ i^^^ Mmtr% Sotdéti ét\ Colle » isvuii conte s' i életio é»^ Fiorentini in hm^ ^ M twfiJkrMi^w % ti ftr roec^ì#M dn /ere ^ ## ^ invf€€bi0i0 ftit ^ €9mt ptr ti vahrt^ e bMim ìhU^ ,

Me ptr non tjjkr /ee/e 1 raccontéur ftr 0ffmt$% l 0 minutémentt i p0f}ati fkcafft » vtrrtm^ é éimm§^ rt » e mémfiftart cofi di p ì ìmp^rHnM > léJHmé% ^ qnrtlt €bt é péttr^9i$t di qmfts^ abf épprtjfkfi tm^ \ iOHNrà » 0t mto fèiv9lf e dib$li MpérirénM » itf ce ; detlà perli^pfé Qmrrà » €bi fk m^J/k con/re é^ Pio« i rentini t émèo 1479» de l è Sifto IVt Ferrtntt i Kt di Népùti i # dal" Sai i con trt poiintiffimi BJti^ \ citi bi^ftnnti nd nffnltnn t figgi Vdrt P ttniia hUH^ \ eae ibe pnrit dtffa l}fèan4, gnimi gli Bffr$ìii^ eie i importava 4ffì$i » dnlii pia ij^trti ^ fumo/i » # v^¥t^ CépìtMÌ di futi ttmpi I Jtndo per Cbitfn Ge»/e> hnitr Oenemlf Federigo Duca d* Urbino tnntù nH^ ii Scritturi pngintoi t iodato Capitano » 1 1 £/htl#e ' Napolitano gnidato da Alfonfo Duca di Calavria Km ; gHo dil Rt Ferrante di Napoli ef^rtiffimo Capitati^ j di ghtrra . ti primo tnogo affiatato da loro fn , Terra di Colle » gli babitatori della quale fi ri/ohe^ rono di refiftere a tanta fkria ^ et a Potenti mmi^ €i ^ptr mantener fi in quella vera » e ft abilita opitUmUi if ejfer non Jolamente fedeli 1 ma tofianti e valorofi

injie*

DI COLLI 8l

hèfieme^ non oftànte che vtdejfero la certa i manift* fa rovina dover fnhìto dette cofe loro feguire , potchi tutto il Contado, e le Ville ^ e Cajlwirnti , tigne ^ et Alberi , di the era copiojo tutto quel Parfì , farcl)^ bt dagC Inimici defirutto , arjo , e rovinato affatto , tome per appunto e interaineùte avvenne , #/«•//./ qua] definizione e rovina ancorane fentanoil danno ì pre-*

abbaffate per cagione della detta guerm , e dc^ d*:nni , tbe per elione di effa Jeguìrono . Ma perche (apeva^ no i Colligiani motto Itene , che agli hnominì militari tm Heligìone t devozione t e l'effer timorato Dio^ étttefie vìrtà i furza , e valore , e che la Religione «t* Soldati Jgoweuta gf inimici , e che felici fono quei Soldati f che in ogni cccafione ricorrono a /)/a, però fi voltarono Jnbito a porgere caUUlJìmi preghi a S% ©• Af. con quella maggiQre hnmiltà e devozione^ tbe per co/a di tanta importanza Ji richiedeva che fatejìero » nmiliandofi di tutto cuore avanti al pre^ niefilRmo Sangue di Nojlro Signor (ìesà Crifto ^ che /parjo fi vede jfopra uno di quei ( Jiiodi , che in CVo- te tennero confitto il Salvatore del Mondo , così vivo , tome appena di prtpnte vi fofse rinhìjto » et il ferro tosi Incido doppò tante centinaia d* anni che è in efsere ^ e fenza macchia alcuna di rugt^ine ^ come fi pur 09^ fofse battuto e fabbricato^ e fi raccaman* dàrono ancora con. calde et affcttuofe Orazioni alti Beati loro Tutelari Alberto e Ploro i chi* niella (.'./r- tedretle Ghie fa loro i Corpi di detti Beati ripoj.tno , illnflri di molti miracoli ^ come nella l^ìra del i'^rro Sesto Alberto, che morje poco prima la Ci'fiverfivne di S. Franccfco» di Latina che allora fu fitta, et Tom. r. V in

SX ISTORIA

Ì9 lingua Ti»fia»ii ulti moment ^ tradotta a benefiziti MuiverfaU dal iMolto Hevereado Abbate Dd» Silvano de* Razii CamaìdùUfe ^ et iu eomp,ij;nh di t09t^ al^ ere al Monda munipftate da lui de' Beati Tìtjiaw , fi può meglio e ìì kl. ir ii mente da cijfibednno vedere ^ Del quale affatto più e religiofa de' Colligiani Je ne vede avanti la Cappella , dùve ion grandi ffima venera^ zione et il detto Chiodo » et il Corpo del B. Alberto % e poco àpprejso quello del Beato Vieno fianno Jèf piti ^ il voto anfora iìit^ro tutta la Terra di Colle « rap^ prefentato ion le Ter ri principali » C^ìje , e Mnrs fatte del proprio , acciò élai pofteri s* imparafse ne" bifigni publici , e particolari infieme a ricorrere , et ad ba^ vere la principale e ficnra fperanza pìd negli aiati Divini^ che negli bumani , AJoffì adunque dalla fede ^ che bavevano del t aiuto Divino ^ fecero buona reMm^ zione; e perciò ordinatamence fi wìfero alla aifefa delle cofe loro , e con tanta oftinazione e valore , pee 54. giorni qJI. irono agV Initnicì % e con tante Joriite ogni giorno gli malejtarono , et inquietarono , ebe be^ tnojlrarono il valore^ e generojità degli animi /ord, vvn ojlante , che nel princìpio vedefsero la f^arte da bafso perfa , e poco doppo prefa dagi^ Inimici et ab-^ bruciata la parte di fopra detta \\ Borjjo , //i cbe ana^ ra inquefti nojtri giorni ne veggono i Jegni manifefii per le rovine dei Cafamenti arfi allora^ et antera non rifatti . Ma la terza p(irte nel tnezzo pofia delle due nominate fi tenne forte ^ e valore fàmente Jt difefe% Jìno a tanto che vi fu da vivere » e mancato quefie « et ai Fioroiuini fattolo fapere , quali non bavende efercito glande^ che potefse con gl^ Inimici Jlare a fronte , // contentarono , che con gV Inimici x* aceor-* dajjero cowe ffcero , et al Duca di Calavria fi diede* ro , quale non voi che gì* altri Compagni di tale acqnijio participaffero , del qual luogo per 14. tnefi

ne

DI C O t L t. 8)

ne fu ajfoluto Signore . Ma doppo quel tempo feguU ta la pace fra il Re di Napoli , et i Fiorentini , rV/?/- tnì Colle agli antichi Juoi Signori et il detto Al- fonfo bebbe a dire, che i Rrgnivvli fuoi ^a/falle fnffero fiati tutti così vaioroji, fedeli ^ et obbedì tnti , come trovò i Colligi^ini nella guerra mofpi loro ^ come quando gli fignoreggiò , che gli Pina bajtMo r animo d* rmpadronirfi di tutto il Mondo, e per fua perpetua gloria e memoria y fece in Cartel ilell Uovo per mano d'Eccellente Pittore ^ e r acqui Ih ^ et il fuc- ceffo di quefla Guerra dipinr^ere ^ et i (^)lli«i;irì«ìi fe- cero il mcdcfiwoy dove nella Sala del Con figlio loro in una gran Tavola fi vede beni (/imo dipinto il fuc- ceffo di quefla Guerra ^ con accennare alcunt* Fazioni e fortite , che vi fi fecero . // trattenimento di quefli Éfirciti , che fu fatto dai Collimani intorno alle Mu- ra loro per lo fpazio e tempo di $4 giorni di fopra accennati ^ fu cagione della falute di l'ircn/o , poiché dette agio, e tempo all' armata Turche fca d* arriiuire opportunamente net Regno dt N:ii)oli per foccorfo dei Fiorentini , dove giunta prefe Otranto con facilità grandifftma , dal che Alfonlo venne sforzato , e nvcefji* tato a partir fi di Tofcana con le fise genti per fòccor» vere le cofe fue proprie ^ per cagione rifila qual divi-^ fiffne f e dìverjione dtgli Hferciti nemici , potè quello dei Fiorentini, che in S. Calciano, oziofajmnte dimo» rava ^ajpettando quivi d' intendere i progrefft degl'Ini-^ ntìci t faltare in Campagna , e venire alla dif^efa delle cafe fue , et impedire che altri danni contro di loro non fcguiffcro . Onde pareggiate le forze , e firacchiji gli uni come gli altri ^ s^ ejlinfe quello pericolo/o in* cendio y e doppo il corfo di nteji 14, come s^ e detto ^ fatta con tutti pace univerfale ^ Colle /// rejlitnica ai FìOVQììXinìf- gratificati da Allbnfo di potere qua! inique Colligiano I c/;^ q Napoli volejje andare per habitavxi ^

F 2 certo

84 ISTORIA

arto offizìo , come originario di quella Città , efii^^ citare, e diede ancora loro alcuna diminuzione di Gm" belle » (e da detti CuUigiaiù mercanzie vi fuffero com^ dotte 9 e pereto alcune Famiglie vi andarono * et ém^ (ora i fuccelJori vt bahitano ^ et a B.iri alcune altre vi fono accajrttf , potibè di quella Città ancora fono (lati fatti Cittadti;t , et acaò più manifcjUmrnte Ji vegga

? guanto fnjjr d affezione ^ che portò dipoi il D»ca AU bnfo alla Terra di Colle»// contentò , ihe per motti annia.cuni de' fuot Trombetti da Napoli proprio ve^ nijjero ad honorare la te/la del lìeato Alberto /ori Protettore^ che aili 17. dWgoJh con folennità Ji ce^ lebra con numero grantfe di pioni , et inflrumtwti muficaii % che da vicini luoghi tn buon nutnero vi C9m^ conot:o,il ihe nei libri publici appari/ce per le grof^ Je mance date , per gratificare al He Alfonfo , olii dtt* ti jiioi TroiKoati Ma con tutto qucjlo i danni gran^ di pariti dai v ullijjiani , furono ii^ ejìremo ecceffi-» vi , fendo re fiate le terre fenza (ementa , oltre alCw^ t^do del turco guiifto t et abbruciato come s^ è dett$^ aH'jndo't.ire ^ anzi perfc /' tnàujirie tutte ^ che per gr;:i; reu:fo dippo non fi poterono efercìtare ^cowu pri^ tua fi f die va . // perjè la Jlampa , che felice inente vi 5^ era iiiaimfaituta con grandi(/in:a comodità delti Stami atori » /•. r la copia granjc degli Edifizj dtt Catta che li erano , et hcra vi jono in maggior Mar* mero che mat , et in famma tutte le faccende che ag* j gr.ì ui'fcono ^ et ougumentano di beni ^ e d' buomtni ' le Ir» re , e le dtt^ ft fii^^girono , per dir così , datti Viura fH Colie onde mai pii da quel tempo np pot fi fi.no in quella terra potute rimettere , e: efetr cita, r . /..a ca^rjlia che alle guerre fempre fncce* de, per :;:i:lrt .ìnuì grand. ffiwa, /icìb^ da eftrems povfità ciitjJ^ednno ft vide affalfto . Panno frnza duh^ bio inejiimabile , fenza rimedio , fenza fperanza ^ ehi

DI G 0 L L R. 8;

0> tiìlorà t ni poi per molto tempo qualche riftoro in minima parte potejfe quelli babitatori da gravi danni rijlorare , ni la memoria di effì eftingucre , o dif cacciare. Leggendo le paffate gloriofe imprefe ^ e 1^ opere virtuale dagli antichi Popoli fatte et tfercì» tafe^ pare , m beniffìmo jtaiite le co di /opra con verità narrate^ fi poffino gli Antenati di Cotte con quelli della Città di Platea in tutto e per tutto pa* ragonare^ atte fochi quefli Colonia de' Tcbam pofli nel Paefe della Beozia , nel tempo , che Xerfe moffa fi ajpra , e pericoloja guerra a tutta la Grecia , jolo i Tebani tennero jeco^ ma gli huQvtini di IMacea tutto che loro Colonia fuffero , non voi fero dagli altri Greci partìrfi , anzi con efjì uniti andarono contro a* MedL e nel Paeje e Territorio loro (egnì hrJtaglìa , a conflitto così grande , nel quale i Mcdj furono del tutto diffipatì e rotti , e Mardcnio laljato da Xerfe loro Generale vi reflò morto. Poppo le fegnite cofe^ vedendo i Plnteefi /' odio de* Tcbani contro di loro concepii to , per notigli e (fere fiati obbedienti come I* al^ tre Colonie erano folite di fare , viandarono Amba^ JiiaPori agli Sparcani , /applicandoli , che in proiezio- ne gli riceveffVro , e da Tebani diventati loro nemici per le cofe da loro , et a favore et in aiuto de^li al* tri Greci fatte , perfeguitati e minacciati , fa loro dalli Spartani rifpofio , che fendo lontani da elfi non potevano difenderli^ ma che andaffero agli AttMiicli loro vicini e potenti , e perciò atti a farli riguardare / etccettorono qitefii il configlio , et efpvfio il bifogno e defiderio loro ^ furono dagli Atemcii volentieri in pro^» tezione ricevuti , Ma feguita poco doppo la lega di tutta la Grecia contro alla Città d'Atene, et i Te- bani principali infiìgatori e/Ja, e nemici panico* lari degli Atenicfi per cagione della dift^fi che pre^ fero de" Placecfi , fu perciò prima h Città Plìtca

f 3 flJaU

$6 I s T o n I A

pNmé a Itifli^ìr Cmnhiùn (ki^li Aicnicll , tt /itvo-

Jhr/icun gii altri (ireci a' thtmf di tljti.aò far non

vtfljht» , 9èttfì 0jlaut^ il p^ricuh manifi^jh % ii>^ vftff-^

V(tnu apptrlfttiph s) ìillf^ vtttt , tt alea (its fazione dfllé

Cntà /orw . fi^ aUkOHlriitiram mai di laJUan? in tau^

H In/tìntiti (facili amici , chi^ nt* loro importanti ^ tt

nrfntf) p^ri^uli gli b^ìv^vano valorofamcnti difiji »

tt a /jài't tarane la rovim dtlla Città hro^ la ^uaU

fa lìti fatto ^nafia >i» d^Jolata , e gli habitàtori dt cjja

pir L) maggior p^ivtt^ morti , ditfioflraad^ per fjaejia

a^iofh^ f/ìi<*lla ffratìtihtin^' , r* «\>//,vw.,/, ./«^«A'i e valore

pofhe rt»/.V (patito da tn) 'Popi io ^ *• da una fola Cit^

r(/\'tìiiji'/i i:otìn'o a s) vamrr^/i e valorojt nemia ^

é'Ofn:^ ,'y,rfiì ailorj i Soldati (i»cci , faorch^ dagli

haorfè^m di (lolita imiiarni in tutto e per tatto della

virti) di ) fom , fuMi » e \\thr<ili Ciffadiai , poiitb^

aucorj ttlì co»ìlh*in(/iifhif'*irftre , ,td iitii:,:ziuiif^ de* PU«

twC\ » ti^hiiìto poterono mai lurilweiìt.-- }i difejèro , t

(on,^t'*ii,tro*io lenta perdei (i tl^iunìit^ ^ e dolerfi ^ ni

mnt,9re in parte al(ona tiobil peiìjiiuo , per lm\4r

ben prrifo xvdnto ardere e rovituire $ dnoi terzi deh

Ai/V;;'i^i, e iafr loro ^ con iiiirho Jewpie ^ {'h^ ai iv*

Jfaiìt>' /w.vi'v/^i/.*/*' » *^^ era l^ nU($ua tkiJoUuit^ne rf*

•f*.v loro ffn^ma ti f pettata piont^UNettt' da efjì ^ pie

f*y//ci ihe maieire delh prom.^lju^ e djta fedt <i

♦/»' <•// comandava .ConfiJi^rttiy^i.itJfiq^ie le pst/Jare pre^

Jhnts* i\ie X fi eonoli'eriì d*hn,}fHet:e^ poterfì r^^^in^

Jta^'r il pjnii^one di fì^pr^ì da me ///^^^•#r♦*/» , e i* éiné

t /* ahr,i Citte eon meritéiee lodi a tutto il Al<»jt^«

manih'jt.trf^ ^ poicbi^ /oh ♦? virtaafi ope$\ire .i\(erat4^

roiio , pOìf>^ito x\^t4* ìnterelJe particolare s) di fholtàp

rf*/>ivtvY / «/.*//,! %'tta tfejfj^

S\^h) I\nit9^ 140 ^ h pjiìUta in Italia «//Ciarlo ìie di l>aakU al k.n.jjijh dd Regno di Napoli »

iOH

DI C O L L R. 87

tQn la quale oc<afione Pifa y?^ ribello da Fiorentini , n tal che per ricuperarla ci Jt covjurndrouo in tnolti , e mole* anni^ che durò pcricolofa guerra t infinito /angue > e teforo dai Fiorentini , come dai Judditi loro f bavendo fevtpre in detto tempo cjpofte le per* Jone è f acuità in quefto Jer vizio *

Vanno poi 1512. feguì la mifer abile ftra^e ^ e rovina delfacco di Prato, //ov^* morirono 77. di 200. andati di Colle alla difeja di quelle mura , et altri aj* fai vi reftarono feriti , arme più pronte Ji fcoper^- fero alla dìfefa di Prato, che dei Colligiani i // che apparifce % che dcgC altri Soldati difenjori di detta Terra in numero di due mila , non ne furono appena tanti morti di tutti gli altri , quanti de^ Soldati di Colle i' è fritto Onde perciò quei Padri , Madri , Mogli ^ e Figli i che havevano le vi fere ^ e /angue loro in quella difeja ^ poiché la fama ì} fcmpre mag- giore della coft Jlefjaf perciò fu nel primo avvi/o rapportato ejjer quel prrjidio JLito daj;lt inimici tut- to a pezzi tagliato , onde con gridi , e /Irida accom- pagnavano il doloro/o pianto de' Prntcfi .

Ata per dar fine a qurjlo breve racconto » degna co- fa t e di molta couji derazione /in-iì per chiarezza di guanto s^ è propojlo di narrare ^ quello che nella guer- ra di Fiorenza Iranno 1529» /'/T'/J . Nel principio del quale ajfedio i Fiorentini volfcro entro le mina toro , come fedeli e valoroji che fapcvinio ejjerc rr/i huomini ^ e Soldati di Colle, da ch^ ^^(^ fguì che non ejfendo in quella Terra difenfuri propri i >e degli Jlr^- nieri dai Fiorentini non provvi/li , perchè troppo //>•- geva il hifogno della Patria loro ^ et a tttntì luoghi non ji poteva appena penfare , non che provvedere , bifognò che gì* huomini che allora governavano quel- la Terra i s* arrende/Jero ai Nemici comuni . Conttitto- ciò ni i Fiorentini hebbero a fo/petto i Soldati Col-

F 4 ligia-

88 ISTORIA

ligitinif chi dentro la lov Città dìfendifvano quelle Murn^ tna come fempre ne fìdtironoy e dall^ al-^ tra banda i detti Soldati fino ali* ultima ora fletterò fedelmente coftanti nella difefa di quella Città ^ di^ jpoJHfflmi femore a mettere la' vita loro per la Jaluti dei liorcncinii / quali nel medejimo grado di Signo^ ri tenevano come prima ^ non ojlante la rejh della Pa^ tria loro ; e con quefto efempìo quaji a* nojìri /ir guito , poichi ci fono ancora fopravviventi di quelli » che a tali accidenti fi ritrovarono , mi piace di dar fine a quefto breve % ma con dilìgente cura e vera ft^ de Raccolto dalle pnhlicbe Snnùe hiortntine , e Scrìt'- funi puhliche , che tali co raccontano , dagl* antena^ ti fino all'età paffata della l'erra di Colle fono fta^ te virtuofamente e virilmente operate .

La /erra di (lolle nel me;g,zo della Tofana Jitna* ta i ^ pop a a mi/flta dieci verfo Levante alla Città di Sieua ^vicina a liorcn/a ver Settentrione a miglia 24* e tra Ponente e Settrnfrione ha la grojffa Terre 0 di S. (limiunnno a mi}(lia cinque; verfo Ponenti poi lontana dodici mi^^lia alla Città di Voltcrrn , # per la diritta flrada, che va a VknxDttì confina con le Terra di Pojrgibond » c7r /f// h tre mi tri fa difiantt .

/;• piantata la detta terra /opra la cima rf* un Colle circondato da I \illi inaccef/lbili » e profonde ^ # dal Jito dov* ^ pojìa viene a trarne il uome di CoUe » Jehhe$ie anticamente Vicicciano era denominata.

// tempo della fua fondazione d.fficfli(/ìma cofh è il poterlo trovare % t fajpere per tati ione delle pnbiickt Scritture da Incendiò fortuito , 0 come altri per tra^ dizione affermano , da odio cagionato dalle maledette parzialità % che in quei tempi regnavano , arfe del tut» to , et abbruciate rejlarono Ma gli firn menti per mano di fuhlici Notari Jìipnlati , che nelle uff di ' particulart illefi ancora fi con f ivano , maggior di grttm

lungé

DI Ci 0 t L K 8f

ltti$fM% cbt éihMÌ Scrittori non gli bttnno Hata fué Mtttbità dimoftrano, come apprefjo piò chiaramente fi dimoftrerà . // graf$ numero delle Torri da partii- (otéri perfine fabbricate^ e le pubbliche appreffo che vi forno I fuaji tutte per fuggire , e vietare /* immi^ nemee mina « cbe per la vecchiezza loro minacciavano » fiate sbajfate » dimojtrano r antichità di detto luogo ; ta ftrntinra della muraglia i cbe per fortezna e fi^ im^tà del luogo circonda la detta Terra % quale è Ì/- fognato pia volte rinforzarla e fortificarla , come di prtfente Ji vede benifsimo , et in più e diverji Ino* gbi appare i danno chiaro e certo indizio della fua detta antichità . Ma Jopraf^giunte le perni ziofe e dia^^ iolicbe parti de^ Gaem e Ghibellini* emendo detta Terra di Colle pofta nel mezzo delle Città e Terre fipraaominate ^ tutte in f teme unite contea la parte Guelfa I t perciò nimiciffime de' Fiorentini , et ade- renti loro » tra quali era il Popolo di Colle » e per^ ciò amatijjimo di qtiella Città , per effere (lato ftmpre oftacolo contro a* aceti Vicini , et impedimento gran-^ de a difturbarli tutti i loro affalti , e sforzi che del tonti nuo andavano macchinando , e mettendo per qua 9$^ to potevano in opera et efecuzione , // che a^ detti Colligiani riufcì quafi fempre il di(lurh,irli /* impre^» cbe tentavano , mediante la Fortezza del Jiro , tome per il valore delle Per font firfse > del quale era- mo grandemente dotate , a tal che non oftante tante molejfie , e continui alfalti , loro non venne mai fatto di levarli dalla devozione della Santa Sede Apoftoli^ cs% t dalla parte alla quale s'erano primieramente applicati e volti , fpendendo per quella , e fpargendo fempre le facoltà , e fangue loro per /' Ffaftazione e grandezza de* Sommi Pontefici ^ e della Romana Chie^ fa . Ma Conofcendo pure , che a lungo andare , e dop* fo qualche tempo non /i furiano potuti liberare da

90 ISTORIA

pir fi fttfii Ì4 tanti pericoli , e con U proprie f<Ktt^ dd téHti ntmuì di fendere ^ fépendo ejsi hiùfsim^ €be non è prudenti^ qnciio « (he (oUmcnte antivede i ptriioh , fniM bene chi amive datolo , t# fa provve dert ^ fecero nna genero fa deliberazione^ medioiU^ la qnaìt ordinarono d' aarefiere la terra loro » e 4 m^gior numero d^ habitat ori riempirla ^ auio potej. firo meglio dagt" inimici difenderli i the t anno 1 1 7<i con Vaiato de* Fiorentini t^^i^ l'importanza dei ln% go benifsimo conofìevano^ diedero ejecnzione a qntfii loro volontaria deliberazione , ntile non meno » ci generoja e neceffaria , e condalfero entro alle propri mnra ad babitare quelli del lìorgo della Gr afeli luogo affai grande e popolato pofto nel l'iano di \ MarEìnU % vicino ad un falutiftro lìagno ^ cbt fin di vicini Popoli per iuvidia gualh^ e rovinato i Jt bm oggidì le muraglie con grande jpefa fatte vi Jt veg gono in buona parte intere^ e pèraò facilmtntt^ < frefio a btnejizio nniverfale con poca jpeja al frìm efiere fi rtdurrebbono , Doppo qnefto accrefitmen $0^ findn figuita la fimo fa rotta deWArbi^f e I lltrra di Colle in quel cònfiitto quafi che J}en ia d" buomìni » et i GhibelÙni fuorufiiti di yìg ritornati , et imf^adronitifi del Inot^o , et anm fi doppo ritornati $ Gucllì» che vivi Ji ritrova^nn^. vedendofi fochi di n a mero , e pia che mai dagt /dt mici vicini perfeguitati ^ deliberarono d'accrefiert i il numero degli babitatori^ e riceverno iu Ione cmà pagnia^e dentro alle proprie tnnra dn^eato Famgtìi parte di effe della propria Città di Lucca » e par$ di Villa Badlìca, i quali fihito a pitrte del Coverei furono prontamente , e volentieri atnmeffì » come tf^, nrigìnar] detto luogo » e qnefto fecero per ejjfif in fià numero alla di fifa delle còfe loro , ma anem nccib v^ introdncejferof ufi ^ et il modo di edificar A

car^

PI COLLE. 91

Carta 9 come felicemente efeguirono , polche ogjrl fnénco Jpazio d* un tniglio jopra un canale rf* acqua , che Hall* Ella tratto deriva ^ vi Ji co$ìtano fedhi Mu* lini » fatti per ufo di detta Carta , oltre che nel det'* t9 Canale , et in detto fpazlo de* fopraddettl Mulini t vi fono Interpojll altri edcfiz) fatti ad altr* ufo , si per macinar frumento , Gualchiere » per tinte di panni , mo/r , e fimlli co/e commode ^ et utili per gli bablta* t0ri Jieffi , come per l popoli vicini ancora . // qnal Canal d'acqua paffando per la Piazza di detta Vèr* ra » oltreché gli apporta ornamento e villa belhfsi^ ma% vi fa andare tre palmenti da macinar frumen^ to con grandi fslma commodltà degli abitatori . Ma quello che è giudicato qua/i nnpofsibile , e da tutti con fiupore fi racconta , è II nafctmento di quefto fiu^ mty poiché in manco fpazlo di un tiro di mano ancor debolifsima > vi fi trova un Mulino con tre palmenti fabbricato ali* ufo di macinare frumento y e poco lon^ tano un* altro fimlle , e poco doppo un* altro fatto modernamente ad altro ufo , tanto è grande nella fila origine quefio fiume ^ et i tale ^ che chi ha vi fio il naf cimento delT Klfa ,<? quello del Tevere ^e iP Ar- no^ affermano quello avanzare di gran lunga II prin* ciplo di quefll altri due ^er tal benefizio adunque da Lucchefì /i' Colligiani fatto ^ fu per p.uhhlica dcli^ berazione decretato , che In l* avvenire a ctafcheduno Lucchcfe , 0 di Villa Bafilica, che vcnlffe ad hahìta^ re la Terra di Colle per fianziarvl , gli fo/Je dalla Ccmmunità ftto per Cafa et orto Uberamente dona^ H . Onde il luogo fi fece gravdr , e accrebbe di tal maniera » che agli inimici fuoi vicini , che lo circon- davano^ potette refi fiere , e da loro dlfendrrfi , e quan^ io gli venne l'* occafione poterono ancora offenderli . Da f^ffio angumento hanno alcuni Scrittori prefo /' erro- re , cbe i Fiorentini /* anno 11 70. come s* è detto , da*

g% ì i T O t( t A

1

fondaminti edfficajjtro Colle , e pure h vno^ che mU^ te Cajè de* pari notar i ci fono HegC ijlrumenti infor^ no 0 feUenio anni ja ftipnian can t/njla ihiupi^ AQMtn in Caftro vrtcn , // qtiai m^rne anco a' nojh^ giorni ancora in una parte di detto luogo fi coftfefm' va f chiamandoli di prefente Caftcl vecchio , (e$W$^ mantfefto , the Je già feicento anni fono quei luogt, Caftel vecchio yif nominava . forza è pure , che l* an» tichità vi Jia maggiore , che queJU tali Scrittori n§§ la fanno ^ t ne detti /ftrumenti per validitt) di 9§^ vi ì appoflo il Jolito lafcito di foldi dica ali* Ofpifà del Santi (/imo Chiodo , che nell'i Cicccdiate è di ftnf$* re di chi lo vede quando pubbli aitneute a tuta it mojtra $ e per ciò vi corre tanto popolo , de* virìlà come de* Paesi lontani ancora , che la Ghie fa benejhifi fo non i capace di ti numero fa gente , quanta ogn M^ no a vedere maraviglio/a Reliquia vi concorre^ $ quelli che una volta V hanno vijla ^ con più ardewii voglia ritornano di nuovo a godere tanta dolcetMéj 9 contento spirituale . Z> due Abbazzle con le ChUA loro fono tanto antiche , una delle quali vicins SU§ Porte di Colfe » anticamente Tempio dedicato a MiT* te t Chieja grande , e di bella architettura $ abitgUi et ofiziata già da Monaci di S. Gio. Gualberto # l# altra un miglio e mezzo lontana dalle dette Mura S Colle f dalli ftefsi Monaci cuflodita già , et orziate § e dove oggi st con fervano iflpu menti di Infetti /jmI alla detta Chiefa dalla Conteffa M.itilrli // cfualt eo0 danno par figno della di fopra accennata maggio^ nntichtth , che gli Scrittori non hanno detto . Oltfff che la Chiefa della Canonica , detta S. Mnrrfl di Ci All' vecchio . st trova per quanto alcuni di Colle » che hétm* no in Roma gran tempo abitato , annotata in aueUt Cittì vicino a mille anni fono ^ma quello che più im^ porta a chiarire manifefio errore i fono li Botili de

Som^

D t e 0 1. L K. 9]

Snmì PMiffiki , pièrtt dtlU quelli utlh ti^ta tlt" /o-

éfìrhtt / ft M9$0(iÉtt » it ntlU La^ . i»«* ficheto i CoU ligitnì «<>« H "Rtvtttndtliimo di V KAtt:\\\^ prftfuJtif^ tt^ itPmt fìi fr^fìimo , di tlQVfr f(Jhr rtsiìjtmrt Hi fn.^Uj Ji^rr^i t Jìfj /)iu«y^i . «/imiiw/ucu/i^ si provò ^ <^^ /a C4iittiir$U M (lolle, t Ai <.V'/i*/*i ét^ffa /.i ISc* \c n KU a . ertm fit) l' una it i* ^//iv /ù/zn // //Vo/a ^/i S* S.ìlvaJcMre. fìtrMi> J^' Sommi i^uw/V/zV/ iu/tnat iun Mf/ P^pi>h M Colle «'«w^ />riv/i .*./!* f/i*//.! irtilitina Af/iy /ai»^ * 4*ff /'/«'^ O/V/i^ I r Wi'wi ii//a \. S^,U J/>0- Jhiik^ii » r /i//t A# pfi'itliatf prvffzion^ J/ U^uti Pie- tro r Paolo iwmf^ìjtiimtNtf riifvtfii * ffnza «/utrir, fottrt fjlhnr ntlh f]»iviftétfif tU Mtr) riionujituti , iklr 4té$ itftii Sommi Po fi ft' fi ci . cbt fitr i it^mpi ia AV. rff ^-I^p/Zm/'M fovfnétillh'o^ if$ /w//r f^W/^ 4'u/r ivìnt éPférrruftprro alh iHnfUixiont liidflialiicnf » ^(»//rf» iettt Botti mMÌffJttim(^Nr(^ appiirr , t «v-//.i rfi-//.! //// , fÌHiiìah ^ jtjto iti(kbi,hafO i" Jhitffuìato quirllo puf$m #f 4t /livore ili dHiit «;/»/>/«• pfrch^ il i/«v/<) Popolo di còlle «W /i-w/^o //W/#» /«i' primi :^if% r drlla "' y;#»/<* Cbirfa ^leuihfi iilU vOit iuh di Noflro Si^ Qefà Cnjto convertito ^ n^ iomnui^ito iul rrir^rfi tw- tor4 Vtjcovado ìh Inof^o étUmio di iofi^ifu^ p<*riii» il Popolo di Colle e ù fur C/»;**/^ /.trono al Potitrfiiif Jìom^^o^ f aliti Romjiia (U*if*/.9 1 i ofnr prìmojurniti Ji^ glìnoli f/J(i Ufi frno proprio ricevuti , t prrah mu il proprio Ì4ittf fli volli* per jitnprt ttfitnn* . f di qUiTfio nf,^ filino (irfonirHto chiaro U drff*' H^'Ui , U quali indirizittf propri amriitt ^ e con inluluf.* paroU i/i**j Pìfi^if" f Chirftì ./' li lirt , non // :•/ f,:crndo mrtj.-.innr i^ 41*1119* alt ni fiiocrfi . nì^ di ì^rfcwi ^ u> ì'r/tovjJi vìtiai I 0 lontiWi. C7»«c Iti Irrrtì t/ì Colle //.i /i*.i/«; //;• Af*'» ^ P'** nohiir crUhrnta^ l' /jlonc* puhl»itch<* l-to- Ttntint di (jiovanm Vìlinnii Lioiumlu Aictino , i/i-

fior

94 ISTORIA

Cora di Damafo Papa , /' Ardve flavo Antonino if Do* menico Buontnregnì nelle Croniehe loro manifefiamen^ te lo dimoftrano . Oltre che ha avuto lurifdiziont » t Signoria Hi più Cajlella , alle quali mandava Offi^ ziali de* propr'j Cittadini ad amminijtrar giuftizia %(e prefidÌQ ne* tempi pff petti di guerra , pojfedati lon gin^ fio titolo , in vieti de* pnvileg) datali Imperadori ot* tenuti fino che più non è memoria i rifpetto come s*è detto alle Scritture por a Federigo Primo. / quali Caftclli boggi fi veggeno disfatti , e rovinati nel» la guerra moffa loro I* anno 1479. come s* è raccontato ^ fehbene a uno di effi Caftelli hoggi ancora gli fi veg» gano la mai^gior parte delle muraglie in piedi , fiè» bri cale di fi r ut tur a così forte ^ e groffa , che /aria ba^ fiante alla difefa di qualfivoglia principaliffima Cit* taf di prefentè ancora ritiene qualche preeminenza ^ poiché li Priori f che per i tempi rif'^ggono ^hanno I* appellazioni delle Caufe Civili % e mlfie ^ amminiftran^ Ho giufttzia con ordini ^ e termini conformi alti loro Statuti , e Leggi Civili Onde perciò tengono un* A/* Jeffore , 0 Auditore , che fi chiama Dottore pratico » et efperto in quella profeffione . IV la detta Terra ptan^ tata da principio in fio elevato , accrefctuta poi , et hiibitara nel piano ancora per la comoHità de* traffi- chi , e mercanzie , che vi fi efercitano . Igiene da pia alti Colli ad effere da ogni parte circondata , quali daiC impeto de venti alfat la difendono , e perciò go-- de ordinariamente aria molto jalubre ^ non fendo of^ fcfa da caldi 0 freddi ftraor distar j et ecce/fi vi . Il fvo Contado gira intorno a fedici mitrila , la magfrior par^* te fruttifero , pomato d* ogni forte frut i , e de in qjantità prod tee vini eccellenti % dell* olio ragion-vai'- mente , ma non a baflanza Qnafi tutte le faille di detto Contado , che ve ne fono in quantità . h,inno la Chic fa con il Curato ^ dotate di tanta entrata ^ qu^le

pia

DI G O L L £ p{

pia $ meno , che bafta al mantenimeuto e vino loro « yifoHO Csccit^i Ptfcagioni per diletto^ come per ufi degli babìtatori^ che /'Ella» et altri minor fiumi in buona quantità producono pefce buoniffimo .

Quando anticamente la Città di Fifa fioriva , era Colle il Magazzino delle Mercanzie ^ che da quella Città da Siena /iRonia,^ di a Pi(a venivano gior^^ nalmente ttajportate , che per non toccare il Fioren^ tino t ri filetto alle gabelle che vi fi pagavano^ oltre che era piit breve ft rada % di quivi pajjavano^ e pofa* vano ancora; onde la detta Terra tu quei tempi era più florida e pia ricca affai ^ che non i fiata di^ poi ^ e ebe non i di prefente ^ eccetto che di ttumero di babitatori.

Sogliono gli buomini di Colle in quefla % e nella età paffuta effere pii dediti alli ftudj delle Lettere ^ che ad altro e/erctzio o profcffione ^Jfèbbene a^ tempi ad^ dietro erano ali* armi inclinatij/imi , e Jempre anda-- va buoniffimo numero di Soldati Jpontaneamente , e volemtieri in tutte le (pe dizioni di Guerre ^ chefifa^ cevano i ma ora dediti et inclinati come s* è detto aU le Lettere , fi fono in detta Terra veduti , et annove^ rati nel medejimo tempo più di 40. Dottori in tutte le Profeffioni 1 /// Teologia , Tìlofofia > Medicina % e Leg^ f^i » Poesia , et Umanijti affai , e di qui ì avvenuto , che nello Stato Ecclefittjlico fono flati ammeffi alla Ruota 9 et al Governo di Roma t e fatti Senatori ^ al* (uni fiati Auditori di Ruota di lìologna , di Pcrutria > Nunz] di Spagna , Vicelegati di Romagna , della Mar-^ (ùs Governatori di Perugie ^ d' Ancona p e d' infinite ^Itre Città dello Stato EcclefiajHco Altri poi Jono fidti chiamati al fervizio d'altri Principi di Parma t d'Urbino , Auditori di Ruota di Genova ^ et in altri luoghi ^ che troppo lunga % e faflìdiofa cofa il raccon-^ ferii tutti diftintamente riufcirebbc . Ne fono poi af-

ptf ISTORIA

fiii chi del continuo fervano il Principi % # Signor . loro nafnralr , nmmìniftrando giuftizia per It Città ^ Tofcanàf # per Segrctarj in Capite di Loro A A. SS^ ^ e di prefente il Mott* Illuftre e Reverendi ft. Monfig. , Fiecro Uftmbardi Vefcovo d' Arezzo » // il Molto II* | hjlre et Reverendi fs. Monfig. Ufìmbardoy^/o Fratet» lo Trimo Vefcovo di Colle $ della cui dignità fu daU ; la felicij/ima memoria del Gran Duca Ferclitundo la ^ detta Terra giudicata degna » e dalla non Meno felice Recordazione di Clemente Vili, approvata e confer* { mata » oltre che fi fa beniffimo , che dt Colle ufcì un* Ar*^ tivefcovo di Cagteri , a' tempi noftri un Vefcovo di Chiud 9 due di Terracina , et uno di Termoli

Gli habitatori di Colle vengono ad effer dotati del* la pia netta pronunzia in favellando , che fia in tut- te le Città f e Terre di Tofana , proferendola fenza affettazione » o sforzo alcuno , come da chi gli fente favellare ,f converfa con e (fi ì fiato heuìffimo notato^ avvertito , e conofauto , a tal che /* orecchie degli a/col* tanti , non fóto non ne vengano ojfefe , ma ne Jìfnto* no gnfto e piacere infieme , mamfefio indizio » che il principio et origine loro , et i loro primi habitatori non fono venuti da altre Città o Terre ^ perchè fenza dub* i bio riterriano non in tutto , almeno in qualche parte dell* antica loro pronunzia^ che dalle fapie de* toro ^ priirfogenitori haverìatio appreft et acqui fiata ^Jegno , pure dell* antichità loro di jopra narrata . Altre mot» te et Infinite ragioni fi potriano addurre , per tonfer*, I mazione di quanto habbiamo detto ^ ma per non ap*^^ portar pia lungo tedio , e perchè le ragioni fcritte di . fopva a bafianza provono quanto x' b detto . Però ver» remo a notare le Bolle di quei Pontefici di Jopra ac* ccìinate , e che diedero privilegj alle Cl/iefe dt Colla avanti gli anni 1 1 70. accih manifcfiamente apparìjcà l* errore di detti Scrittori , che in detto anno voglio*

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D I e 0 t l Ki 97

Ufi chi Colle 4A1* Fiorentini /ii//> per htinjjk hr$

Alfxùnifr IL Mfdt^Umnfit fligìiur AnM Domi'^ ni lotfi,

PéiJtMh ir. Thufius f ligi tur Ann9 mi loyp. Adjun^ eh ho€ IhttH in Capjùni OabfllH ^ Gfhfiiés II aatiéinnt Higiiur 1 1 1 8.

C^lijltès II. Onrgnndius fligiiur iiio«

Adjunt lìHfnt finf plumè0 » à* da$é &(• Hùw^Nus II. Imolfnfit flighur iiif.

ln»H0niiuì II Homnnns HìgitHr lijo.

AdJuHt littruf di AnnQ ii)). lMfÌH$ Ih B^nonitnjis eUgitur 1144.

Engenias III. Vifannt iligitut ii4S«

Adjnut lìHréc d4t Ann^ ii48« Adrinnut Illl A^giicémns iUgitnr iiJ4.

Vitbanns Uh Medioléntnfit fligitur \i%s%

Adjhnt liifMf di Annù ii&7« CUmins Uh Homnnns iligitur 11 88.

Ciiitipinns Uh Romnnus Higiinr 1191.

Ali/pindro Uh SmìJì . Ln€$9 III. Lnt€bffi.

Ki nitrì affai d$pp9 fìprnddttti ^fino n Leone X. the pfr fjfn d0pp9 gli anni ii7o« non ft arò aui n firn minzione , poicbè non Jirvono all^ iffiito jopra^ ftriiio

NelU mia Librerftì confervo U copia dogli Statati di Colli I fatti iino de' tempi ne* quali il paefe fi go. vernava a Repubblica» ma riformati e variati qual- che poco ne* tempi luccefllvl. Nei fecondo libro di «tn» la Rubrica ii.h di priviligìis DoOorum à' Sto^ lorium I e vi fi dice t Cnpiintìins nobit bant Remp. n^ram doffis vlrìs dicorari » ^ ut bomìnts faàlius ni tapiffindnt virtntis Invìtintur 1 atiqnid talibas fin* diofis virii ^ invinibnt priviligìnm tndnlgtn dnxi* llom. F. G m^^

98 ISTORIA

wui opfòrtunum i Et in primis omntt Reformaiionei quoMoaol/het illit privilegia comedenies fhjcifgmut » ir perfeftiiffl nfp^ indybitatnm robur linben volU'

La Uubr. 7j. del Llln ì, h de pena turami s bot^ thàm af^uae de ììacio Nulla per Iona poffit vel audeat turare hoccham aqutie de fonte dfe lìaeio per qunm va* dit tif/na ad fofitem Caftri Abatis , nec ipfam aquam de fonte de hdaìo per aliam vlam devolvere , vel ali» quid impedimenti praeltare ^quin aqua diilae foutii de fìncio libere ir expedi te lab atur per ionduClum , quo labitur ad fontrm Caftri Abatit ire.

La Rubr. io. del Lib. 4. è Tali* ondare di qudli^ dello Statuto di Cnftelnuovo rammetitata a c«4)É«det T, li. cioè de Pena f adenti § turpié ij inbonejta du* tentibui uxorem ad maritum . Cum ùer hominee , (g" maxime pueros (r iuvenes dìfciplìnabtlei , if indiJ£re-> fos f fiant multa illlcita ir inhonelta dutentibue uxo» rem in Colle (f eiui dtftrìltu , viaelicet proiciendo la* pides , ir fangufrt^ (f plaudendo portai 1 ^ per vioi Jerralìa faciendo ifc.

Kubr. 31. Qtfod murm Durgl Qìanfigllézti fdifi* tetur ir cofffpleatur , if de modo ir forma illum mun randl if cotaplendi . Ad defenfioném I errar Collii » ir prò fortìfiéatione ircé il feftancd è (lato iralafcii* to nella ima copia*

S^ftwe la Rubr. 14. 7)e Pena fìdentium in tripli ir fffffis Comuni f , if cavantium renam . Pro foriijl* catione murorum Terrae Collie , ir ne diffi murèrunni » provi detur quod nullus audeat vel pre fumai cavare reunm , vel terrnm in appendièiii ftve ripìi vii fofiii Comuni f circumcìrca mnroi diilae Collii ; ir quod nul* lUi drinc^pf labnret ft/ter ipfii ripis if fijiii &i» Qucrtu Stituto era nècdrarlmino in Co//^ ^perchè !• Mura Caftcllane t prlnclpalmf nt9 riguardanti Levan- te,

DI COLLI. pp

tt I Tono fonduta fopra n balze e dirupi di Tufo ,